
Oologia
Incubazione
la cova;
lo sviluppo dell’embrione.
Fattori inscindibili:
se l’uovo non è mantenuto ad un certo
livello termico non si sviluppa normalmente l’embrione e se non si sviluppa
l’embrione non è possibile una normale incubazione. Si comprende
subito che nell’incubazione è determinante la trasmissione del calore
necessario allo sviluppo.
Per incubazione s’intende il periodo di tempo
che trascorre tra la deposizione delle uova e la nascita del
nidaceo. Consiste nel ralizzare adatte condizioni
di temperatura, di umidità, di nutrimento, di eliminazione dei prodotti
di rifiuto e di “protezione meccanica” con il corpo dell’uccello.
In alcuni casi, affidando il compito a genitori adottivi; in altri, avvalendosi
dell’ausilio del calore derivato dalla fermentazione di vegetali o terra
e vegetali in putrefazione e dal sole. Lo sviluppo dell’embrione
avviene per mezzo del calore prodotto dal corpo dell’uccello. Una cura
chiamata cova, che comprende atti istintivi che si sviluppano in risposta
alla selezione naturale e che vengono incorporati geneticamente nella struttura
fondamentale della specie. (!)
(!) Von Lengerken
propone una distinzione nei confronti di queste “cure” o “attività”
:
Cure in rapporto
alla deposizione
- mettere le
uova al riparo nelle vicinanze di un luogo ove i piccoli troveranno il
cibo adatto;
- mettere le
uova al sicuro.
Cure in rapporto
all’allevamento
- provvedere
al nutrimento dei piccoli
- difesa dei
piccoli
- curare il
corpo e l’educazione dei piccoli.
E’ dovuta in gran parte ad una lenta maturazione
del sistema nervoso che diviene sensibile allo stimolo
delle uova nel nido, suscitando l’impulso
della cova, e da un ormone secreto dalla ghiandola pituitaria, la prolattina,
che inibisce l’ovulazione provocando l’incubazione. Fattori interni
(ormonali) e fattori esterni (vista della covata) che producono una concatenazione
di interrelazioni controllando la cova.
Il calore prodotto dall’uccello è dovuto
oltre che dal proprio corpo dalla irrorazione del sangue e dalla formazione
delle placche incubatrici, nella zona ventrale degli apteri
(!!), con la caduta del piumino prima della
deposizione delle uova.
(!!) Zona di pelle sprovvista di piume. Salvo eccezioni riscontrabili nei Pinguini, Casuari, Emù, Struzzi, Nandù, Kiwi, le piume degli uccelli non sono distribuite in modo uniforme ma impiantate in zone dette “pterili”, entro cui esistono spazi nudi o coperti di leggero piumino, ai quali viene datop il nome di “apterii”.
La pelle, trovandosi sotto il controllo dell’ormone
estradiolo, si inspessisce e le macchie di incubazione, riccamente vascolarizzate,
assumono il colore tipico di una infiammazione. Le macchie di incubazione
sono disposte in modo variabile e sono presenti
solo nel sesso che cova o in entrambi i sessi nelle specie
che si dividono il compito della cova.
In molti Passeriformi, Rapaci, Podicipedi e Columbiformi ne esiste una
sola; in certi Sfenisciformi, Caradriformi, due; nei Laridi,
Limicoli e Galliformi, tre.
In numerosi uccelli acquatici come anatre,
oche, pellicani, cormorani e sule sono assenti.
Nelle anatre è lo stesso uccello a
formare tali aree strappandosi il piumino e quelle piume che spuntano nel
periodo della riproduzione, che si differenziano per la maggiore lunghezza
e diverso colore, dalle prime. Cormorani, pellicani, fetonti e sule
(e tutti gli altri) con le membrane interdigitali (piedi palmati) incubano
le uova e i piccoli appena nati. I pinguini (non tutte le specie) invece
dispongono di zone superficiali particolari ricche di vasi sanguigni, sulla
parte superiore dei piedi e sul basso ventre in quelli che stanno covando.
Le penne del corpo hanno una forma singolare: sono leggermente curve con
alla base un voluminoso piumino (formato dall’iporachide). Sovrapponendosi
(in modo analogo alle tegole di un tetto) formano uno strato protettivo,
impropriamente denominato “incubatorium”, che ricade sopra le zampe.
