COME SI SCALDANO I  PINGUINI
Come fanno i pinguini imperatore a incubare l'uovo stando a digiuno per più di due mesi, quando la temperatura scende fino a -60°C ?

Per scoprirlo, due ricercatori francesi di Strasburgo hanno applicato appositi rilevatori di temperatura alle piume di alcuni individui. La ricerca - unica nel suo genere per il momento - si è svolta alla base Dumont d’Urville nei pressi della quale ogni anno circa 2.500 coppie di pinguini imperatori si radunano per riprodursi nel cuore dell’inverno australe. Per non disperdere calore i pinguini stanno strettamente addossati gli uni agli altri in gruppi di forma concentrica, muovendosi lentamente per consentire a tutti i membri della colonia di approfittare del calduccio. I ricercatori chiamano questi gruppi “tartarughe”: si formano nelle ore notturne e si disperdono al sorgere del giorno. E' stato dimostrato che all'interno di queste compagini esiste un autentico "microclima" con temperature variabili fra + 20°C e + 37°C.
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Disaster At Sea As Global Warming Hits Seabirds
By Michael McCarthy
Environment Editor The Independent - UK
7-30-4

Hundreds of thousands of Scottish seabirds have failed to breed this summer
in a wildlife catastrophe which is being linked by scientists directly to
global warming.

The massive unprecedented collapse of nesting attempts by several seabird
species in Orkney and Shetland is likely to prove the first major impact of
climate change on Britain.

In what could be a sub-plot from the recent disaster movie, The Day After
Tomorrow, a rise in sea temperature is believed to have led to the
mysterious disappearance of a key part of the marine food chain - the
sandeel, the small fish whose great teeming shoals have hitherto sustained
larger fish, marine mammals and seabirds in their millions.

In Orkney and Shetland, the sandeel stocks have been shrinking for several
years, and this summer they have disappeared: the result for seabirds has
been mass starvation. The figures for breeding failure, for Shetland in
particular, almost defy belief.

More than 172,000 breeding pairs of guillemots were recorded in the islands
in the last national census, Seabird 2000, whose results were published this
year; this summer the birds have produced almost no young, according to
Peter Ellis, Shetland area manager for the Royal Society for the Protection
of Birds (RSPB).

Martin Heubeck of Aberdeen University, who has monitored Shetland seabirds
for 30 years, said: "The breeding failure of the guillemots is unprecedented
in Europe." More than 6,800 pairs of great skuas were recorded in Shetland
in the same census; this year they have produced a handful of chicks -
perhaps fewer than 10 - while the arctic skuas (1,120 pairs in the census)
have failed to produce any surviving young.

The 24,000 pairs of arctic terns, and the 16,700 pairs of Shetland
kittiwakes - small gulls - have "probably suffered complete failure", said
Mr Ellis.

In Orkney the picture is very similar, although detailed figures are not yet
available. "It looks very bad," said the RSPB's warden on Orkney mainland,
Andy Knight. "Very few of the birds have raised any chicks at all."

The counting and monitoring is still going on and the figures are by no
means complete: it is likely that puffins, for example, will also have
suffered massive breeding failure but because they nest deep in burrows,
this is not immediately obvious.

But the astonishing scale of what has taken place is already clear - and the
link to climate change is being openly made by scientists. It is believed
that the microscopic plankton on which tiny sandeel larvae feed are moving
northwards as the sea water warms, leaving the baby fish with nothing to
feed on.

This is being seen in the North Sea in particular, where the water
temperature has risen by 2C in the past 20 years, and where the whole
ecosystem is thought to be undergoing a "regime shift", or a fundamental
alteration in the interaction of its component species. "Think of the North
Sea as an engine, and plankton as the fuel driving it," said Euan Dunn of
the RSPB, one of the world's leading experts on the interaction of fish and
seabirds. "The fuel mix has changed so radically in the past 20 years, as a
result of climate change, that the whole engine is now spluttering and
starting to malfunction. All of the animals in the food web above the
plankton, first the sandeels, then the larger fish like cod, and ultimately
the seabirds, are starting to be affected."

Research last year clearly showed that the higher the temperature, the less
sandeels could maintain their population level, said Dr Dunn. "The young
sandeels are simply not surviving."

Although over-fishing of sandeels has caused breeding failures in the past,
the present situation could not be blamed on fishing, he said. The Shetland
sandeel fishery was catching so few fish that it was closed as a
precautionary measure earlier this year. "Climate change is a far more
likely explanation."

The spectacular seabird populations of the Northern Isles have a double
importance. They are of great value scientifically, holding, for example,
the world's biggest populations of great skuas. And they are of enormous
value to Orkney and Shetland tourism, being the principal draw for many
visitors. The national and international significance of what has happened
is only just beginning to dawn on the wider political and scientific
community, but some leading figures are already taking it on board.

"This is an incredible event," said Tony Juniper, director of Friends of the
Earth. "The catastrophe [of these] seabirds is just a foretaste of what lies
ahead.

"It shows that climate change is happening now, [with] devastating
consequences here in Britain, and it shows that reducing the pollution
causing changes to the earth's climate should now be the global number one
political priority."

© 2004 Independent Digital (UK) Ltd
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27.07.2004

Gli antenati degli uccelli canori
45 milioni di anni fa i Passeridi cominciarono ad abbandonare l'Australia
Gli antenati di quasi tutti gli uccelli canori del mondo proverrebbero dall'Oceania, abbandonata circa 45 milioni di anni fa. Uno studio comprensivo del DNA di questi uccelli, che costituiscono la metà di tutte le specie di uccelli, rivela infatti che non hanno avuto origine in Eurasia come si riteneva in precedenza. I loro antenati, invece, si diffusero da una regione relativamente piccola, l'Australasia (Australia, Nuova Zelanda e isole vicine) e la Nuova Guinea, da dove cominciarono a popolare ogni altro continente esclusa l'Antartide. Lo studio, condotto da Keith Barker del Bell Museum of Natural History dell'Università del Minnesota, http://www.tc.umn.edu/~barke042/
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è stato pubblicato online sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences".
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 Baker_etal2004.pdf ---Baker_etal2004Supporting_Information.pdf
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Gli uccelli in questione appartengono all'ordine dei Passeriformi, che comprende tutti gli uccelli canori (come pettirossi, tordi, cardinali, merli, passeri, fringuelli e corvi). Questi a loro volta si dividono in due gruppi: gli uccelli che devono apprendere i loro canti e quelli con la capacità innata di cantare correttamente. I primi rappresentano 4.580 delle 6000 specie di Passeriformi conosciute (su un totale di 9.702 specie di uccelli) e sono attualmente divisi in due famiglie: Passeridi (3.477 specie) e Corvidi (1.103 specie).
Si riteneva che queste due famiglie avessero origini separate: i Corvidi in Australasia e i Passeridi in Eurasia. Ma esaminando le loro sequenze di DNA, Barker e colleghi hanno scoperto un'altra verità: le differenze fra i due gruppi sono dovute al fatto che i Passeridi fuoriuscirono dall'Australasia e dalla Nuova Guinea molto prima dei Corvidi, rimanendo separati da questi a causa della distanza che divideva Asia e Australasia. 20 milioni di anni dopo, quando i due continenti tornarono a ravvicinarsi, anche gli antenati dei Corvidi raggiunsero l'Asia.
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Si ringrazia Andres Cuervo e Diego Calderón Franco della  [NEOORN-L] per aver fornito i file pdf e le informazioni della Home Page di Keith Barker
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Il Corpo Forestale dello Stato reintroduce i grifoni in Abruzzo
Il grifone, un avvoltoio dal peso di 9-10 kg e dall'apertura alare di 240-280 cm è tornato a volteggiare libero negli spazi sopra il Monte Velino e la Valle del Sagittario, in Abruzzo. Lo ha voluto il Corpo Forestale dello Stato che, grazie al progetto 'Life Natura', ha prelevato tutti gli esemplari dalla Spagna. Il progetto grifone, d'altra parte, rientra in un piano d'azione più vasto che segue quello che ha riportato il corvo imperiale nell'area del Monte Velino. In Italia la specie sopravvive oggi, allo stato naturale, solo nella Sardegna nord-occidentale con poco più di un centinaio di individui, mentre oltre all'area dell'Appennino abruzzese è stata reintrodotta anche in una zona delle Prealpi orientali, in provincia di Udine. (19/07/04)


In Piemonte il CFS sequestra oltre 200 pappagalli rari protetti dalla Convenzione di Washington
Sono oltre 200 i pappagalli sequestrati a Pinerolo, in provincia di Torino, dal Corpo forestale dello Stato, Servizio Cites. I volatili appartengono a specie protette e sono stati requisiti ad un collezionista. Tra loro, c'erano anche alcune delle specie più rare del mondo, come l'Amazzone del Brasile, l'Ara giacinto, l'Ara macao, l'Ara spalle rosse, le rarissime Ara di Coulon e Leari e l'ara Spix, considerata ormai estinta nel suo habitat naturale in Brasile. Gli esemplari sono stati affidati alle cure del Wwf, che ha collaborato alle indagini. (14/07/04)


Pellicani in picchiata sull'asfalto per colpa del caldo
I pellicani bruni americani si schiantano al suolo, ingannati dal caldo eccezionale che crea i caratteristici miraggi "effetto acqua". In Arizona il caldo ha reso strade e marciapiedi talmente roventi al punto da causare fenomeni di miraggio simili a quelli del deserto: le strade sembrano bagnate o ricoperte d'acqua, mentre in realtà sono solo surriscaldate. I pellicani bruni, specie protetta fin dal 1972, non trovando abbastanza pesce nei laghi e nei corsi d'acqua che normalmente frequentano sono costretti a spostarsi in altre zone alla ricerca di altri corsi d'acqua e di bacini idrici, per procurarsi il cibo. Pensando di tuffarsi in un tranquillo corso d'acqua o in un canale navigabile incontaminato e ricco di pesce, si schiantano al suolo, impattando sull'asfalto e sui marciapiedi, procurandosi spesso lesioni anche gravi. L'ente per la fauna selvatica dell'Arizona ha attivato una linea telefonica speciale affinché i cittadini possano comunicare l'avvistamento dei pellicani feriti e nello stesso tempo possano avere informazioni su come portare il primo soccorso. (14/07/04)


Rondini sotto il tetto: sospesi lavori di risanamento
A Bolzano la scoperta di una quarantina di nidi di rondine sotto il tetto di una casa popolare a Merano ha causato la sospensione di lavori di ristrutturazione appena avviati. Una legge altoatesina, infatti, vieta espressamente di distruggere nidi di volatili mentre questi sono abitati dagli animali. La ristrutturazione riprenderà in autunno quando le rondini lasceranno l'edificio per migrare al sud. (12/07/04)


Approvata dal Senato in sede definitiva la legge sugli animali domestici
Giro di vite sull'abbandono degli animali domestici. Con la nuova legge approvata oggi in via definitiva dal Senato, chiunque abbandonerà il proprio cane sul ciglio della strada prima di partire per le vacanze, commette un reato e rischia di finire in carcere. Molto severe infatti le pene previste: arresto fino a un anno e ammenda da mille a 10 mila euro. La legge punisce inoltre tutti i casi di morte di animali per crudeltà o senza necessità ma anche le torture e la sottomissione degli animali a lavori intollerabili. Fuorilegge le sevizie, i combattimenti e le competizioni non autorizzate tra animali. (scarica il testo esaminato dal Senato, pdf 18 kb) (07/07/04)
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28.05.2004

Mammiferi dalla pelle blu
L'allineamento di alcune fibre di proteine riflette la luce in maniera strutturata

Da dove nasce il colore blu in natura? Moltissimi uccelli sono dotati di un piumaggio blu, mentre i mammiferi con la pelle blu sono molto pochi. Un biologo evolutivo e un matematico hanno ora scoperto come le creature viventi riescono a produrre questo insolito colore. Alcune fibre di proteine sono allineate in modo da riflettere la luce in maniera molto strutturata, generando il blu in modo simile alle chiazze di olio che assumono una lucentezza iridescente.
I pigmenti possono rendere la pelle dei mammiferi di colore bruno, giallo o rosso, ma non esiste nessun pigmento blu. Per anni i biologi hanno ipotizzato che il colore blu fosse dovuto a qualche fenomeno fisico di natura ottica, come quello che rende azzurro il cielo. Ora il biologo Richard Prum dell'Università di Yale e il matematico Rodolfo Torres dell'Università del Kansas hanno studiato questo fenomeno nei mammiferi.
Con un microscopio elettronico, i due scienziati hanno esaminato le proprietà submicroscopiche della pelle di un cercopiteco verde, di un mandrillo e di due specie di opossum. Le fibre di collagene proteinico erano allineate parallelamente le une alle altre e rispetto alla superficie della pelle. Le fibre, che normalmente donano alla pelle la sua integrità, in questo caso svolgono un ruolo anche nel colore. Usando una tecnica matematica chiamata analisi delle trasformate di Fourier, i ricercatori hanno determinato le proprietà ottiche di questa struttura fibrosa, scoprendo che la disposizione e la distanza fra le fibre rende possibile la trasmissione di luce blu. Lo studio è stato pubblicato sul numero del 15 giugno della rivista "Journal of Experimental Biology".




Uccelli dai becchi colorati
Gli ornamenti sessuali segnalano la capacità individuale di combattere le infezioni di parassiti e le malattie

Un becco dal colore vivace e intenso è una caratteristica importante per un uccello che cerca una compagna. Una nuova ricerca suggerisce che i becchi rossi o arancioni di certi uccelli maschi sono un indice di un sistema immunitario in salute, fondamentale nella stagione degli accoppiamenti.
Due articoli apparsi sul numero del 4 aprile della rivista “Science” forniscono la prima prova diretta del fatto che i becchi colorati dei maschi di due specie di uccelli danno informazioni sui sistemi immunitari degli individui. Quando le femmine scelgono in base al becco, non fanno altro che selezionare i maschi più in salute. Un gruppo di ricercatori britannici dell’Università di Glasgow si è concentrato sul colore dei becchi dei diamanti mandarini, mentre un gruppo di francesi dell’Università di Borgogna e del CNRS di Digione ha studiato i becchi dei merli.
“I due studi sono complementari. - ha commentato Stephen Simpson, redattore della rivista - Entrambi usano misure del sistema immunitario per andare al di là delle semplici assunzioni e mostrare come i becchi dai colori più vivaci indichino in modo accurato quali sono gli uccelli più sani”. Nel mondo animale, spesso i maschi sfoggiano le caratteristiche più vistose e frivole, come la coda del pavone e la cresta del gallo. Molti scienziati avevano ipotizzato che queste avessero a che fare con lo stato di salute dell’animale e non soltanto con la necessità di attirare l’attenzione delle femmine.
I carotenoidi, i pigmenti rossi e gialli che colorano i becchi dei maschi di alcune specie di uccelli, stimolano la produzione di anticorpi e assorbono alcuni dei radicali liberi che vengono prodotti durante la risposta immunitaria. Gli uccelli non possono sintetizzare i carotenoidi: devono ottenerli tramite la dieta.




