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                   Dune di CAMPOMARINO
                   località Ramitelli
                         Prov. Campobasso - Reg. Molise
 
 
   L'erosione naturale delle dune non è un problema: deve essere soltanto controllato

Erosione marina
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il vero pericolo delle dune marine: l'erosione per cause dell'uomo !
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la causa: la costruzione del porticciolo per le imbarcazioni da diporto
in Campomarino----




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Per approfondire:
Living with coastal erosion in Europe:
Sediment and Space for Sustainability


da Stampa-Web:
MARI 
Le coste italiane le più danneggiate dall'erosione 
Matteoli: è emergenza nazionale 
26 gennaio 2005
ROMA. Un terzo delle coste italiane rischia l'estinzione per effetto dell'erosione che costituisce una gravissima minaccia per il settore turistico. L'allarme viene da una ricerca di Nomisma sul valore delle aree costiere, presentata in un convegno organizzato dall'«Osservatorio sull'erosione costiera per il recupero e
la valorizzazione dei litorali».
L'Italia è il paese europeo con il maggior numero di chilometri di coste a rischio: su 7.500 Km, ben 2.400 Km sono feriti dall'erosione:negli ultimi tempi, ben 4 kmq sono stati divorati dal mare, interi arenili sono scomparsi o fortemente arretrati, con pesanti conseguenze non solo per l'ambiente ma anche per l'economia. »Se i 4 kmq di spiaggia erosi e distrutti fossero stati disponibili per le attività turistiche, avrebbero generato un reddito extra di 4 miliardi di euro l'anno, quasi lo 0,5 % del PIL« ha sostenuto il Presidente dell'Osservatorio, Umberto Antonelli. »L'erosione è un'emergenza nazionale. Un problema grave per l'Italia dove il 60% del turismo si riversa sulle coste« ha detto il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli intervenuto alla presentazione dell'indagine. 
L'allarme non risparmia il resto del Vecchio Continente: secondo la mappa tracciata da Eurosion, il progetto della Direzione Generale Ambiente della Commissione europea, in Europa ogni anno scompaiono circa 15 kmq di spiagge. In Italia però, avverte Bruxelles, il trend erosivo è in rapida crescita esponenziale e «il fenomeno è destinato ad aggravarsi in tempi brevi se non si interviene quanto prima».
Dallo studio Eurosion riferito all'intera Europa si evince che l'impatto dell'erosione si ripercuote su una fascia costiera dalla quale si sviluppa un business tra i 500 ed i 1.000 miliardi di euro, fatto di turismo, agricoltura ed installazioni industriali, ugualmente in pericolo di sparire. A rischio anche le case, diverse centinaia che vengono abbandonate ogni anno o che perdono gran parte del loro valore immobiliare per il rischio di venire sommerse o di precipitare in mare. Ingenti anche i danni anche alle infrastrutture viarie ed alle comunicazioni. 
Ad aggravare l'allarme, il fatto che l'erosione minaccia da vicino il turismo balneare, che costituisce quasi il 50% del settore turistico, già di per sé colpito da una pesante recessione e che da solo vanta un fatturato annuo di 152.354 milioni di euro, l'11,7 % del Pil nazionale.
Sotto accusa per questo fenomeno non ci sono solo i mutamenti climatici ma anche, hanno denunciato oggi gli esperti, «una dissennata azione dell'uomo (urbanizzazioni lungo i corsi dei fiumi, cementificazione degli argini, disboscamenti, costruzioni di dighe senza adeguate valutazioni di impatto ambientale), che ha fortemente ridotto la capacità dei fiumi di trasportare sedimenti a valle, un apporto fondamentale per il mantenimento dell'equilibrio delle aree costiere e, soprattutto, delle spiagge».
L'attività edilizia sulle coste, inoltre, ha bloccato anche l'apporto di sedimento naturale dalla terraferma, provocando una forte alterazione degli equilibri naturali del sistema ambientale costiero. Intere popolazioni di uccelli marini e di molluschi sono totalmente scomparsi per il venir meno del loro habitat naturale nel quale vivevano e si riproducevano. Le conseguenze più immediate e pesanti sono per le attività balneari, le infrastrutture turistiche e tutto l'indotto commerciale e terziario. Per capire l'entità dei valori in gioco, basta pensare che secondo alcune stime, 'ricostruirè 100.000 metri quadrati di arenile con le tecniche di rimpascimento, frutta circa 3 milioni di euro per le sole attività di spiaggia, mentre considerando l'indotto economico generale dell'area costiera interessata, si può generare un valore economico annuo di 100 milioni di euro. «Il problema dell'erosione marina -ha concluso Antonelli- può dunque essere considerato oggi non solo in Italia, ma in tutta Europa una delle sfide più importanti dello sviluppo ecocompatibile».
I dati presentati oggi da Nomisma sull'erosione costiera in Italia sono allarmanti e confermano un andamento gia in corso da anni. 
Lo rimarca il Wwf sottolineando che «il problema non è soltanto quello di correre ai ripari, ma anche e soprattutto di prevenire ed evitare che il processo di erosione acceleri e colpisca nuove aree. 
Se e vero che esiste un fenomeno naturale, questo ha tempi lunghi ed effetti controllabili ». 
«Quello che sta colpendo in Italia - sottolinea Antonio Canu, Responsabile Aree Protette e Mare - è un processo rapido e di vasta portata (ci sono spiagge che arretrano anche di metri) determinato dagli impatti dell'uomo sulla costa: prelievo di inerti dai corsi d'acqua all'interno, costruzione di dighe lungo i fiumi, le stesse opere costruite a difesa delle spiagge quali pennelli, barriere, altri sbarramenti, da una gestione sbagliata opere costruite a difesa delle spiagge quali pennelli, barriere, altri sbarramenti, da una gestione sbagliata delle spiagge, in particolare, l'eliminazione della flora delle dune e anche l'asportazione della posidonia che, in molti casi, funge proprio da difesa della sabbia. Senza dimenticare che anche il cambiamento climatico sta alterando gli equilibri naturali del nostro mare». 
In quanto al valore economico delle spiagge, secondo il WWF non ci si puo fermare alla solo componente del turismo balneare. Gli ambienti costieri hanno un'importanza ambientale fondamentale, in termini di biodiversità, di habitat, di mitigazione dei fenomeni climatici estremi. «Hanno un valore culturale, storico, estetico e paesaggistico, che non si può monetizzare, ma che è certamente di grande rilievo» afferma ancora Antonio Canu. 
Il WWF chiede di regolamentare meglio il turismo di massa per difendere le spiagge e garantire un futuro al turismo e all'ambiente.
Proprio il turismo di massa sulle spiagge ne ha impoverito gli elementi naturali e paesaggistici e allo stesso tempo contribuito anche al degrado o a processi come l'erosione. 
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