Qui, tra le zampe e la piega cutanea,
incubano l’unico uovo che è riscaldato anche dal pannicolo adiposo
sottocutaneo.
Costituisce una eccezione il Falaropo di Wilson,
Steganopus tricolor, per il controllo ormonale del fenomeno di inversione
sessuale (scambio dei ruoli del maschio e della femmina nelle attività
di riproduzione). In questo uccello è stato accertato che
le ovaie contengono tanto testosterone di quanto non ne contengono i testicoli
produccendo prolattina solo nel maschio, per cui solo il maschio è
in grado di sviluppare gli adattamenti per la covata e di incubare.
L’evoluzione di un tale sistema di livelli
alternati di riproduzione ormonale non è ancora stata spiegata se
non con l’ipotesi che entrambi i sessi di falaropidi ancestrali si dividessero
il compito dell’incubazione e che da un certo momento si sia distaccata
una linea mutante di femmine deficienti in fatto di produzione di prolattina
che non incubavano. Ci sarebbe stata selezione negativa del piumaggio brillante
nel sesso che incubava, il maschio, per cui la femmina avrebbe conservato
un piumaggio più brillante. Ciò fa supporre che gli adattamenti
sviluppati dalla coppia in cui la femmina aveva una incubazione difettosa
si siano conservati meglio di altri.
Nella parte inferiore dell’uovo, a contatto
con la terra o con il materiale di rivestimento del nido, può esserci
una differenza notevole di calore: per questo motivo o rappresenta uno
dei motivi, l’uovo è rigirato spesso. Oltre a ricevere calore
uniforme, la rotazione delle uova impedisce all’embrione di attaccarsi
alla parte interna del guscio, favorendo la posizione delle membrane interne
che rimangono aderenti alle pareti del baricentro, sempre spostato verso
il basso, mentre l’embrione presenta il capo sempre verso l’alto.
Nella cova l’uccello mantiene entro limiti
molto precisi la temperatura di incubazione, necessaria all’uovo per svilupparsi.
In molti uccelli è di circa 34° C con una lieve variazione di
più (+) o meno (-) 1° C .
A questo proposito dati interessanti sono
stati raccolti dal Westerkov: (per esempio) il fagiano abbisogna di una
temperatura di 39,5° C ; lo scricciolo di 32° C ; il
pinguino imperatore mantiene l’uovo alla temperatura di 34° C
nonostante la temperatura esterna di - 60° C .
Una variazione di temperatura ritarda la schiusa:
lo scricciolo americano (Troglodytes aedon) ha una incubazione di 13 giorni
a 35° C; di 18 giorni ad una temperatura di 32,2° C .
Un abbassamento di temperatura all’inizio
dell’incubazione non è deleterio; le uova non sono covate ininterrottamente
(eccezioni per i pinguini, upupe, picchi e alcuni passeriformi), ma abbandonate
più volte al giorno, come si registra nelle specie in cui il compito
è solamente della femmina . Per esempio la Berta minore (Procellaria
puffinus) verifica sempre una schiusa normale nonostante abbandoni le uova
per diversi giorni. Non dovrebbe esistere correlazione tra le modalità
di incubazione, la forma del nido e la natura dell’ habitat . E’
certo solamente che le molteplici differenze siano dovute agli stimoli
difensivi contro i predatori o ad opera della selezione naturale.
Nella Beccaccia (Scolopax rusticola) si manifesta una sorta di “rigidità
da cova”: infatti, rimane accovacciata ed immobile nel nido.
Presumibilmente, l’uccello quando è immobile emana un odore appena
percettibile ed è perciò al sicuro dai nemici dotati di una
sviluppata sensibilità olfattiva .
Il fatto che i genitori, a schiusa avvenuta,
tolgano il guscio dell’uovo portandolo lontano o mangiandolo, fa pensare
ad una forma di protezione, come se, per il colore del guscio, non intendino
segnalare il sito di ubicazione della covata. Potrebbe essere interpretato,
anche, come bisogno dell’organismo di assimilare calcio dopo lo “stress”
della cova . Una forma singolare è quella del pulcino di Starna
(Perdix perdix). Appena uscito dal guscio, muovendosi in continuazione,
fa incastrare, l’una nell’altra le metà del guscio.
Tale comportamento riduce lo spargimento dei
gusci (sono deposte normalmente 15 uova) occultando meglio la superficie
di ubicazione del nido, collocato per terra fra l’erba .