26.05.2004
I primi volatili terrestri
Archaeopteryx aveva lunghe penne anche sulla schiena e sulle gambe

I primi uccelli sulla Terra assomigliavano probabilmente ad alianti con quattro ali, e solo più tardi si sarebbero evoluti nei sofisticati volatili con due ali e uno scheletro leggero come quelli che vediamo ancora oggi.
Questa teoria dell'evoluzione aviaria è sostenuta da un nuovo studio su Archaeopteryx, il più celebre fossile di uccello, che ha rivelato la presenza di lunghe penne sulla schiena e sulle gambe, oltre che sulle ali.
Il primo Archaeopteryx è stato scoperto 140 anni fa, ed è oggi conservato all'Hulboldt Museum di Berlino, in Germania. Nel corso degli anni, alcuni ricercatori hanno ipotizzato che l'animale avesse deboli penne anche sulle gambe posteriori. Questo è stato ora confermato da un'analisi del campione effettuata dallo zoologo Per Christiansen dell'Università di Copenhagen e dal paleontologo Niels Bonde dell'Istituto Geologico di Copenhagen, in Danimarca.
In un articolo pubblicato sulla rivista "Comptes Rendus Palevol" (vol. 3, p. 99 in pdf file per il download),i due scienziati spiegano che Archaeopteryx aveva penne su tutta la schiena, attorno alle gambe e forse anche sulla base del collo.
Le penne avevano un aspetto sorprendentemente moderno, e assomigliavano al piumaggio degli uccelli di oggi.



Western sandpipers have altered migration tactics as peregrine falcon populations have recovered

by RC Ydenberg, RW Butler, DB Lank, BD Smith and J Ireland

(Published on FirstCite)
Proceedings: Biological Sciences

In the Strait of Georgia, British Columbia, the body mass and stopover durations of migrating western sandpipers (Calidris mauri) have fallen steadily since 1985. These changes are linked to increasing peregrine falcon (Falco peregrinus) numbers, recovering after DDT was banned. The data suggest that sandpipers have altered migratory behaviour to mitigate the danger posed by falcons. An ongoing steep decline in western sandpiper census numbers can be accounted for entirely by the shortening stopover duration, rather than by passage of fewer individuals. Such behavioural tactics are likely to be general among migrant shorebird species, and may be contributing to reported widespread census declines.
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Ronald C. Ydenberg A1, Robert W. Butler A1, David B. Lank A1, Barry D. Smith A1, John Ireland A3

A1 Centre for Wildlife Ecology and Behavioural Ecology Research Group, Simon Fraser University, Burnaby, British Columbia V5A 1S6, Canada
A2 Pacific Wildlife Research Centre, Canadian Wildlife Service, 5421 Robertson Road, Delta, British Columbia V4K 3N2, Canada
A3 George C. Reifel Migratory Bird Sanctuary, 5191 Robertson Road, Delta, British Columbia V4K 3N2, Canada

Abstract:

The presence of top predators can affect prey behaviour, morphology and life history, and thereby can produce indirect population consequences greater and further reaching than direct depredation would have alone. Raptor species in the Americas are recovering since restrictions on the use of dichlorodiphenyltrichloroethane (DDT) and the implementation of conservation measures, in effect constituting a hemisphere-wide predator-reintroduction experiment, and profound effects on populations of their prey are to be expected. Here, we document changes in the behaviour of western sandpipers (Calidris mauri) at migratory stopover sites over two decades. Since 1985, migratory body mass and stopover durations of western sandpipers have fallen steadily at some stopovers in the Strait of Georgia, British Columbia. Comparisons between years, sites and seasons strongly implicate increasing danger from the recovery of peregrine falcons (Falco peregrinus) as a causal factor. A decade-long ongoing steep decline in sandpiper numbers censused on our study site is explained entirely by the shortening stopover duration, rather than fewer individuals using the site. Such behavioural changes are probably general among migratory shorebird species, and may be contributing to the widespread census declines reported in North America.




Fiocco rosa alla LIPU
Elena D’Andrea, veronese, 42 anni, nuovo Direttore Generale dal Consiglio Nazionale LIPU
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Per la prima volta dalla sua nascita la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) sarà guidata da una donna. Elena D’Andrea, veronese, 42 anni, una laurea al Dams con specializzazione in Comunicazione e Marketing sociale, è stata nominata nuovo Direttore Generale dal Consiglio Nazionale LIPU.

Già Direttore comunicazione e marketing dell’associazione ambientalista dal 2001 e parte integrante dello staff LIPU fin dal 1990, Elena D’Andrea garantirà da oggi la gestione strategica, amministrativa e finanziaria di un’associazione che vanta un patrimonio formato da 30.000 soci, 100 sezioni locali e 50 tra Oasi, riserve e centri di recupero della fauna selvatica.

<< E’ con grande gioia - dichiara Elena D’Andrea, neo Direttore Generale LIPU – che accolgo questo importante incarico, che per la prima volta viene assegnato nella nostra associazione a una donna e che anche per questo mi riempie di orgoglio e soddisfazione. In un momento nel quale la LIPU sta modificando i suoi tratti organizzativi proprio per meglio rispondere alla mission dell’associazione, volta alla difesa della natura, in particolare degli uccelli, e alla diffusione della cultura ambientale, sono certa che questa nuova e importante sfida mi darà gli stimoli giusti per effettuare un forte rilancio dell’associazione >>.

Parma, 28 aprile 2004
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Ufficio stampa LIPU - BirdLife Italia: Via Trento 49, 43100 Parma
Tel. ++39.0521.273043 - Fax ++39.0521.273419




La Laguna di Venezia sta bene. E la popolazione degli uccelli è raddoppiata.
La Laguna di Venezia sta bene. E la popolazione degli uccelli è raddoppiata
Ci sono anche buone notizie per la laguna di Venezia. Mai tanti uccelli acquatici come quest'anno, un record assoluto: 191 mila, quasi il doppio rispetto. La laguna di Venezia è la zona umida in assoluto più importante d'Italia per l'avifauna svernante in Europa ed è seconda solo a quella del Guadalquivir. In questi ultimi anni si sta assistendo a un aumento generale delle presenze di uccelli. La maggior rappresentanza è data dalle anatre, che in dieci anni sono raddoppiate passando da 45 mila a 90 mila. Ma ci sono anche altri gruppi importanti, quali gabbiani corallini, cigni reali, cormorani, svassi e aironi. Le specie della laguna sono in grandissima maggioranza migratorie.Perché questo aumento? Per alcune specie il fenomeno è generale; ad esempio, aironi e cormorani possono starsene più tranquilli, mentre una volta venivano perseguitati dall'uomo in tutta l'Europa visto che sottraevano il pesce, ma dal 1979 la legislazione europea li protegge meglio. Un altro fattore che favorisce gli uccelli è che, rispetto a 20-30 anni fa, gli inverni sono mediamente più miti e le gelate in laguna molto ridotte. (Corriere della Sera)


07.04.2004

Anche negli uccelli c'è il gene del linguaggio
I geni FoxP2 degli umani e degli uccelli sono identici al 98 per cento

Un team di neurobiologi ha scoperto che nel meccanismo di apprendimento dei canti degli uccelli è presente una versione quasi identica di un gene la cui mutazione produce negli esseri umani un deficit ereditario del linguaggio. Lo studio, pubblicato sul numero del 31 marzo 2004 della rivista "Journal of Neuroscience", è stato condotto da Erich Jarvis del Medical Center della Duke University, da Constance Scharff del Max-Planck-Institut di genetica molecolare e da altri colleghi. La scoperta potrebbe aiutare a comprendere come i geni contribuiscono all'architettura e alle funzioni dei circuiti cerebrali responsabili del canto negli uccelli.
Secondo Jarvis, la ricerca del gene (FoxP2) è cominciata dopo che altri ricercatori avevano scoperto che la sua versione umana era responsabile di un deficit della produzione del linguaggio. "Negli uomini - spiega lo scienziato - la mutazione provoca una disfunzione molto specifica. I pazienti colpiti presentano una coordinazione motoria del tutto normale, ma non sono in grado di pronunciare correttamente le parole o di metterle insieme in frasi grammaticalmente corrette. Inoltre, hanno problemi a comprendere il linguaggio complesso".
Quando i genetisti hanno confrontato le sequenze di DNA del normale gene umano FoxP2 con primati non umani e altre specie, hanno scoperto che gli esseri umani possiedono una specifica variazione che non esiste in nessun altro mammifero. "Tuttavia, - continua Jarvis - poiché il canto degli uccelli è un comportamento vocale appreso proprio come il linguaggio, abbiamo deciso di guardare se gli uccelli canterini possedevano una versione con la stessa variazione".
Jarvis, Scharff e colleghi hanno confermato che anche gli uccelli possiedono il gene FoxP2. Ma anche se è quasi identico a quello dell'uomo (al 98 per cento), il gene degli uccelli non presenta la variazione specifica caratteristica degli esseri umani. "Pertanto, - conclude Jarvis - questa mutazione specifica dell'uomo non è necessaria per l'apprendimento vocale, almeno negli uccelli. O forse nel gene degli uccelli c'è un'altra variazione che conduce a sua volta all'apprendimento vocale".



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Come gli uccelli riconoscono i canti
I neuroni rispondono ai canti sia individualmente sia come popolazione

Ricercatori dell’Università di Chicago stanno studiando gli storni europei per cercare di scoprire come gli uccelli sono in grado di riconoscere i canti e i richiami. Lo studio ha permesso di gettare nuova luce sui processi con cui il cervello impara, riconosce e ricorda suoni complessi a livello cellulare. In un articolo pubblicato sulla rivista “Nature”, gli scienziati mostrano come i canti che gli uccelli hanno imparato a riconoscere inneschino risposte sia nei neuroni individuali sia nelle popolazioni di cellule del loro cervello.
“Abbiamo scoperto – afferma Daniel Margoliash, docente di biologia e di psicologia e co-autore dello studio – che le cellule in una parte del cervello vengono alterate in modo significativo dal processo di apprendimento. Man mano che gli uccelli imparano a riconoscere determinati canti, le cellule di quest’area diventano sensibili a particolari schemi sonori od oggetti auditivi che fanno parte del canto memorizzato, senza invece manifestare la stessa sensibilità di fronte agli schemi dei canti non familiari. Cellule specifiche del cervello si ‘sintonizzano’ in rapporto a ciò che l’uccello sta imparando”.
Come il cervello percepisce e interpreta gli stimoli dal mondo esterno è una questione fondamentale nel campo delle neuroscienze. Esistono molti tipi di sistemi mnemonici nel cervello: i ricordi di parole, suoni di voci o schemi musicali sono componenti importanti dell’esperienza umana giornaliera e sono essenziali per la normale comunicazione, “eppure – spiega Margoliash – sappiamo ben poco di come questi ricordi si formano nel cervello e di come vengono riutilizzati”.
I canti degli uccelli costituiscono un ottimo banco di studio: gli esperti sono spesso in grado di riconoscere moltissime specie di uccelli soltanto dal loro richiamo. E per gli animali riconoscere correttamente i canti, spesso fino al punto di identificare i singoli esemplari, è essenziale per il successo dell’accoppiamento.
Il principale autore dello studio, il biologo Timothy Gentner, ha avuto l’idea di studiare questa capacità addestrando in laboratorio alcuni uccelli a riconoscere canti specifici. Gli uccelli sono stati addestrati a premere differenti bottoni su un piccolo pannello metallico a seconda del canto che veniva fatto loro udire. In caso di risposta corretta, gli animali venivano premiati con del cibo. I risultati suggeriscono che gli storni imparano a riconoscere i diversi canti dai singoli pezzi (“motivi”) che li formano. Anche uno o due motivi familiari all’interno di un canto altrimenti sconosciuto erano sufficienti a innescare il riconoscimento.
Per esaminare i meccanismi neurali coinvolti con la memoria uditiva, Gentner e Margoliash hanno poi misurato gli impulsi elettrici dai singoli neuroni nell’area uditiva del cervello, nota come cmHV, quando agli uccelli veniva fatto ascoltare un canto ben noto, un canto del tutto nuovo o un suono sintetico come rumore bianco. Come popolazione, le cellule del cervello rispondevano in modo più forte ai canti che gli uccelli avevano già imparato a riconoscere. Singolarmente, la maggioranza dei neuroni rispondeva ciascuno a un solo canto, e quasi tutti (il 93 per cento) rispondevano a un motivo che faceva parte dei canti già appresi.




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Si potrà usare la posta elettronica per documenti con valore legale
Il governo dà il via libera all'email «certificata»
Il mittente otterrà due «ricevute di ritorno»: una al momento dell'invio, l'altra quando il messaggio sarà stato ricevuto.
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ROMA - Un passo avanti verso il sogno di abbandonare per sempre le montagne di carta che ancora siamo costretti a stampare, scrivere e firmare quando abbiamo bisogno di inviare un documento con valore riconosciuto. Internet fa un balzo in avanti per semplificare la vita degli italiani: con il via libera del Consiglio dei ministri ad un Dpr ad hoc, la posta elettronica può diventare «posta certificata», acquisendo il valore di una raccomandata con avviso di ricevimento. I documenti via email potranno insomma avere valore legale. Ma perché anche i privati possano approfittare di questa nuova possibilità bisognerà attendere che arrivino sul mercato i «certificatori» (molti dei quali potranno essere i provider stessi) con i loro servizi, che è facile prevedere a pagamento.

RISPARMI - Il Consiglio dei ministri, su proposta del titolare dell'Innovazione tecnologica, Lucio Stanca, ha approvato un Dpr che disciplina l'utilizzo della posta elettronica certificata non solo nei rapporti con la Pubblica amministrazione ma anche tra cittadini: sará disponibile presso i gestori di posta elettronica come un ulteriore servizio. «Il provvedimento è un atto di modernita - ha commentato Stanca -. La posta elettronica sta diventando sempre più strumento quotidiano di comunicazione. La disposizione approvata dá maggiore certezza alla spedizione e ricezione del messaggio elettronico rafforzando, la validitá giuridica della stessa comunicazione telematica». Stanca ha poi sottolineato un altro effetto della misura approvata oggi: «Ogni lettera che la Pubblica amministrazione invia con i sistemi tradizionali comporta un costo stimato in almeno 20 euro, contro i circa 2 euro di una e-mail».

IL FUNZIONAMENTO - Il decreto mette in rilievo i due momenti della trasmissione dei documenti informatici: l'invio e la ricezione. «Certificare» queste due fasi significa che il mittente riceve dal proprio gestore di posta una ricevuta che costituisce prova legale dell'avvenuta spedizione del messaggio e dell'eventuale allegata documentazione. Allo stesso modo, quando il messaggio perviene al destinatario, il suo gestore di posta invia al mittente la ricevuta di avvenuta o mancata consegna, con l'indicazione della data e dell'ora, a prescindere dall'apertura del messaggio. Insieme alla ricevuta di consegna, inoltre, il gestore del destinatario può anche inviare al mittente la copia completa del testo del messaggio. Il Dpr stabilisce anche che, nel caso in cui il mittente smarrisca le ricevute, la traccia informatica delle operazioni svolte venga conservata per 24 mesi in un apposito registro informatico custodito dai gestori, con lo stesso valore giuridico delle ricevute. Viene anche istituito un elenco ufficiale dei gestori di posta elettronica certificata presso il Centro Nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione (Cnipa), al quale sono assegnati compiti di vigilanza e controllo sull'attivitá degli iscritti.



Subject: Two bird species officially declared extinct
From: Ellen Paul <ellen.paul AT verizon.net>
Date: Tue, 24 Feb 2004 09:44:48 -0600

The U.S. Fish and Wildlife Service is removing the Mariana Mallard and
the Guam Broadbill from the endangered species list because both species
are considered extinct. See full notice below.
Ellen



DEPARTMENT OF THE INTERIOR

Fish and Wildlife Service

50 CFR Part 17

RIN 1018-AH50
 

Endangered and Threatened Wildlife and Plants; Removing the
Mariana Mallard and the Guam Broadbill From the Federal List of
Endangered and Threatened Wildlife

AGENCY: Fish and Wildlife Service, Interior.

ACTION: Final rule.

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SUMMARY: Under the authority of the Endangered Species Act of 1973
(Act), as amended, we, the U.S. Fish and Wildlife Service (Service),
remove the Mariana mallard (Anas platyrhynchos oustaleti) and Guam
broadbill (Myiagra freycineti) from the Federal List of Endangered and
Threatened Wildlife. All available information indicates that these
species are extinct. The Mariana mallard was endemic to the Mariana
Archipelago and documented to have occurred on the islands of Guam,
Tinian, and Saipan. We listed the Mariana mallard as endangered on June
2, 1977 (42 FR 28136), because its population was critically low due to
excessive hunting and loss of wetland habitat. No confirmed sightings
of the Mariana mallard have been made since 1979. The Guam broadbill
was endemic to the island of Guam. We listed the Guam broadbill as
endangered on August 27, 1984 (49 FR 33881), because of its critically
low population. No confirmed sightings of the Guam broadbill have been
made since 1984. This final rule removes the Federal protection
provided by the Act for the Guam broadbill and Mariana mallard but does
not alter or supersede their designation by the government of Guam as
endangered species. The Mariana mallard is not a species protected by
the Commonwealth of the Northern Mariana Islands Government (CNMI).

DATES: This rule is effective February 23, 2004.

ADDRESSES: The administrative record file for this rule is available
for inspection, by appointment, during normal business hours at the
U.S. Fish and Wildlife Service, Pacific Islands Fish and Wildlife
Office, 300 Ala Moana Boulevard, Room 3-122, Honolulu, HI 96850.

FOR FURTHER INFORMATION CONTACT: Fred Amidon, Fish and Wildlife
Biologist, Pacific Islands Fish and Wildlife Office, at the above
address (telephone: 808/792-9400; facsimile: 808/792-9580).

SUPPLEMENTARY INFORMATION:

Background

    The Mariana mallard was endemic to the Mariana Archipelago and
documented to occur on the islands of Guam, Tinian, and Saipan. There
was some speculation that Mariana mallards were once found on the
islands of Rota and Pagan (Baker 1948; Steadman 1992; Reichel and Lemke
1994).
    The Mariana mallard is believed to have been a subspecies that
originated as a hybrid between the common mallard (Anas platyrhynchos)
and the grey duck (Anas superciliosa) (Reichel and Lemke 1994). The
majority of males and all female Mariana mallards resembled the grey
duck except their legs were orange, their bill was olive, and they
lacked the grey duck's prominent brown streak below the eye (Yamashina
1948). The remaining males resembled male common mallards, having green
heads and purple-blue speculums (Yamashina 1948).
    Mariana mallards were recorded in freshwater marshes, lakes, and
rivers, and were also observed in mangrove lagoons (Stott 1947;
Marshall 1949; Kibler 1950). Little was known about their foraging
habitat but they were observed foraging on green vegetation and seeds
(Marshall 1949). Mariana mallards apparently bred from March to August
(Kuroda 1941, cited in Reichel and Lemke 1994; Kuroda 1942, cited in
Reichel and Lemke 1994; Marshall 1949), and were believed to have laid
1 clutch of 7 to 12 eggs per year (Kuroda 1942, cited in Reichel and
Lemke 1994).
    No population estimate was ever recorded for the Mariana mallard
prior to its decline. However, it was believed that they were never
abundant due to the limited habitat availability of freshwater marshes
and lakes in the Mariana Archipelago (Baker 1951). The largest number
of Mariana mallards ever recorded was of 2 flocks of 50 to 60 Mariana
mallards at Lake Hagoi, Tinian, in 1936 (Kuroda 1942, cited in Reichel
and Lemke 1994). However, by the 1940s, most observations of Mariana
mallards on Tinian, Saipan, and Guam were of 12 or fewer birds (Stott
1947; Marshall 1949; Kibler 1950). The last Mariana mallards observed
on Guam and Tinian were observed in 1967 and 1974, respectively (Drahos
1977; Tenorio and Associates 1979). On

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Saipan, the last wild Mariana mallards were observed in 1979 by our
biologist Eugene Kridler (1979). At that time, Mr. Kridler also
captured a pair of Mariana mallards for captive propagation at
Pohakuloa, HI, which were then sent to Sea World, San Diego, CA. All
attempts at propagation failed and the last known Mariana mallard died
there in 1981 (Engbring and Pratt 1985). Since 1979, surveys of all the
known wetlands on Guam, Rota, Saipan, and Tinian have produced no
observations of Mariana mallards (Tenorio and Associates 1979; Stinson
et al. 1991, 1997; Reichel et al. 1992; Reichel and Lemke 1994; Service
unpublished report, 2003).
    The Mariana mallard's range reduction and eventual extinction have
been attributed to habitat loss and hunting, especially during and
immediately after World War II (WWII) (Baker 1948; Reichel and Lemke
1994). Evolving without predators, the mallard was not wary of humans,
and so was easily caught (Kuroda 1942, cited in Reichel and Lemke 1994;
Stott 1947). Kuroda (1942, cited in Reichel and Lemke 1994) reported
that there was a hunting season on Saipan from July through December,
but no hunting was allowed on Tinian. However, it is unknown if these
regulations were enforced. After WWII, islanders were allowed to own
firearms and hunting of the birds persisted (Drahos 1977).
    Draining and fragmentation of wetlands greatly reduced the quantity
and quality of habitat available for the Mariana mallard on Guam,
Tinian, and Saipan (Stinson et al. 1991; Reichel et al. 1992; Reichel
and Lemke 1994). During the Japanese occupation of Saipan and Tinian
between 1914 and 1945, most wetlands were channelized and converted to
rice paddies. Also during this time, sugar mill wastes were discharged
into Lake Susupe on Saipan, the last known location of the Mariana
mallard in the wild. Since 1945, many wetlands have been drained or
filled in as a result of urban development on Guam, Tinian, and Saipan
(Stinson et al. 1991; Reichel et al. 1992; Reichel and Lemke 1994). The
Mariana mallard, never great in number, is believed to have lost most
of its limited habitat with the decimation of wetlands, while being
hunted with little to no enforcement of hunting restrictions.
    The Guam broadbill (Myiagra freycineti) was a member of the monarch
flycatcher family (Monarchidae). Most of the eight or nine genera in
this subfamily are widespread in the tropical Pacific islands, and many
species are endemic to a single island or archipelago (Pratt et al.
1987). The Guam broadbill was closely related to congeners (same genus)
in Palau (M. erythrops), Chuuk (M. oceanica), and Pohnpei (M. pluto).
The Guam broadbill weighed approximately 0.4 ounces (12 grams) and had
a bluish head, neck, back, wings, and tail, and a white throat and
light cinnamon breast (Baker 1951). Similar to other monarch
flycatchers, the Guam broadbill was insectivorous and fed both by
gleaning prey from twigs and foliage and by taking insects from the air
(Jenkins 1983). This species nested year-round, and nests usually were
placed in a fork of branches in understory trees or shrubs (Jenkins
1983). Both sexes incubated eggs and brooded young (Jenkins 1983).
    Guam broadbills were once found in all forested habitats on Guam as
well as in mangrove swamps (Stophlet 1946; Kibler 1950; Baker 1951;
Jenkins 1983). However, by 1979 the Guam broadbill was restricted
primarily to mature limestone forests of the relatively undisturbed
northern cliff-line of Guam (Jenkins 1983). A 1981 survey estimated a
total population of 460 Guam broadbills in Guam, with birds occurring
at low densities, and encountered regularly only in extreme
northwestern Guam (Engbring and Ramsey 1984). In 1983, the population
was primarily restricted to the Pajon Basin, a small area on the north
coast, and was estimated at less than 100 individuals (Aguon 1983).
That same year, a male Guam broadbill was collected for captive
propagation (Beck 1983). This captive breeding attempt failed because
no other individuals could be located and the captive male died of
unknown causes in February 1984 (Beck 1984). The last sightings of this
species took place in 1984, one in March in the Northwest Field on
Andersen Air Force Base, and one in August adjacent to the Navy golf
course in Barrigada (52 FR 2239). Since 1984, annual spring bird
surveys and other ornithological activities in areas where this species
would likely occur have yielded no observations (Wiles et al. 1995;
Service unpublished report 2003).
    Reduction in the range of the Guam broadbill and its eventual
extinction have been variously attributed to pesticide use during and
after WWII, the spread of avian diseases, and predation by introduced
animals, including rats (Rattus spp.), monitor lizards (Varanus
indicus), and brown tree snakes (Boiga irregularis). However, studies
have determined that predation by the brown tree snake was likely the
single most important factor in the decline of the Guam broadbill and
other native forest birds of Guam (Savidge 1986, 1987; Conry 1988;
Wiles et al. 1995; Rodda et al. 1997).

Previous Federal Action

    Federal action on the Mariana mallard began on May 22, 1975, when
the Fund for Animals, Inc., petitioned us to list 216 taxa of plants
and animals as endangered species pursuant to the Act (16 U.S.C. 1531
et seq.). These species appeared in Appendix I of the Convention on
International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora
(CITES), but did not appear on the U.S. List of Endangered and
Threatened Wildlife and Plants. We published in the Federal Register a
proposed rule to list 216 species as endangered, including the Mariana
mallard, on September 26, 1975 (40 FR 44329). In a final rule,
published on June 14, 1976 (41 FR 24062), we determined 159 of the 216
taxa were endangered species. However, the Mariana mallard was not
included in this rule because the Governors of Guam and the
Commonwealth of the Northern Mariana Islands inadvertently were not
notified of the proposal as required by the Act. These Governors were
later notified and allowed 90 days for comment. A final rule listing
the Mariana mallard as endangered was published on June 2, 1977 (42 FR
28136), without critical habitat. On January 25, 2002 (67 FR 3675), we
published a proposed rule in the Federal Register to delist the Mariana
mallard due to extinction.
    Federal action on the Guam broadbill began on February 27, 1979,
when the Acting Governor of Guam petitioned us to list the Guam
broadbill and five other forest bird species as endangered. We issued a
notice of review for 12 petitioned animals, including the Guam
broadbill, on May 18, 1979 (44 FR 29128). In our December 30, 1982 (47
FR 58454), Review of Vertebrate Wildlife, the Guam broadbill was
considered a category 1 candidate for Federal listing. Category 1
species were those for which we had substantial information on
biological vulnerability and threats to support preparation of a
listing proposal, but for which a listing proposal had not yet been
published because it was precluded by other listing activities. We
published a proposed rule to list the Guam broadbill as endangered on
November 29, 1983 (48 FR 53729). The final rule determining the Guam
broadbill to be an endangered species was published on August 27, 1984
(49 FR 33881), and a recovery plan for the Guam broadbill and four
other listed bird species on Guam and Rota was published in 1990
(Service 1990).
    A proposed rule to designate critical habitat for the Guam
broadbill and five other endangered species on Guam was

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published in the Federal Register on June 14, 1991 (56 FR 27485). This
proposed rule was withdrawn on April 4, 1994 (59 FR 15696) because most
of the lands proposed as critical habitat had by this time been
incorporated into the Guam National Wildlife Refuge overlay lands. We
determined that critical habitat designation was not prudent because it
would not provide the Guam broadbill with any benefit beyond that
already provided by the refuge overlay lands. On April 3, 2000, the
Marianas Audubon Society and the Center for Biological Diversity filed
a suit to challenge our withdrawal of critical habitat for these
species. On September 7, 2000, we filed a motion to voluntarily remand
the nonprudency decision based on subsequent court decisions on
critical habitat. This motion set a deadline of June 1, 2003, for us to
redetermine prudency and designate final critical habitat, if prudent,
for the Guam broadbill and five other listed species. We published a
proposed rule in the Federal Register to delist the Guam broadbill due
to extinction on January 25, 2002 (67 FR 3675). On April 16, 2002, the
Guam District Court issued a ruling that ordered us to comply with
terms of the critical habitat settlement agreement by June 1, 2003.
    On October 15, 2002, we published a proposed rule to designate
critical habitat for the Mariana fruit bat (Pteropus mariannus
mariannus), the Mariana crow (Corvus kubaryi), and the Guam Micronesian
kingfisher (Halcyon cinnamomina cinnamomina) (67 FR 63738). In this
proposed rule, we also found that designation of critical habitat for
the Guam broadbill would not be prudent because the species was
extinct. On May 30, 2003, the Government of Guam filed a motion to
extend the deadline for publication of the final rule to allow time to
develop an alternative to critical habitat designation on Guam. The
Government of Guam stated that they did not have adequate time to
develop these alternatives due to a recent change in administration and
hardships encountered as a result of the Typhoon Chataan and the
Supertyphoon Pongsona. On June 13, 2003, the Guam District Court
extended the deadline for publication of a final rule indefinitely.

Summary of Comments and Recommendations

    In the proposed rule to delist the Mariana mallard and Guam
broadbill published on January 25, 2002 (67 FR 3675), we requested that
all interested parties submit comments on the proposal. We also
contacted all appropriate State and Federal agencies, county
governments, landowners, and other interested parties and invited them
to comment. The comment period closed on March 26, 2002 (67 FR 3675).
    Only one comment was received during the comment period. The
Commonwealth of the Northern Mariana Islands Division of Fish and
Wildlife stated that they concurred with our conclusion that the
Mariana mallard is extinct and should be removed from the List of
Endangered and Threatened Wildlife.
    We also requested and received peer review from three experts on
the waterbirds and forest birds of the Mariana Islands. All three peer
reviewers concurred with our conclusion that the Mariana mallard and
the Guam broadbill are extinct and should be removed from the List of
Endangered and Threatened Wildlife.

Summary of Factors Affecting the Species

    Section 4 of the Act and regulations promulgated to implement the
listing provisions of the Act (50 CFR part 424) set forth the
procedures for listing, reclassifying, or removing species from listed
status. We may determine a species to be an endangered or threatened
species because of one or more of the five factors described in section
4(a)(1) of the Act; we must consider these same five factors in
delisting species. We may delist a species according to section
424.11(d) if the best available scientific and commercial data indicate
that the species is neither endangered nor threatened for the following
reasons: (1) The species is extinct; (2) The species has recovered and
is no longer endangered or threatened; and/or (3) The original
scientific data used at the time the species was classified were in
error.
    After a thorough review and consideration of all information
available, we have determined that the Mariana mallard and Guam
broadbill are extinct and should be removed from the List of Endangered
and Threatened Wildlife. We determined that none of the five factors
addressed in section 4(a)(1) of the Act now affects these species.
    No confirmed sightings or vocalizations of the Mariana mallard have
been reported since 1979, despite surveys, and the last captive bird
died in 1981. No confirmed sightings or vocalizations of the Guam
broadbill have been reported since August 1984, despite surveys, and
the last captive bird died in February 1984. Therefore, we believe
enough evidence exists to declare the Mariana mallard and Guam
broadbill extinct and to remove them from the List of Endangered and
Threatened Wildlife.
    In accordance with 5 U.S.C. 553(d), we have determined that this
rule relieves an existing restriction and good cause exists to make the
effective date of this rule immediate. Delay in implementation of this
delisting could cost government agencies staff time and monies in
conducting formal section 7 consultation on actions that may affect a
species no longer in need of protection under the Act. Relieving the
existing restrictions associated with this listed species will enable
Federal agencies to minimize any delays in any ongoing or future
project planning and implementation actions that may have affected the
Mariana mallard and Guam broadbill.

Effects of This Rule

    This final rule revises Sec.  17.11(h) to remove the Mariana
mallard and the Guam broadbill from the List of Endangered and
Threatened Wildlife due to extinction. The prohibitions and
conservation measures provided by the Act, particularly sections 7 and
9, will no longer apply to these species. There is no designated
critical habitat for these species.
    The Mariana mallard and the Guam broadbill are protected by the
government of Guam (Pub. L. 15-36). Removal of these species from the
List of Endangered and Threatened Wildlife does not alter or supersede
their designation by the government of Guam as endangered species.

Paperwork Reduction Act

    This rule does not contain any new collections of information that
require approval by Office of Management and Budget (OMB) under the
Paperwork Reduction Act (44 U.S.C. 3501 et seq.). This rule will not
impose record keeping or reporting requirements on State or local
governments, individuals, businesses, or organizations. An agency may
not conduct or sponsor, and a person is not required to respond to, a
collection of information unless it displays a currently valid OMB
control number. Information collections associated with threatened and
endangered species permits are covered by an existing OMB approval and
are assigned control number 1018-0093, which expires March 31, 2004.

National Environmental Policy Act

    We have determined that Environmental Assessments and Environmental
Impact Statements, as defined under the authority of the

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National Environmental Policy Act of 1969, need not be prepared in
connection with regulations adopted pursuant to section 4(a) of the
Endangered Species Act of 1973, as amended. We published a notice
outlining our reasons for this determination in the Federal Register on
October 25, 1983 (48 FR 49244).

References Cited

    A complete list of all references cited herein is available upon
request from the Pacific Islands Fish and Wildlife Office (see
ADDRESSES section).

Author

    The primary author of this final rule is Fred Amidon, Ecological
Services, Pacific Islands Fish and Wildlife Office, U.S. Fish and
Wildlife Service (see ADDRESSES section).

List of Subjects in 50 CFR Part 17

    Endangered and threatened species, Exports, Imports, Reporting and
record keeping requirements, Transportation.

Regulation Promulgation

0
Accordingly, we amend part 17, subchapter B of chapter I, title 50 of
the Code of Federal Regulations as set forth below:

PART 17--[AMENDED]

0
1. The authority citation for part 17 continues to read as follows:

    Authority: 16 U.S.C. 1361-1407; 16 U.S.C. 1531-1544; 16 U.S.C.
4201-4245; Pub. L. 99-625, 100 Stat. 3500; unless otherwise noted.

0
2. Amend Sec.  17.11(h) by removing the entries for ``Mallard,
Mariana'' and ``Broadbill, Guam'' under ``BIRDS'' from the List of
Endangered and Threatened Wildlife.

    Dated: February 10, 2004.
Steve Williams,
Director, U.S. Fish and Wildlife Service.
[FR Doc. 04-3784 Filed 2-20-04; 8:45 am]

BILLING CODE 4310-55-P


Per difendere la ricerca scientifica italiana
Dichiarazione approvata a larga maggioranza dalla Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell'Università degli Studi di Milano.

La ricerca scientifica di base ha da sempre rappresentato il fondamento culturale della ricerca universitaria in ogni parte del mondo. È in larga misura comparabile all'arte, alla letteratura ed alla filosofia: libera espressione del pensiero umano, senza vincoli finalistici, con l'unico obbligo della sua diffusione attraverso riviste qualificate, allo scopo di un confronto e una verifica da parte dell'intera Comunità Scientifica. Di conseguenza questa ricerca non è programmabile, né sono prevedibili i suoi successi sia in termini di tempo che di applicazioni; dunque non può essere assoggettata alle esigenze del mercato, anche se sono le nuove conoscenze da essa scaturite che portano alle applicazioni commerciali più importanti. Sua sede naturale è l'Università ed altri Enti Pubblici di Ricerca.

A fronte di una tendenza diffusa a privilegiare gli obiettivi del trasferimento della conoscenza rispetto a quelli della ricerca nella amministrazione della vita universitaria, nonché delle ventilate ipotesi governative di ristrutturazione in senso aziendalistico ovvero di riconversione di prestigiosi Istituti di Ricerca nazionali, in considerazione del momento culturalmente difficile per il nostro paese, dato lo scarso prestigio di cui gode la ricerca scientifica presso il pubblico più ampio, che non conosce metodi, organizzazione e meccanismi di controllo di questa attività lavorativa,

il Consiglio della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell'Università degli Studi di Milano, riunitosi il 16/10/2002 in seduta plenaria, ribadisce che:

1. La ricerca scientifica è un obiettivo fondamentale dell'Università, e costituisce altresì presupposto indispensabile per una didattica di qualità volta a trasmettere contenuti innovativi e metodologie rigorose di speculazione.
2. Se da un lato la ricaduta dei risultati della ricerca scientifica nel miglioramento delle condizioni di vita degli esseri umani costituisce una verifica indispensabile della sua utilità, d'altra parte questa verifica non è esigibile in tempi certi. Questo implica che accanto alla ricerca finalizzata al raggiungimento di particolari obiettivi tecnologici deve sussistere un'ampia attività di ricerca di base mirata allo studio dei fondamenti del sapere, e di ricerche orientate alle applicazioni di tale sapere ma non finalizzate a prefissati obiettivi.
3. La ricerca di base e la gran parte delle ricerche orientate devono pertanto essere gratuite, ovvero non vincolate all'immediato ottenimento di ricadute economiche, bensì finanziate dalla Stato sulla base della valutazione delle ricerche proposte, autorevolezza di chi le propone e della validità intrinseca dei risultati che si ottengono. Tale gratuità infatti non vuol dire assenza di controlli. La comunità scientifica internazionale da sempre attua meccanismi di verifica e validazione dei risultati delle ricerche, meccanismi che lo Stato deve utilizzare ed eventualmente contribuire a migliorare al fine di assicurare un corretto utilizzo delle risorse impegnate. È altresì compito dello Stato assicurare la possibilità di accesso motivato a una dotazione economica adeguata per lo svolgimento delle ricerche a tutti coloro che siano stati ingaggiati nelle sue strutture di ricerca.

Il Consiglio propone di:

1. inviare questo documento a tutte le Facoltà scientifiche delle Università italiane al fine di stimolare una analoga presa di posizione e formulare un documento congiunto da inviare agli Organi di Governo dello Stato e della Comunità Europea, alla Comunità Scientifica Internazionale ed agli Organi di Informazione
2. organizzare un convegno rivolto soprattutto ai giovani, per spiegare e discutere come si fa ricerca, come è organizzato il sistema, dove trova la validazione dei suoi risultati, perché la ricerca di base è investimento e non spesa.



UNA SPECIE DI UCCELLI SU OTTO A RISCHIO ESTINZIONE-
E’ l’allarme lanciato nel corso della conferenza della Birdlife International che si sta svolgendo in questi giorni a Durban.
8 marzo 2004 - Una specie di uccelli su otto è minacciata di estinzione nel mondo a causa dello sviluppo incontrollato dell'agricoltura e della deforestazione, secondo un rapporto della Birdlife International reso pubblico in occasione dell'apertura a Durban di una conferenza mondiale.
Secondo "Lo stato degli uccelli del mondo 2004", sono 1.211 le specie minacciate, 179 delle quali sono a rischio grave, 344 elevato e 688 sono definite vulnerabili .
Novecentosessantasei specie minacciate hanno una popolazione inferiore ai 10.000 esemplari e per 77 specie ci sono meno di 50 uccelli ancora in vita.
Il rapporto stigmatizza in particolare l'impatto dello sviluppo agricolo massiccio e della deforestazione incontrollata. Ma un pericolo per i volatili è rappresentato anche dall'inquinamento, dagli incendi boschivi, dai cambiamenti climatici e dal traffico di specie rare.
Le zone più a rischio sono la zona costiera del Brasile, l'Himalaya, l'est del Madagascar e gli arcipelaghi dell'Asia del sudest.
La conferenza, cui partecipano 350 delegati da oltre cento paesi, si è inaugurata ieri e si concluderà il 13 marzo.(ANSA-AFP)




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CACCIA, DIETROFRONT DEL GOVERNO
5 marzo 2004
Ritirato il decreto legge di Alemanno e rispettata la volontà degli italiani. Ora si chiederà anche lo stop alla Camera per le 10 proposte di legge killer. Il plauso di Lav, Lipu, Animalisti Italiani e del presidente dell'Arcicaccia Marco Ciarafoni.

5 marzo 2004 - Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso del Consiglio dei Ministri, ha chiesto ed ottenuto il ritiro del disegno di legge sulla caccia che il Ministro delle Politiche Agricole Giovanni Alemanno intendeva far approvare dal governo.
“Si tratta di una grande vittoria per gli animali e per il 72% degli italiani favorevoli all’abolizione della caccia, di cui il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha saputo e voluto tener conto.” – dichiara soddisfatto ed entusiasta Walter Caporale, Presidente dell’associazione Animalisti Italiani Onlus – “Aumentare il periodo di caccia di 45 giorni (anche durante le fasi di migrazione, nidificazione e riproduzione), allungare di 22 le specie cacciabili, reintrodurre il nomadismo venatorio (ossia la possibilità per i cacciatori di sparare in tutta Italia e non solo nella propria regione) ed abolire le giornate di silenzio venatorio per permettere si sparare sette giorni su sette, sarebbe stato davvero troppo ed avrebbe superato ogni limite di decenza e di rispetto delle più elementari regole di civiltà e di convivenza.
La fauna selvatica non è di proprietà dei 700.000 cacciatori (ormai in via di estinzione, se è vero che dieci anni fa erano oltre un milione e mezzo) ma costituisce un patrimonio di tutti i 57 milioni di italiani: il diritto alla vita ed al rispetto degli animali non possono essere barattati per un pugno di voti! Ringraziamo dunque il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ed il Segretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Gianni Letta, per aver sostenuto le ragioni degli Animalisti Italiani e di tutte le associazioni animaliste ed ambientaliste”.
“A loro e al Parlamento, chiediamo ora ” – conclude Walter Caporale – “di bloccare l’approvazione delle dodici, vergognose, proposte di legge in discussione presso la Commissione Agricoltura della Camera (riunite in un testo unico), che propongono la riapertura della caccia nei Parchi, l’allungamento del calendario venatorio e l’aumento delle specie cacciabili”.
“Grazie Presidente Berlusconi, finalmente la volontà della maggioranza degli Italiani, assolutamente contrari al massacro della caccia, ha trovato ascolto”. Così la LAV commenta la decisone del Premier di ritirare definitivamente il Disegno di Legge del ministro Alemanno sulla liberalizzazione delle doppiette, sfiduciando di fatto un suo Ministro ora costretto ad incassare uno storico autogol.
“L’odierna conferenza stampa di Alemanno e del suo ineffabile consulente alla caccia, l’on. Berlato, è stata uno spettacolo incredibile – dichiara Ennio Bonfanti, responsabile “fauna” della LAV -: il goffo tentativo di salvare la faccia di fronte a questa patente e sonora bocciatura della loro politica ultravenatoria ed estremista è risultato oltremodo patetico! Un’arrampicata sugli specchi in un momento in cui il tandem Alemanno-Berlato, impallinati dalla saggia decisione del resto della maggioranza e del Governo, avrebbe dovuto fare una sola cosa, tacere. Forse in questo modo avranno capito cosa provano gli animali ad essere sotto il tiro dei fucili”.
Ma la LAV promette battaglia anche sull’altro fronte aperto: in Commissione Agricoltura, infatti, sono ben 10 le proposte di legge-killer presentate sia dal centrodestra sia dal centrosinistra che vogliono regalare ai cacciatori più libertà di massacro, più specie da fucilare, meno limitazioni ed impunità per i bracconieri. “Chiediamo al Presidente della Commissione, on. Giacomo De Ghislanzoni Cardoli, di prendere atto della decisione di Berlusconi e, quindi, di ritirare dall’ordine del giorno le proposte di legge – continua Bonfanti -. E’ chiaro che non è pensabile che Governo e maggioranza parlamentare seguano due direttrici diametralmente opposte su un tema come quello della caccia, dove l’opinione pubblica è schierata al 72% dalla parte della vita e contro la barbarie del piombo delle cartucce”.
La LAV si augura che con la decisione di oggi si chiuda finalmente l’attacco scellerato alla fauna ed alla natura che fino ad ora ha contraddistinto alcuni settori del mondo politico ed istituzionale. E’ ora che Governo e Parlamento operino per garantire una maggiore tutela della vita degli animali anche per non allontanare ancor di più il nostro Paese dall’Europa e dalla civiltà.
Per la LIPU si tratta di un "tentativo di stravolgere la legge 157 e riportare in vita una caccia che non esiste più e che non potrà più esistere è fallito. Ora si applichi la legge e si ritirino anche le proposte di legge in Parlamento. Un successo anche della Lipu che ha raccolto on line 10.000 firme in soli dieci giorni per dire no alla caccia selvaggia. Un risultato inaspettato persino per noi e che deve fare seriamente riflettere".
“E’ un atto di responsabilità che apprezziamo”: questo il commento a caldo della presidenza nazionale dell’Arcicaccia di fronte all’ufficializzazione dell’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri di venerdì prossimo nel quale non è stato inserito l’esame del disegno di legge sulla caccia. “ Ci auguriamo che prevalga, all’interno del Governo, la strada della riflessione e della ragionevolezza. Vogliamo poter credere che saranno evitate accuratamente scorciatoie e furbizie dell’ultima ora magari attraverso procedure fuori sacco”. “Alla riflessione dovrà seguire la convocazione da parte del Governo delle parti interessate ( agricoltori, cacciatori, ambientalisti ) per avviare il confronto di merito sui temi della conservazione ambientale, della tutela del patrimonio faunistico e della regolamentazione della caccia. In questo modo si eviterà il riaprirsi dello scontro sociale e qualsiasi polemica motivata da quello che verrebbe considerato, giustamente, l’intento elettoralistico dell’intera operazione”.
“In questo contesto – conclude la presidenza nazionale Arcicaccia - una possibile strada è già aperta: il Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale, già convocato dal ministro Alemanno per il prossimo 16 marzo, venga immediatamente integrato con le rappresentanze ancora mancanti ( ad iniziare dagli ambientalisti ) e ricostituito con le effettive rappresentanze istituzionali e ministeriali.”



SCIENZE

Arriveremo... arriveremo a pagare senz'altro per inoltrare le email !
L'idea: affrancare la posta elettronica contro lo spamming
Francobollo per le email: il plauso di Stanca
Il ministro per l'Innovazione e le Tecnologie dà il benvenuto alla proposta di una «tassa» per chi fa invii
di massa di e-mail
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ROMA - Il ministro per l'Innovazione e le tecnologie, Lucio Stanca, ha definito «benvenuta» una proposta - avanzata dal gruppo Microsoft - di far pagare una sorta di «francobollo» a chi fa invii in massa di e-mail in genere indesiderate, il cosiddetto «spamming». «Questa idea, come tutte le altre contro lo spamming, sono benvenute», ha detto Stanca parlando a giornalisti a (Reuters)
Bruxelles, sottolineando che questo delle e-mail indesiderate «è un fenomeno negativo, deteriore, che riduce l'utilità della posta elettronica e di internet».

SPEDIZIONI A GRAPPOLO - Il ministro ha però avvertito che non ci sono singole iniziative in grado risolvere il problema. La «proposta-Microsoft», ha sintetizzato il ministro riferendo su un'iniziativa poco pubblicizzata del gruppo informatico americano, riguarda solo le spedizioni «a grappolo, a gruppi, in grande quantita»: l'obbiettivo è quello di introdurre «meccanismi per cui si possa arrivare a far pagare questo grosso traffico e non il singolo messaggio». Non si tratta affatto dunque di far pagare una sorta di francobollo per ogni messaggio di posta elettronica inviato da utenti «normali» in quanto ciò rappresenterebbe «un rallentamento enorme per la diffusione delle e-mail», mentre ci devono essere politiche di «sostegno, diffusione e sviluppo».

8 marzo 2004 - Corriere.it



SCIENZE

Grande barriera corallina: morirà entro il 2050
I ricercatori australiani molto pessimisti: «Non c'è speranza»-
Lo rivela una ricerca del Centro studi marini dell'Università
del Queensland. La colpa? L'aumento della temperatura marina
SYDNEY - Il solo che non ha nulla da temere è il pesciolino Nemo. Tutti gli altri navigano, è proprio il caso di dirlo, in pessime acque. Ce lo dicono gli scienziati: la Grande Barriera Corallina australiana - una delle meraviglie del mondo - potrebbe scomparire presto e assieme a lei tutte le centinaia di specie di pesci coloratissimi ospitati nei suoi «anfratti».
I MOTIVI - La causa di tutto questo? L'innalzamento della temperatura del mare, un fatto così grave da determinare la peggiore delle previsioni: la morte della Grande Barriera entro il 2050. La terribile previsione è contenuta in una ricerca curata da Hans Hoegh-Guldberg, capo del Centro di studi marini dell'Università australiana del Queensland, e dal padre Ove, economista.
GLI EFFETTI DEL CLIMA - Per due anni, su commissione del dipartimento del turismo del Queensland e del Wwf, i ricercatori hanno esaminato gli effetti del surriscaldamento dell'oceano sulla sterminata barriera, lunga oltre 2.300 chilometri e croce per secoli anche dei più esperti navigatori. Nel rapporto di 350 pagine gli Hoeg-Guldberg non lasciano spazio all'ottimismo. Non c'è speranza, dicono, di scongiurare la «terrificante prospettiva a lungo termine» della morte dei coralli, dal momento che i «gas-serra» hanno già surriscaldato i mari e occorrerebbero decenni per bloccare questo processo.
LE PREVISIONI - «La copertura corallina si ridurrà a meno del 5 per cento sulla maggior parte della barriera entro la metà del secolo, nella migliore delle ipotesi», si legge nel documento, «è l'unica conclusione plausibile se le temperature del mare continueranno a innalzarsi». La previsione si basa sull'ottimistico presupposto che le acque si surriscaldino di 1 solo grado centigrado, mentre si teme che l'aumento di temperatura nei prossimi 100 anni sia tra 2 e 6 gradi. «Non vi sono prove che i coralli
possano adattarsi abbastanza velocemente da affrontare anche l'aumento più basso della temperatura», hanno sottolineato i due scienziati.
EFFETTI SOCIALI - Se la «Great Barrier Reef», nella quale restò imprigionato nel 1768 anche il grande capitano James Cook, dovesse sparire, vi sarebbe un riflesso sull'intero ecosistema del Mar dei Coralli. Tutti gli organismi che vivono attaccati alla barriera morirebbero. E sarebbe un danno gravissimo anche per l'economia locale e il settore turistico: le perdite sono state stimate in 6,24 miliardi di dollari, con la scomparsa di 12mila posti di lavoro, già entro il 2020. Costituita da 2.900 barriere collegate e 900 isole, la Grande barriera Corallina al largo della costa nordorientale australiana copre nel suo complesso una superficie di 345mila chilometri quadrati. Nelle sue acque vivono 1.500 specie di pesci.



SCIENZE
La Kodak stampa le foto scattate da cellulari
Servizio attivo da maggio anche in Italia
In 5 secondi si potranno stampare in formato 10x15 e 13x18 cm. Le stampe possono essere inviate anche via e-mail .
CANNES - Kodak punta sul mercato dei cellulari con fotocamera digitale in Europa con un nuovo servizio per la stampa delle fotografie scattate con i cellulari. Al 3Gsm World Congress a Cannes (Francia) è stato presentato il servizio che permette di caricare le foto e i video in un server centrale, inviarle via e-mail tramite infrarossi o bluetooth e stamparle in un chiosco.

Il servizio Kodak presentato a Cannes (AP)
specializzato Kodak (chiamato «Picture maker»). Il servizio sarà attivo da maggio in Italia, Germania, Francia, Spagna, Olanda e Inghilterra.: in 5 secondi si potranno stampare foto in formato 10x15 cm e 13x18 cm. Per questo, sono in corso trattative con diversi operatori telefonici. I prezzi per le stampe non sono ancora stati resi noti. Negli Stati Uniti, Kodak ha già attivato da tempo il servizio. In Europa Kodak ha già preso contatti con Nokia che commercializzerà cellulari compatibili con la tecnologia Kodak, e di essere in trattative con Vodafone, T-Mobile e Orange. Una ricerca stima che nei prossimi tre anni circoleranno in Europa oltre 250 milioni di cellulari con fotocamera incorporata .

TUTTO CON IL CELLULARE - Entro l'estate dunque gli utenti potranno accedere, sia da web che con un «cam-phone» compatibile con lo standard wap 2.0, al sito www.kodakmobile.eu.com (al momento ancora inesistente) e trasferire, condividere e stampare le foto e i video acquisiti con telefonini o macchine fotografiche digitali. Le foto, di cui sarà possibile ricevere le stampe direttamente a casa, potranno essere inviate anche via e-mail e saranno gestibili attraverso album virtuali. Sarà anche possibile, ma solo sui telefoni cellulari compatibili, condividere, visualizzare e ordinare direttamente dal cellulare le stampe delle immagini catturate: inizialmente il servizio supporterà esclusivamente i cellulari 6600, 7650 e 3650 di Nokia .



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Il gallo che canta all'alba non disturba la quiete pubblica
Il giudice: «Il gallo può cantare, non disturba la quiete»
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ROVERETO - Il gallo che canta all'alba non disturba la quiete pubblica e, quindi, non commette reato. Lo hanno stabilito i giudici della Corte d'Appello di Trento, che hanno assolto i due anziani proprietari del gallo che, secon- do il vicinato, dava troppo fastidio.
In primo grado, gli anziani coniugi erano stati condannati al pagamento di una multa di 250 euro. L'assoluzione dei due - e del gallo - risale a dicembre, ma solo in questi giorni sono state depositate le motivazioni della sentenza. «Per la configurabilità della contravvenzione di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone (articolo 659 del codice penale) - si legge - è necessario che i rumori, gli schiamazzi e le altre fonti sonore superino la normale tollerabilità ed abbiano, anche in relazione alla loro intensità, l´attitudine a propagarsi e a disturbare un numero indeterminato di persone e ciò a prescindere dal fatto che alcune persone siano state effettivamente disturbate».
«La verificazione dell'effetto perturbatore - si legge ancora nella sentenza - è da considerarsi in relazione all'ambiente nel quale il mezzo agisce e in cui può propagarsi la relativa molestia. No risulta che l´intensità dello strepitio dei galli sia potenzialmente idonea a perturbare, oltre la soglia della normale tollerabilità, anche il riposo degli abitanti viciniori». [Corriere della sera]
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nota:
dove finiremo di questo passo ? Non si usa più il cervello !




Gli uccelli acquatici trasportano microfauna
Uova e statoblasti si diffondono grazie alle migrazioni stagionali
L'interno dell'intestino di un'anatra forse non sembrerà particolarmente confortevole per viaggiare, ma per la fauna d'acqua dolce può costituire un veicolo ideale per gli spostamenti a lungo raggio. Una ricerca pubblicata sulla rivista "Global Ecology and Biogeography" mostra che piccoli invertebrati possono essere trasportati dagli uccelli migratori per centinaia di chilometri.
Molte minuscole creature d'acqua dolce, come le pulci d'acqua o i briozoi, sono prive di ali, e i biologi si sono sempre chiesti come riuscissero a diffondersi fra laghetti e pozze. L'ipotesi che venissero trasportati nel tubo digerente degli uccelli migratori era stata più volte scartata dagli ecologi. All'inizio della stagione delle migrazioni, infatti, le uova delle pulci d'acqua e gli stadi in letargo dei briozoi, detti "statoblasti", affonderebbero sul fondo fangoso, oltre il raggio degli uccelli che si nutrono.
Per risolvere la questione, gli ecologi Jordi Figuerola e Andy Green della stazione biologica Doñana di Siviglia, in Spagna, e Luis Santamaria dell'Istituto di Ecologia olandese di Nieuwersluis, nei Paesi Bassi, hanno deciso di osservare più da vicino quello che trasportano gli uccelli. In autunno e in primavera, i ricercatori hanno seguito alcune anatre e altri uccelli che migravano nel sud della Spagna. Esaminando gli escrementi degli uccelli, hanno scoperto che due terzi dei campioni contenevano centinaia di uova di pulce d'acqua, statoblasti di briozoi e persino fragili uova di insetti d'acqua.



SCIENZE

Migrazioni anticipate. E a rischio.
Circa 100 le specie da Australia, Cina, Giappone e sud-est asiatico
Numerosi uccelli sono partiti prima e si teme che diffondano il virus aviario dell'H5N1, che sta mettendo in crisi l'Asia

Rondini sui fili della luce nello Sry Lanka (Reuters)

Migrazioni a rischio quest’anno per gli uccelli. Da una parte aumenta il timore che gli spostamenti dei volatili selvatici possano contribuire alla diffusione dell'H5N1, il virus responsabile della influenza aviaria che sta mettendo in apprensione diverse nazioni asiatiche. Dall'altra, i cambiamenti climatici stanno anticipando in alcune aree del pianeta i grandi viaggi stagionali, con il rischio che i volatili non trovino all’arrivo condizioni di vita accettabili.

CONTATTO - Teoricamente i viaggiatori alati potrebbe contribuire a fare diventare veramente esplosiva la situazioni creatasi con la diffusione dell'influenza aviaria. In pratica, però, le probabilità di una pandemia da loro causata è scarsa. «Gli uccelli migratori - spiega una nota dell'Organizzazione Mondiale della Sanità - possono portare il virus dell'influenza aviaria a grandi distanze e diffonderlo attraverso i loro escrementi, contaminando così gli allevamenti. Il rischio maggiore si corre dove i volatili domestici sono in grado di muoversi liberamente, entrando così in contatto con i selvatici».

CENTINAIO - Sono almeno un centinaio le specie che migrano tra Australia e Cina, Giappone e sud-est asiatico. Tra queste, uccelli marini, alcuni aironi, anatre, molti limicoli e diversi passeriformi che, dalle aree di svernamento del sud est asiatico, si dirigono a nord, verso la Siberia. Movimenti minori riguarderanno invece l'Australia. «In Europa invece - spiega Fabrizio Bulgarini del Wwf - le migrazioni degli uccelli seguono soprattutto la rotta nord-est/sud-ovest senza però interessare il sud-est asiatico e la Cina. La maggior parte delle specie che attraversa il nostro Paese viene dall'Africa (settentrionale o tropicale) e va in Europa centrale e settentrionale, alcune specie in Siberia».

IN PARTENZA - Il virus, in teoria, a detta degli esperti, potrebbe arrivare da noi attraverso popolazioni che vengono progressivamente contagiate: dal sud-est asiatico all'India, dall'India al Pakistan, dal Pakistan al Medio-Oriente, dal Medio-Oriente al nord-Africa, dal nord-Africa all'Europa. Il contagio dell’uomo, tuttavia, appare difficile. Quest'anno le temperature miti stanno creando in alcune aree del pianeta delle situazioni insolite. L'alta pressione in Europa e i venti caldi sud occidentali stanno spingendo verso l'Inghilterra meridionale e l'Irlanda un numero sempre maggiore di rondini, balestrucci, topini e culbianchi.

FLUSSI - Anche l'Asia, non è da meno. In Corea vengono date già in partenza oche lombardelle, oche granaiole, oche-cigno, alzavole asiatiche, taccole di Daurie. «Da qualche anno notiamo dei cambiamenti nei flussi migratori e quest’anno i segnali appaiono consistenti - dice Alessandro Montemaggiori, ornitologo dell’Istituto di ecologia applicata di Roma -. E’ evidente che i mutamenti climatici nei continenti influiscono. Il rischio grande di questi anticipi migratori è che gli uccelli non trovino nella loro destinazione finale le condizioni ideali per sopravvivere».
Roberto Furlani
15 febbraio 2004 - Corriere.it



SCIENZE
Dal 9 al 29 febbraio se ne discuterà in un congresso in Malaysia

Allarme Onu: specie aliene minacciano l'ambiente
Sono animali, piante e microrganismi che viaggiano da continente a continente e mettono a rischio le specie autoctone
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STOCCOLMA - Gli alieni sono già tra noi e minacciano la sopravvivenze degli esseri viventi. Sembra la trama di un romanzo di fantascienza anni Cinquanta, invece è un serio allarme lanciato dalle Nazioni Unite che, anzi, tramite l'Organizzazione marittima internazionale (Imo) promuovono un congresso in Malaysia dal 9 al 20 febbraio per evitare l'estinzione di alcune specie e decine di miliardi di dollari di danni ogni anno.

La cozza zebrata (Dreissena polymorpha), originaria dai Balcani agli Urali, è una delle peggiori specie aliene. Nei Grandi laghi del Nord America intasa i moli e le condutture d'acqua provocando danni per 5 miliardi di dollari. Nei laghi italiani è segnalata dal 1969, e nel lago di Como sta diventando un problema.
DANNI INGENTI - Per specie aliene non si intendono quelle provenienti da altri pianeti, ma esseri viventi (animali, piante, micorganismi) originari di determinate zone che involontariamente (ma in certi casi volontariamente) l'uomo trasporta con i suoi viaggi in continenti dove erano sconosciuti e, dato che le specie autoctone non hanno difese nei loro confronti, provocano autentici disastri ambientali. Gli esempi nel passato sono numerosi. Per quanto riguarda le malattie si possono ricordare la peste nera diffusa dall'Asia in Europa, il morbillo e la varicella portate nelle Americhe dai conquistadores, virus che fecero stragi tra le popolazioni amerindie, le quali trasmisero agli europei la sifilide. Recentemente si può citare il virus dell'Aids che dall'Africa centrale si è diffuso in tutto il mondo. In Australia l'introduzione di gatti, topi e conigli portò all'estinzione alcune specie di marsupiali e ancora oggi gli australiani spendono ingenti somme ogni anno per proteggere gli animali più a rischio dall'invasione dei placentati, più prolifici e aggressivi rispetto ai paciosi marsupiali che per milioni d'anni si evolsero senza concorrenti in Australia.

TUTELARE LA BIODIVERSITÀ - Nessuno attualmente ha scoperto un sistema per combattere quelle che le Nazioni Unite efiniscono «specie aliene di invasione», uno dei più gravi pericoli che minacciano la biodiversità sulla Terra assieme al surriscaldamento del pianeta e alla distruzione degli habitat naturali provocata dagli

Il bel giacinto d'acqua (Eichhornia crassipes), originario dell'Amazzonia, provoca gravi problemi nei laghi africani dove impedisce l'ossigenazione delle acque
uomini. Le isole Hawaii, per esempio, hanno stimato di accogliere 20 nuove specie ogni anno, contro una ogni 70 mila anni accolte prima che l'uomo cominciasse a viaggiare raggiungendo queste isole del Pacifico. L'acqua scaricata dalle navi ne è spesso la causa, veicolando migliaia di «passeggeri clandestini».
«Gli sforzi per controllare l'arrivo di nuove specie sembrano davvero insufficienti», ha detto Greg Sherley, responsabile della segreteria per il Programma globale sulle specie invasive (Gisp) in Sudafrica, citando a esempio gli scarsi successi ottenuti come l'eliminazione di ratti dall'isola Campbell in Nuova Zelanda. L'incontro in Malesia studierà i sistemi per raggiungere una «significativa riduzione» entro il 2010 delle specie aliene: una delle proposte è la proibizione per le navi di scaricare le acque in mare a una distanza inferiore di 200 miglia dalle coste. Alltre proposte sono l'introduzione di filtri migliori, sterilizzatori agli ultravioletti sulle navi nei condotti delle acque di scarico.



New colony of Europe’s rarest breeding bird discovered

A new colony of Europe’s rarest breeding bird, Zino’s Petrel Pterodroma madeira, has been found in the central mountains of the island of Madeira, Portugal. The colony, with 20 chicks and at least 9 occupied nests, is also the largest-known for this Critically Endangered bird, which was previously thought to number only 20-30 pairs.

The colony was discovered in the Pico do Areeiro area of the Madeira Natural Park by the park authorities who have now closed off access to the breeding site until the exact size of the colony and potential risks from visitors are assessed. The site is located quite a distance from the only other three previously known colonies, all on inaccessible mountain ledges.

"This recent discovery reinforces the importance of the IBA for the conservation of this highly threatened species and moreover, it shows that more research is needed to protect the breeding grounds of the species." —Helder Costa, President, SPEA

Paulo Oliveira, head of the conservation division at the park said that he believes that further colonies may be found and that work was continuing to locate them.

The bird’s continued survival has been jeopardised by introduced black rats and feral cats, as well as humans, predating eggs and chicks, and by its habitat of well-vegetated ledges being reduced by grazing and trampling by goats and sheep.



Recensione CD audio
Andreas Schulze 17 Audio-CDs with 2817 recordings of 819 species
The Birdsongs of Europe, North Africa and the Middle East


Le origini degli uccelli
Il nuovo fossile potrebbe indicare l'esistenza di un antenato comune a tutti gli uccelli esistenti

È stato battezzato con il nome scientifico di Apsaravis ukhaana il fossile di circa 80 milioni di anni ritrovato nella località di Ukhaa Tolgod, nel Deserto del Gobi, nella Mongolia meridionale, da una spedizione finanziata dall’American Museum of Natural History di New York e dall'Accademia delle scienze mongola.
Il reperto, costituito dai resti molto ben conservati di un uccello delle dimensioni di un piccione, è descritto diffusamente un articolo apparso sull’ultimo numero della rivista «Nature». Analizzato da Julia Clarke, paleontologa della Yale University, e da Mark Norell, direttore della Divisione di paleontologia dell’American Museum of Natural History, il fossile ha permesso di formulare interessanti ipotesi sugli antenati degli attuali uccelli.
«Tutti gli uccelli esistenti – ha spiegato la Clarke – hanno un antenato comune. Questo fossile è appena al di fuori dal gruppo che include praticamente tutti i discendenti di questo antenato. Inoltre, è il reperto meglio conservato degli ultimi cento anni.»
Risale infatti a un secolo fa il ritrovamento dei resti fossilizzati di un Ichthyornis, il parente più prossimo degli uccelli viventi, ora conservato presso il Peabody Museum of Natural History di Yale.
Secondo i ricercatori, l’Apsaravis ukhaana fossile permette di confutare l’opinione secondo la quale gli orniturini, i parenti più prossimi degli uccelli esistenti, popolavano solo le zone costiere, mentre le regioni più interne erano dominate dagli enantiorniti, che si estinsero alla fine del Cretaceo, 65 milioni di anni fa. I resti degli enantiorniti infatti sono relativamente abbondanti nei depositi terrestri risalenti al Mesozoico.
«La nostra scoperta – conclude Norell – suggerisce che non c’è ragione di credere che ci fosse popolazione delle sole zone costiere. Ora abbiamo una prova che un antenato degli uccelli attuali viveva in una zona continentale. Inoltre, si aprono nuove prospettive per lo studio dell’origine del volo. Il nuovo fossile presenta, in un osso della zampa, le caratteristiche che indicano la disposizione dei muscoli responsabili dei movimenti necessari per il colpo d’ala.»



Dinosauro o uccello?
Risale a 75 milioni di anni fa ed è perfettamente conservato

Zampe anteriori simili ad ali artigliate, copertura di penne e corpo adatto alla vita sulla terraferma: questo probabilmente era l'aspetto del Bambiraptor feinbergi, il misterioso animale a metà strada tra il dinosauro e l'uccello di cui è stato rinvenuto lo scheletro fossilizzato.
Secondo le stime del Florida Institute of Paleontology, il reperto risale a 75 milioni di anni fa ed è il primo a testimoniare l'esistenza di una specie che confermerebbe la discendenza dei volatili dai grandi rettili, già ipotizzata con il Sinornithosaurus millenii, ritrovato l'anno passato nella regione cinese dello Yixianin.
Questa volta a fare la scoperta non è stato un gruppo di professionisti ma un quattordicenne a caccia di fossili nel Glacier National Park, nel Montana settentrionale. Nonostante l'inesperienza, l'intervento dell'archeologo improvvisato non ha compromesso l'integrità del reperto. «Non ho mai visto un'esemplare così completo» ha commentato John Ostrum, docente di paleontologia alla Yale University. «Non è chiaro se fosse in grado di volare, ma da punto di vista anatomico è il dinosauro più simile a un uccello mai ritrovato, soprattutto nella zona dello sterno e delle ossa delle zampe anteriori.»
Lo scheletro fossilizzato sarà esposto presso il Graves Museum of Archaeology and Natural History, in Florida, grazie all'intervento di Michael Feinberg, investitore e filantropo che ha acquistato, e battezzato, il reperto.
«L'altra metà del nome deriva da bambi, il cerbiatto del film di Walt Disney» ha spiegato Kraig Dertsler, ricercatore della University of New Orleans. «Le dimensioni e il peso dovrebbero essere all'incirca gli stessi: novanta centimetri di lunghezza per tre chili di peso. Tale struttura fa pensare a un predatore di piccoli mammiferi e piccoli rettili; le sue armi erano denti acuminati, artigli e una coda lunga 45 centimetri, usata come una frusta. Veloce e dotato di un olfatto molto raffinato, il Bambiraptor viveva in un'ampia area coperta da foreste che corrisponde all'attuale Montana, nell'epoca in cui le Montagne Rocciose cominciavano appena ad affiorare.»



23.01.2004
Uccelli europei in pericolo
Il declino è forte soprattutto nell'Europa nord-occidentale

Nel giro di un quarto di secolo, l'agricoltura moderna in Europa ha ridotto di un terzo il numero di 24 comuni specie di uccelli. Lo sostiene uno studio di ornitologi della Royal Society for the Protection of Birds, di BirdLife International e dell'European Bird Census Council. Secondo i ricercatori, il declino è forte soprattutto nei paesi dell'Europa nord-occidentale e nelle regioni più soggette a coltivazioni intensive.
Lo studio, che fornisce un indicatore dell'andamento delle popolazioni di uccelli selvatici nelle regioni agricole, comprende informazioni su specie che abitano in undici degli attuali membri dell'Unione Europea, in cinque di quelli che vi entreranno a maggio 2004, più la Svizzera e la Norvegia. L'indicatore mostra che, in tutta Europa, gli esemplari delle specie prese in considerazione (fra le quali allodole, pavoncelle e zigoli gialli) sono calati di un terzo dal 1980, soprattutto a causa dell'agricoltura intensiva.
BirdLife sostiene che i nuovi futuri membri dell'UE debbano imparare dall'esempio dei membri fondatori. "Se l'ambiente e la fauna non verranno messi al centro delle politiche agricole - spiegano i ricercatori - ci sarà un ulteriore declino o persino l'estinzione di molte specie, soprattutto nelle regioni finora rimaste intatte e risparmiate dai danni prodotti dalle coltivazioni intensive".



La riproduzione degli uccelli canori
L'ormone GnRH presenta una terza forma mai osservata prima

Gli scienziati sanno da tempo che stimoli auditivi come il canto possono influenzare il rilascio di ormoni e la crescita delle gonadi negli uccelli canori. Ma come il cervello riesca a captare suoni specifici, a interpretarli correttamente e a tradurli in segnali ormonali e comportamentali, è sempre rimasto un mistero. Ora nuovi indizi suggeriscono l'esistenza di una terza forma di un ormone chiave per la riproduzione che potrebbe rappresentare il legame fra i canti e l'aumento di attività procreativa degli uccelli.
Che di un particolare ormone per la riproduzione, il GnRH, esistano due tipi diversi è un dogma acquisito da tempo dai biologi degli uccelli: solo una delle due forme, in realtà, attiva una "pubertà" stagionale ogni primavera in preparazione alla riproduzione. Ora però i ricercatori dell'Università di Washington e dell'Università del New Hampshire hanno scoperto che una terza forma dell'ormone, osservata per la prima volta nella lampreda, è presente anche nel cervello degli uccelli canori.
Lo studio mostra che GnRH-III può innescare il rilascio di ormone luteinizzante dalla ghiandola pituitaria e influenzare la crescita della gonade, cosa che in condizioni normali può essere fatta soltanto da una delle altre forme di GnRH. In un articolo pubblicato sul numero di dicembre/gennaio della rivista "Brain, Behavior and Evolution", George Bentley e colleghi sostengono che "la scoperta è interessante, in quanto molti uccelli si riproducono stagionalmente, in presenza di condizioni favorevoli in primavera". L'ormone GnRH-III si trova nell'ipotalamo, dove viene liberato dalla ghiandola pituitaria, ma anche nelle regioni del cervello che innescano ed elaborano i processi auditivi. Dunque sembra collegato al meccanismo che consente al cervello di captare un segnale esterno - il canto - e di innescare una risposta fisica o comportamentale.



Come gli uccelli riconoscono i canti
I neuroni rispondono ai canti sia individualmente sia come popolazione

Ricercatori dell’Università di Chicago stanno studiando gli storni europei per cercare di scoprire come gli uccelli sono in grado di riconoscere i canti e i richiami. Lo studio ha permesso di gettare nuova luce sui processi con cui il cervello impara, riconosce e ricorda suoni complessi a livello cellulare. In un articolo pubblicato sulla rivista “Nature”, gli scienziati mostrano come i canti che gli uccelli hanno imparato a riconoscere inneschino risposte sia nei neuroni individuali sia nelle popolazioni di cellule del loro cervello.
“Abbiamo scoperto – afferma Daniel Margoliash, docente di biologia e di psicologia e co-autore dello studio – che le cellule in una parte del cervello vengono alterate in modo significativo dal processo di apprendimento. Man mano che gli uccelli imparano a riconoscere determinati canti, le cellule di quest’area diventano sensibili a particolari schemi sonori od oggetti auditivi che fanno parte del canto memorizzato, senza invece manifestare la stessa sensibilità di fronte agli schemi dei canti non familiari. Cellule specifiche del cervello si ‘sintonizzano’ in rapporto a ciò che l’uccello sta imparando”.
Come il cervello percepisce e interpreta gli stimoli dal mondo esterno è una questione fondamentale nel campo delle neuroscienze. Esistono molti tipi di sistemi mnemonici nel cervello: i ricordi di parole, suoni di voci o schemi musicali sono componenti importanti dell’esperienza umana giornaliera e sono essenziali per la normale comunicazione, “eppure – spiega Margoliash – sappiamo ben poco di come questi ricordi si formano nel cervello e di come vengono riutilizzati”.
I canti degli uccelli costituiscono un ottimo banco di studio: gli esperti sono spesso in grado di riconoscere moltissime specie di uccelli soltanto dal loro richiamo. E per gli animali riconoscere correttamente i canti, spesso fino al punto di identificare i singoli esemplari, è essenziale per il successo dell’accoppiamento.
Il principale autore dello studio, il biologo Timothy Gentner, ha avuto l’idea di studiare questa capacità addestrando in laboratorio alcuni uccelli a riconoscere canti specifici. Gli uccelli sono stati addestrati a premere differenti bottoni su un piccolo pannello metallico a seconda del canto che veniva fatto loro udire. In caso di risposta corretta, gli animali venivano premiati con del cibo. I risultati suggeriscono che gli storni imparano a riconoscere i diversi canti dai singoli pezzi (“motivi”) che li formano. Anche uno o due motivi familiari all’interno di un canto altrimenti sconosciuto erano sufficienti a innescare il riconoscimento.
Per esaminare i meccanismi neurali coinvolti con la memoria uditiva, Gentner e Margoliash hanno poi misurato gli impulsi elettrici dai singoli neuroni nell’area uditiva del cervello, nota come cmHV, quando agli uccelli veniva fatto ascoltare un canto ben noto, un canto del tutto nuovo o un suono sintetico come rumore bianco. Come popolazione, le cellule del cervello rispondevano in modo più forte ai canti che gli uccelli avevano già imparato a riconoscere. Singolarmente, la maggioranza dei neuroni rispondeva ciascuno a un solo canto, e quasi tutti (il 93 per cento) rispondevano a un motivo che faceva parte dei canti già appresi.



Uccelli affamati e richiami d’amore
Il repertorio canoro dei maschi dipende dalla qualità della vita trascorsa

Un gruppo di biologi dell’Università di Cardiff, in Galles, ha osservato che se gli uccelli giovani soffrono spesso la fame, crescendo rischiano di non essere in grado di produrre richiami d’amore soddisfacenti, mettendo così a repentaglio la propria possibilità di riprodursi.
Le femmine, quando devono scegliere un compagno, guardano spesso a un piumaggio stravagante o al colore brillante del becco. Questo perché si tratta di caratteristiche che rivelano il vigore e la salute del maschio. Ma anche il canto svolge un ruolo importante, anche se i ricercatori non hanno ancora compreso come l’abilità musicale possa rispecchiare la salute dell’uccello. Una possibile spiegazione, la cosiddetta ipotesi dello stress nutrizionale, afferma che i maschi che soffrono spesso la fame all’inizio della loro vita, quando cioè si sviluppano le strutture del cervello associate con il canto, finiscono con cantare in modo scadente. Le femmine che cercano il miglior compagno, dunque, farebbero bene a evitare i maschi con un pessimo repertorio canoro.
Per verificare questa teoria, Kate Buchanan e colleghi hanno allevato 48 storni europei maschi e femmine. Metà degli uccelli sono stati nutriti a volontà, mentre agli altri per 80 giorni è stato dato il cibo a intervalli irregolari, a cominciare da un mese dopo la nascita. Nove mesi dopo, i maschi che avevano sperimentato lo stress nutrizionale passavano meno tempo a cantare e producevano anche richiami più corti e ripetitivi.
I ricercatori hanno osservato che una scarsa alimentazione influisce anche su altri aspetti della salute degli uccelli. Gli animali stressati producevano meno anticorpi quando si trattava di combattere cellule di sangue alieno a loro iniettate. Altre caratteristiche della risposta immunitaria, però, erano normali, così come i livelli ormonali. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Proceedings of the Royal Society"



Uccelli dai becchi colorati
Gli ornamenti sessuali segnalano la capacità individuale di combattere le infezioni di parassiti e le malattie

Un becco dal colore vivace e intenso è una caratteristica importante per un uccello che cerca una compagna. Una nuova ricerca suggerisce che i becchi rossi o arancioni di certi uccelli maschi sono un indice di un sistema immunitario in salute, fondamentale nella stagione degli accoppiamenti.
Due articoli apparsi sul numero del 4 aprile della rivista “Science” forniscono la prima prova diretta del fatto che i becchi colorati dei maschi di due specie di uccelli danno informazioni sui sistemi immunitari degli individui. Quando le femmine scelgono in base al becco, non fanno altro che selezionare i maschi più in salute. Un gruppo di ricercatori britannici dell’Università di Glasgow si è concentrato sul colore dei becchi dei diamanti mandarini, mentre un gruppo di francesi dell’Università di Borgogna e del CNRS di Digione ha studiato i becchi dei merli.
“I due studi sono complementari. - ha commentato Stephen Simpson, redattore della rivista - Entrambi usano misure del sistema immunitario per andare al di là delle semplici assunzioni e mostrare come i becchi dai colori più vivaci indichino in modo accurato quali sono gli uccelli più sani”. Nel mondo animale, spesso i maschi sfoggiano le caratteristiche più vistose e frivole, come la coda del pavone e la cresta del gallo. Molti scienziati avevano ipotizzato che queste avessero a che fare con lo stato di salute dell’animale e non soltanto con la necessità di attirare l’attenzione delle femmine.
I carotenoidi, i pigmenti rossi e gialli che colorano i becchi dei maschi di alcune specie di uccelli, stimolano la produzione di anticorpi e assorbono alcuni dei radicali liberi che vengono prodotti durante la risposta immunitaria. Gli uccelli non possono sintetizzare i carotenoidi: devono ottenerli tramite la dieta.



Uccelli e igiene del nido
Le femmine riescono a preservare la nidiata anche grazie alle sensazioni olfattive

Alcuni uccelli intessono nei loro nidi piante aromatiche per mantenere i loro nidi freschi e liberi da insetti e agenti patogeni vari, che potrebbero mettere in pericolo la nidiata. Questo comportamento è stato osservato nelle cinciallegre blu che vivono in Corsica. La femmina di questi uccelli inizia a raccogliere lavanda, curry, menta ed altre piante aromatiche poco dopo aver deposto le uova e continua a farlo fino a quando i piccoli non abbandonano il nido. La scoperta è stata descritta sulla rivista "Ecology Letters".
"Si comportano - ha spiegato Marcel Lambrechts, del Centre d'Ecologie fonctionelle et évolutive de Montpellier - come dei veri esperti di botanica e compiono un lavoro fantastico nello sfruttare il loro ambiente per proteggere i piccoli."
Gli uccelli fanno una miscela di 10 piante aromatiche, scelte fra le 250 che vivono nel loro ambiente. Molte delle sostanze contenute in queste piante tengono alla larga batteri, virus, parassiti, funghi ed insetti. I ricercatori hanno provato a rimuovere le piante aromatiche da 64 nidi e hanno poi nascosto sotto di essi una scatola, a volte vuota e a volte piena di erbe aromatiche. Nelle prime 24 ore, solo gli uccelli con le scatole vuote hanno ripristinato la scorta di erbe dei loro nidi, ma dopo 48 ore, anche l'altra metà degli uccelli ha iniziato il raccolto, man mano che l'odore delle piante scompariva.
"Questa prova sul campo mostra direttamente che gli uccelli stanno prestando attenzione agli indizi olfattivi," dice Larry Clark, che studia un simile comportamento in alcune specie di uccelli presso National Wildlife Research Center di Fort Collins in Colorado.



Il tempo di deporre
Le cinciarelle sembrano in grado di valutare il momento di massima disponibilità di cibo per i piccoli

Per molti uccelli il tempismo nel deporre le uova è essenziale, perché esse si Per molti uccelli il tempismo nel deporre le uova è essenziale, poiché esse devono schiudersi durante la breve abbondanza primaverile di cibo. Ora un nuovo studio ha mostrato che alcuni uccelli decidono quando è il momento giusto in base all'esperienza accumulata l'anno precedente. La scoperta implica che questi uccelli sono in grado di adattarsi più facilmente agli eventuali cambiamenti climatici indotti dal riscaldamento globale.
Ogni anno, man mano che le querce europee si ricoprono di foglie, i bruchi escono dalle loro uova e divorano il fogliame. Le due settimane di abbondanza dei bruchi forniscono alla cinciarella il cibo necessario per soddisfare i bisogni di una nidiata. Gli uccelli usano probabilmente molti indicatori, come la durata del giorno, per capire che la primavera è in arrivo, ma alcuni ricercatori hanno suggerito che anche l'esperienza possa svolgere un ruolo importante. Gli uccelli che un anno si riproducono troppo tardi o troppo presto possono imparare dal loro errore e migliorare il loro tempismo.
Fabrizio Grieco, ricercatore del Center for Terrestrial Ecology di Heteren, in Olanda, ha tenuto sotto controllo per due anni consecutivi, insieme ad alcuni colleghi, varie coppie di cinciarelle mentre si riproducevano in scatole appositamente allestite. Il primo anno gli uccelli hanno la tendenza a riprodursi più tardi del picco di popolazione dei bruchi, per poi anticipare l'anno successivo. I ricercatori hanno rifornito alcune coppie con razioni supplementari di bruchi e vermi. I risultati, pubblicati sulla rivista "Science", hanno mostrato che queste coppie non solo non hanno anticipato la riproduzione, l'anno successivo, ma l'hanno addirittura ritardata. Forse, hanno suggerito i ricercatori, il supplemento di cibo del primo anno ha fatto pensare agli animali che nel secondo il massimo dell'abbondanza si sarebbe presentato più tardi.



L'inganno del cuculo
Il cuculo dal petto rosso depone le sue uova nei nidi di 22 specie di uccelli diverse

Il cuculo è solito frodare altri uccelli, nei cui nidi depongono le uova lasciandogli l'incombenza di allevare i propri piccoli. Gli scienziati si sono chiesti a lungo come mai solo pochi di questi genitori adottivi eliminano le uova degli intrusi, che spesso sembrano molto diverse dalle loro. Un nuovo studio mostra che le uova sono in realtà molto simili, a patto di guardarle con gli occhi degli uccelli, sfruttando cioè anche la radiazione ultravioletta.
Gli ornitologi Michael Cherry, dell'Università di Stellenbosch, in Sud Africa, e Andrew Bennett, dell'Università di Bristol, in Inghilterra, il cuculo dal petto rosso, un uccello africano che depone le sue uova nei nidi di 22 specie di uccelli diverse. Nel loro studio, pubblicato sui «Proceedings of the Royal Society», i ricercatori hanno studiato le uova del cuculo e delle specie parassitate utilizzando le collezioni dei musei. Anche se all'apparenza le uova erano molto diverse, l'analisi con uno spettrometro a riflessione in grado di osservare anche la luce ultravioletta ha permesso di scoprire delle somiglianze che l'occhio umano non percepisce.



Pulcinelle di mare in pericolo
Le acque troppo calde allontanano i pesci di cui gli uccelli si nutrono

I cambiamenti climatici globali potrebbero avere gravi ripercussioni sulla sopravvivenza dei puffini (pulcinelle di mare), incidendo sulla loro capacità di provvedere al cibo per i piccoli. Una colonia di questi uccelli marini, al largo delle coste canadesi della Columbia Britannica, ha già perso quasi tutti i suoi piccoli diverse volte nel corso degli ultimi tre decenni. Una nuova ricerca ora punta il dito contro l’acqua troppo calda.
Almeno sei volte a partire dal 1975, le 50.000 coppie di puffini di Triangle Island non sono riuscite a far crescere più di una manciata di pulcini contro le solite migliaia. Le cause sembravano sconosciute agli scienziati, fino a quando l’ecologa Carina Gjerdrum dell’Università del Connecticut e colleghi non hanno confrontato i dati delle 16 stagioni di allevamento della colonia fra il 1975 e il 2002 con le registrazioni della temperatura superficiale dell’acqua nella vicina Pine Island.
Il team ha scoperto che le nidiate dei puffini sono cresciute al massimo negli anni in cui la superficie marina aveva una temperatura compresa fra 8,9 e 9,9 °C. Quando invece la temperatura saliva al di sopra dei 9,9 °C, i tassi di crescita precipitavano e i pulcini che sopravvivevano erano pochi, o nessuno. Lo studio è stato descritto in un articolo pubblicato sul numero del 14 luglio della rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”.
Gjerdrum sospetta che l’acqua più calda possa influenzare la disponibilità della principale fonte di cibo dei puffini, un pesce chiamato lancia di sabbia (Ammodytes hexapterus). I pesci potrebbero nuotare verso acque più fredde, allontanandosi da Triangle Island. Poiché i pulcini necessitano di diversi pasti al giorno, i loro genitori non possono volare molto lontano dall’isola in cerca di cibo. Così sono costretti a cavarsela con pesci meno nutrienti.
I dati di Pine Island rivelano un aumento complessivo della temperatura dell’acqua di 0,9 °C negli ultimi 66 anni. Se questo andamento continuerà, la colonia di Triangle Island sarà destinata a scomparire.



Autorità Alimentare Europea

L'Autorità Alimentare Europea nasce su proposta della Commissione Europea per ricucire lo strappo nei rapporti tra le istituzioni e i cittadini a tavola.
E non a caso. Sono 360 milioni i consumatori europei, ogni giorno a confronto con crisi ed emergenze alimentari: dall'attualissimo problema della "mucca pazza", ai "polli alla diossina", sino all'approccio con i prodotti transgenici. Per affrontarli in modo omogeneo, evitando posizioni contraddittorie tra Stati, rischi di inefficienza e soluzioni tampone di fronte agli allarmi nazionali, la Commissione europea ha proposto nel gennaio 2000 - con il Libro bianco sulla sicurezza alimentare - una revisione delle politiche a favore dei consumatori dell'Unione e l'istituzione di un'Autorità Alimentare Europea.

I compiti
La futura Autorità - che dovrà rispondere alle caratteristiche di indipendenza, obiettività e trasparenza - avrà tra i suoi compiti:

Le cifre e l'iter
L'Autorità Alimentare Europea dovrà essere operativa per l'inizio del 2002. Potrà disporre di un budget annuo di 40 milioni di euro (quasi 80 miliardi di lire) e impiegherà all'inizio 255 persone, che diventeranno 330 in un triennio.
La proposta legislativa della Commissione per l'Autorità Alimentare Europea (8 novembre 2000), attualmente all'esame del Parlamento Europeo e del Consiglio dei Ministri UE, ha già riscosso un giudizio politico positivo da parte dei Capi di Stato e di Governo nel vertice europeo di Nizza del dicembre scorso.
In breve
L'obiettivo è quello di creare un organismo indipendente, capace di presentare al legislatore comunitario pareri scientifici credibili, frutto delle informazioni più attuali, in continuo confronto con i centri scientifici europei ed internazionali, tale da diventare mediatore in caso di dissensi tra stati o istituzioni, di allertare e informare tempestivamente i cittadini e soprattutto di prevenire crisi alimentari.
 



07.01.2004
Galline in fuga
Muovere gli arti richiede più energia del previsto

Alcuni ricercatori della Northeastern University di Boston, negli Stati Uniti, hanno dimostrato che, contrariamente a studi precedenti, muovere le gambe durante l'atto della corsa richiede una frazione di energia piuttosto significativa. In contrasto con l'ipotesi più affermata, secondo la quale la forza prodotta quando il piede è sul terreno (fase di posizione) è l'unica a determinare il costo energetico della corsa, gli scienziati hanno osservato che parte dell'energia viene usata per alimentare i muscoli che muovono l'arto quando è sollevato dal terreno (fase di spostamento).
Nello studio i ricercatori, guidati dal biologo Richard Marsch, hanno stimato l'energia misurando il flusso di sangue ai muscoli delle gambe posteriori di una gallina faraona. In contrasto con l'ipotesi di C. Richard Taylor, che sostiene che i costi della fase di spostamento sono così bassi da poter essere ignorati, i ricercatori hanno dimostrato che in quella fase i muscoli, in effetti, consumano il 26 per cento dell'energia usata dagli arti durante la corsa. Durante la fase di posizione, invece, i muscoli consumano il restante 74 per cento dell'energia. Queste scoperte rappresentano la prima osservazione diretta dei muscoli durante la corsa, e suggeriscono che l'ipotesi di Taylor debba essere rivista o modificata. I risultati dello studio sono stati pubblicati sul numero del 2 gennaio della rivista "Science".



Il risparmio energetico dei pinguini
Dalla ricerca indicazioni preziose anche per l’uomo

Secondo i ricercatori dell' Università della California a Berkeley, il procedere goffo e ondeggiante dei pinguini costituisce un significativo vantaggio per la deambulazione, poiché permette un notevole risparmio di energie.
Notoriamente i pinguini sono eccellenti nuotatori ma una volta arrivati sulla terraferma o sul ghiaccio si muovono in un modo che appare impacciato. Ciò non è soltanto un effetto estetico: secondo le ricerche, infatti, tali animali spendono, a parità di tragitto, più energia di qualunque altro animale dello stesso peso. Ma ciò non dipende affatto dall’ondeggiamento.
«Il problema reale – spiega Timothy Griffin, del College of Letters and Science dell'Università della California a Berkeley – sta nelle zampe molto corte, non nell’ondeggiamento. Ciò li costringe a generare forza muscolare in modo molto rapido.»
Secondo la teoria proposta già nel 1990 da Rodger Kram, biologo dell'Università del Colorado a Boulder e autore insieme a Griffith dell’articolo apparso su «Nature» – durante la corsa gli animali utilizzano una quantità di energia inversamente proporzionale al tempo di applicazione della forza tra zampa e terreno a ogni passo. Gli animali a zampe corte sono in contatto col terreno per un tempo minore di quelli a zampe lunghe che corrono alla stessa velocità: per questo motivo i muscoli devono muoversi più rapidamente. E i muscoli veloci sono meno economici.
La scoperta potrebbe fornire importanti indicazioni sull’evoluzione dei pinguini ma anche sul comportamento delle donne incinte o delle persone in sovrappeso.
«Il movimento di ondeggiamento – ha continuato Griffith – è analogo a un pendolo invertito che oscilla ritmicamente avanti e indietro. Al termine di ciascuna oscillazione, quando il pinguino è momentaneamente fermo, l’energia del moto laterale è immagazzinata in forma di energia potenziale.
Nel movimento di ritorno, tale energia è convertita efficacemente in energia cinetica che raggiunge il suo massimo quando passa per la direzione verticale. Il moto in sostanza aiuta a sollevare il centro di massa: senza il «pendolamento» i muscoli dovrebbero svolgere un lavoro aggiuntivo.»



05.01.2004
Un collo di bottiglia evolutivo
L'accoppiamento fra parenti stretti innesca un dannoso interscambio genetico

Quando la dimensione di una popolazione di animali è molto ridotta, si parla di "collo di bottiglia" evolutivo: gli individui sono costretti ad accoppiarsi con parenti stretti, riducendo la salute (fitness) della prole a causa dell'interscambio genetico. Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences" cerca di descrivere quantitativamente questo fenomeno.
I ricercatori James V. Briskie e Myles Mackintosh dell'Università di Canterbury, in Nuova Zelanda, intendevano determinare la dimensione minima della popolazione nella quale si manifestano le conseguenze negative del "collo di bottiglia" sulla fitness degli uccelli. Gli scienziati hanno studiato 22 specie native della Nuova Zelanda, con colli di bottiglia variabili fra 5 e 5.500 individui. Gli autori hanno confrontato le dimensioni della popolazione con il tasso di fallimento della covata fra queste specie. Come controllo sono state usate altre 15 specie addizionali, senza collo di bottiglia, con popolazioni superiori ai 10.000 individui.
Il fallimento era maggiore fra le popolazioni inferiori ai 150 individui, ma era osservabile anche nelle popolazioni fino a 600 individui. Nonostante questi dati, gli sforzi di conservazione per trovare nuove popolazioni di specie in pericolo coinvolgono di solito meno di 75 individui.
In conclusione, gli autori dello studio consigliano ai conservazionisti che lavorano per salvare le specie in pericolo di rivalutare i propri metodi: in caso contrario, potrebbero involontariamente ridurre la vitalità a lungo termine delle specie che stanno tentando di proteggere.

James V. Briskie, Myles Mackintosh, Hatching failure increases with severity of population bottlenecks in birds. Proceedings of the National Academy of Sciences.



18.12.2003
Israël - Décembre 2003
Le virus du Nil occidental (VNO) un fléau méconnu...
En 2002 un troisième cas d'infection par le Virus du Nil Occidental a été détecté dans le secteur d'Hod Hasharon.
Le virus du Nil occidental (VNO) fait partie de la famille des Flaviviridae (genre Flavivirus). Il est étroitement relié à plusieurs flavivirus transmis par les moustiques qui causent des maladies chez les humains sur différents continents. Le VNO est maintenu dans un cycle de transmission mettant en cause des espèces d'oiseaux et de moustiques. Le virus du Nil occidental a été isolé pour la première fois en 1937 en Ouganda dans le district du Nil occidental. Depuis, des éclosions du VNO sont survenues en Égypte, en Israël, en Afrique du Sud, dans certaines régions de l'Asie, de l'Europe et maintenant en Amérique du Nord.
Le virus du Nil occidental est transmis aux humains par la piqûre d'un moustique infecté qui s'est nourri du sang d'un oiseau porteur du virus. Il doit s'écouler une certaine période (environ deux semaines) avant qu'un moustique ayant piqué un oiseau infecté puisse transmettre le virus à un humain ou à un animal.
L'infection se caractérise par une fièvre intense accompagnée de maux de tête, de douleurs dorsales et musculaires, d'une toux, de gonflements ganglionnaires situés au niveau du cou, ainsi que, souvent, d'une éruption cutanée, de nausées et de douleurs abdominales. Dans près de dix pour cent des cas, les médecins observent des complications infectieuses sévères (encéphalites, hépatites, pancréatites ou myocardites). On ne dispose alors d'aucun traitement médicamenteux spécifique efficace.
Lorsqu'une personne a été piquée par un moustique infecté, le VNO se multiplie dans son système sanguin. Si le virus traverse la barrière hémato-encéphalique pour atteindre le cerveau, il causera alors une inflammation du tissu cérébral et entravera le fonctionnement normal du système nerveux central. Rien n'indique que le virus puisse être transmis d'une personne à une autre. Par exemple, vous ne pouvez contracter l'infection en touchant ou en embrassant sur la bouche une personne infectée. Les personnes âgées, les jeunes et les personnes dont le système immunitaire est affaibli sont cependant plus exposés au risque.
La probabilité d'être piqué par un moustique porteur de l'infection est faible. Même dans les régions où les moustiques sont porteurs du virus, une faible proportion des moustiques - moins de 1 % - est susceptible d'être infectée. Tout porte à croire que même si le moustique est infecté, moins de 1 % des personnes piquées puis infectées connaîtront de graves problèmes de santé.
Si une personne est infectée par le virus du Nil occidental, cette personne développe alors une immunité permanente contre une éventuelle infection par le virus. Toutefois, cette immunité peut s'atténuer au cours de la vie du sujet.
Le premier cas d'infection a été détecté en Israël dans les années 50. En 1999, trois cas ont été détecté : deux à Tel-Aviv et un dans le sud, dans les trois cas les personnes sont décédées.
Depuis 2 ans seulement il existe en Israël des laboratoires permettant de tester rapidement et avec précision cette maladie.
Durant la période d'août à octobre 2000 il y eut une vague d'infections du virus du Nil occidental, sur les 417 cas détectés 324 ont été hospitalisés et 29 en sont morts. Entre juillet et août 2001, 41 cas ont été détectés deux personnes en sont mortes.
Chaque année des cas d'encéphalite (inflammation du cerveau) atteignent des dizaines de personnes sans que l'on sache la cause de la maladie. Certaines d'entre elles sont causées, apparemment , par le virus du Nil occidental.
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http://www.guysen.com/articles.php?sid=232

Venezuela

Amaurospiza carrizalensis
Découverte d'un nouveau taxon.
Deux ornithologues, Miguel Lentino et Robin Restall, viennent de découvrir une nouveau taxon de la famille des Emberizidae mais l'emplacement a déjà été détruit pour faire place à un barrage ... L'oiseau a été appelé Sporophile de Carrizal (Amaurospiza carrizalensis), d'après le nom de l'îlot minuscule où il a été découvert. Seuls trois oiseaux ont été recensés sur l'Isla Carrizal, située au Venezuela oriental. Etant donné la destruction du biotope, les chercheurs sont prêts à organiser aussi vite que possible une nouvelle expédition, car il existe d'autres secteurs favorables dans la région.
Cette découverte a été une surprise, car la région de Caroni, dans le bassin de l'Orénoque, a déjà relativement bien été étudiée. Le taxon n'a pas été observé plus tôt car son habitat est constitué d'une végétation épineuse impénétrable, et que l'îlot Carriza, inhabité, est situé au milieu du fleuve Caroni.
Ce sporophile se distingue du taxon le plus proche par de petites différences de plumage et par un bec plus grand. Le mâle est bleu sombre, la femelle est jaune-brun. Son statut taxonomique est en cours d'évaluation par le Taxonomic Working Group de BirdLife. Aucun sporophile n'avait auparavant été noté au Vénézuela, et les taxa les plus proches vivent dans les Andes en Colombie et en Équateur.
Ce nouveau taxon a déjà été ajouté dans Neornithes, le logiciel le plus complet sur la taxonomie !



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01.12.2003
La collaborazione fra i pulcini di gabbiano
Una richiesta coordinata permette di ottenere più cibo
Alcuni ricercatori francesi hanno scoperto che i pulcini di gabbiano comune, quando ancora si trovano nel nido, mettono da parte la propria competitività e coordinano i propri sforzi allo scopo di estorcere ai genitori la massima quantità di cibo rigurgitato. La scoperta sembra contraddire il normale comportamento della nidiata: di solito i pulcini dovrebbero combattere fra loro per la porzione più grande. "La competizione dovrebbe crescere di pari passo con il numero di pulcini, - spiega Nicolas Mathevon dell'Università Jean Monnet di Saint-Etienne - invece abbiamo osservato il contrario".
La nidiata è infatti anche in lotta con i propri parenti, che preferirebbero serbare in parte la propria generosità a beneficio di covate future. Si tratta della prima volta, secondo Mathevon, che si osserva una nidiata coordinare i propri sforzi nel tentativo di ottenere più cibo.
Studiando nidi di gabbiano da una piattaforma galleggiante nelle vicinanze, Mathevon e la collega Isabelle Charrier hanno osservato che le richieste di cibo diminuivano se il numero di pulcini saliva da uno a tre. I pulcini nei nidi più affollati piangevano di meno, risparmiando la propria energia. Al posto di richieste solitarie e isolate, man mano che il nido si riempiva i richiami diventavano più coordinati e organizzati. La tattica sfrutta l'abitudine di un gabbiano adulto di ignorare chi è il pulcino che piange e reagire semplicemente alla quantità di richiami provenienti dal nido. Al posto di ricompensare il pulcino più rumoroso, i genitori rigurgitano cibo nel nido: a questo punto, probabilmente, la solidarietà fra i pulcini ha termine e scatta la gara fra chi arriva primo.
In altre specie, come gli uccelli canori, i parenti nutrono i piccoli individualmente, e perciò i pulcini devono battersi fra loro per ricevere la porzione maggiore.
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N. Mathevon, I. Charrier, Parent-offspring conflict and sibling coordination in gulls. Proceedings of the Royal Society B, (Suppl.), doi:10.1098/rsbl.2003.0117 (2003).
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giovedì 13 novembre 2003
Sono tornate le gru in Abruzzo
Duecento esemplari da tre giorni popolano i campi dell'Oasi di Penne, da cui partono per alimentarsi. E' uno spettacolo straordinario che tutta la città di Penne ha potuto ammirare perchè questi grandi animali sorvolano nei loro tragitti anche l'abitato. Quando passano di notte il suono dei loro versi è talmente forte da richiamare l'attenzione delle persone nelle case. Le gru è una specie protetta. Quelli che giungono in Abruzzo sono esemplari che provengono dal nord Europa e spesso dalla Russia e che migrano verso il bacino del Mediterraneo con l'approssimarsi dei mesi più freddi.

martedì 10 novembre 2003
La cicogna Lutzgi in visita a Faenza (Ravenna)
L'animale, un maschio adulto, con un dispositivo satellitare che ne segue i movimenti, fa parte di un progetto, denominato "Sos Stork" di un centro svizzero per il monitoraggio sulle migrazioni di questi volatili e la presenza a Faenza documenta con certezza che questi animali tornano a scegliere anche l'Italia come rotta per le loro migrazioni. Lutzgi, questo è il nome dato dagli studiosi del Swiss ringing center Schweizerische Vogelwarte di Sempach alla cicogna, ha percorso migliaia di chilometri, documentati dalle segnalazioni satellitari, in Francia e Spagna, spingendosi verso lo stretto di Gibilterra. Si pensa inoltre che l'animale sia stato anche in Marocco ed in Mauritania prima di ritornare in Europa scegliendo una rotta italiana.

domenica 9 novembre 2003
Proteine cristallizzate per i colori del pavone
Dal marrone al giallo oro al blu cobalto. Il segreto della gamma dei colori del pavone è racchiuso in due sole proteine, la cheratina e la melanina, disposte però in un modo molto particolare alle estremità più minute delle piume della coda: le barbule. A svelare il mistero sono stati alcuni fisici ottici della Fudan University di Shanghai. Il microscopio elettronico a scansione ha rivelato che, sulle piume del pavone, le due proteine formano una struttura cristallina. E che, all'estremità, i cristalli si distinguono solo per piccole variazioni nella disposizione dei bastoncelli di melanina, o delle molecole di cheratina. Queste piccole differenze bastano a diversificare le lunghezze d'onda con cui sono riflessi i raggi del sole, creando così la varietà dei colori.
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http://news.nationalgeographic.com/news/2003/10/1016_031017_peacockcolors.html
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mercoledì 15 ottobre 2003
Sterne nel Delta del Po
Il Delta del Po si conferma un'area privilegiata sulle rotte Nord-Sud degli uccelli: n settembre una ventina di Sterne Maggiori, di provenienza finlandese, sono state individuate a Goro, alla Punta di Volano. Si tratta di una presenza importante visto che i primi tre avvistamenti risalgono all'autunno 2001.

lunedì 13 ottobre 2003
Francia: allarme nella Costa Azzurra per la Zanzara Nilo
Sulla Costa Azzurra si aggira la zanzara che propaga il virus del Nilo Occidentale (West Nile). Il virus del Nilo Occidentale si manifesta con sintomi di tipo influenzale e ha in genere un decorso benigno se non sopraggiungono complicazioni neurologiche di tipo meningitico. Il virus contamina di solito gli uccelli migratori che ne diventano portatori, ma tramite la puntura di zanzara (soprattutto quella del genere Culex) puo' essere trasmesso all'uomo e al cavallo.
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Iles Samoa - Octobre 2003.


Gallinula pacifica
Observation possible d'une Gallinule des Samoa.
Un groupe d'ornithologues auraient aperçu début octobre une possible Gallinule des Samoa (Gallinula pacifica), une espèce notée pour la dernière fois avec certitude en 1873. Le 5 octobre 2003, Dion Hobcroft dirigeait un groupe de 7 personnes sur l'île de Savaii, dans les Samoa. Les observateurs se déplaçaient sur un sentier sur le Mont Sili Sili. A moins de 1 000 m d'altitude, des "ooh-ooh-ooh!" graves ont alors été entendus. Deux rallidés fonçés de taille moyenne ont été brièvement aperçus sur le chemin.
Pour Dion Hobcroft, il n'existe pas de confusion possible. Disparue officiellement en 1873, la Gallinule des Samoa est classifiée en tant qu'espèce en danger critique par BirdLife : en effet, cet oiseau est nocturne et il reste encore un vaste habitat naturel conservé. D'autres études complémentaires sont donc nécessaires.


lunedì 11 agosto 2003
Gli uccelli in pericolo per gli incendi
Sono migliaia gli uccelli e gli altri animali morti in questi giorni a causa degli incendi che hanno devastato la penisola. Numerose specie di uccelli che nidificano a terra, tra gli arbusti e le siepi del sottobosco prediligendo la campagna e la macchia mediterranea, hanno subito la completa distruzione dei nidi e la morte di centinaia di giovani esemplari appena involati. Assieme a ogni ettaro di bosco bruciato spariscono 5 uccelli, 500 mammiferi e 5 milioni di insetti.
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sabato 9 agosto 2003
Tornano a volare i capovaccai in Sicilia
L'operazione, promossa dal Wwf, ha per protagonista Andrea, giovane volatile nato in cattività cheè stato liberato tra le montagne della Riserva naturale di Monte Carcaci nel palermitano, dove già vivono alcune coppie di questi uccelli. Il capovaccaio è andato man mano scomparendo dall' Europa a causa di persecuzioni dirette, del disturbo nei siti di nidificazione e delle campagne di avvelenamento dei predatori come volpi e lupi, i cui cadaveri a loro volta avvelenano gli avvoltoi. Il declino è stato tanto drammatico che attualmente in Italia nidificano soltanto 12-15 coppie, tutte in meridione e Sicilia.