Aree di interesse naturalistico
nella Provincia di Campobasso
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 L'invaso di Occhito
 L'invaso dle Liscione
 Il fiume Biferno
 Il fiume Trigno
 Il massiccio del Matese
 L'Oasi WWF di Guardiaregia - Campochiaro
 L'Oasi LIPU a Casacalenda
 Il bosco Mazzocca a Riccia
 Le Pianelle di Tufara




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L段nvaso di Occhito
Interessa i territori dei comuni di Gambatesa, Macchiavalfortore, Pietracatella, S. Elia A Pianisi, Tufara.
Il lago di Occhito, che si estende in lunghezza per circa 12 Km, appartiene per metà alla Regione Puglia; esso segna il confine naturale del Molise con questa regione per circa 10 Km. È situato a valle di Macchiavalfortore ed è alimentato dalle acque del fiume Fortore, che ne è emissario e immissario. Le acque del lago di Occhito si estendono nell誕lta valle del Fortore; cospicuo è il bacino imbrifero che si estende per circa 100 Kmq.
Per quanto attiene alla flora, il rimboschimento ha interessato specie autoctone quali leccio, robinia, querce, ma anche pino di aleppo e pino marittimo. La fauna è costituita prevalentemente da uccelli acquatici (falaghe, aironi e germani reali). Pesci: carpe, trote e tinche.
 

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L段nvaso del Liscione
Si estende nei territori di Larino, Casacalenda e Guardialfiera.L段nvaso è stato realizzato nei primi anni 80 sbarrando con una diga colossale le acque del Biferno. Il lago ha una superficie di 1043 Kmq., e serve ad irrigare una superficie di 20.000 ettari di territorio nel basso Molise; con le sue acque vengono alimentati di acqua potabile i comuni di Termoli, Campomarino, Portocannone, San Martino in Pensilis e Ururi; serve inoltre il nucleo industriale di Termoli con una portata di 3 mc. di acqua al secondo.
Le fasce degradanti verso le rive del lago sono state rimboschite con cipressi, pino d誕leppo, arizzonico. Vi sono residui di macchia mediterranea.
La flora comprende uccelli acquatici tra cui aironi, germani reali. Pesci: carpe, trote.


 


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Il fiume Biferno
Il Biferno è l置nico fiume del Molise che scorre interamente in territorio regionale. Anticamente chiamato Tifernus, nasce alle falde del Matese presso Bojano e si snoda per 93 Km. Dopo aver attraversato il centro di Bojano, riceve le acque di numerosi affluenti, quali a sinistra quelle del Rio Freddo e a destra quelle del Quirino, che rendono impetuoso il suo corso. Dopo la piana di Bojano si incanala in una stretta valle, la valle del Biferno, caratterizzata, fino ad Oratino, da un paesaggio essenzialmente franoso; è solo verso Guardialfiera che la valle si allarga assumendo le caratteristiche del bassopiano; qui il Biferno riceve le acque del Cigno che scende dalla collina di Casacalenda. Il Biferno sfocia presso Termoli, con una foce a cuspide deltizia molto pronunciata. Questo fiume divide il Molise in due per cui fu necessario costruire su di esso numerosi ponti (romani, carolingi, normanni, ecc.) alcuni dei quali ora sono sommersi dalle acque del fiume presso la Diga del Liscione.
Lungo le rive si trovano varie specie vegetali; le più frequenti sono salici, pioppi e robinie.

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--fotografie dal sito
 


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Il fiume Trigno
Dopo il Biferno è il corso d誕cqua che più interessa i bacini idrici molisani. Anticamente era denominato Trinius ed era fiume conosciuto alle popolazioni italiche in quanto alcuni importanti centri dominavano la sua valle, tra questi Pietrabbondante. Le sorgenti si trovano ai piedi di Monte Capraro nei pressi di Vastogirardi, in provincia di Isernia; per un tratto di 35 Km. scorre interamente in territorio molisano; nel secondo tratto di percorso, circa 45 Km. segna il confine con l但bruzzo, fino a 7 Km. dalla foce presso San Salvo, quando rientra in territorio molisano. Il Trigno raccoglie nel Molise le acque di circa 30 torrenti e valloni. Nel cammino iniziale il fiume ha un corso tranquillo, ma nei pressi di Chiauci assume carattere impetuoso fino ad arrivare ad una cascata di 60 metri tra Pescolanciano e Chiauci, in località Foce. Subito dopo assume un andamento più tranquillo. Presso Roccavivara, sull誕rgine destro del Trigno, si incontra la chiesa di S. Maria in Canneto, vero gioiello dell誕rte romanica racchiusa da un boschetto che affaccia direttamente sulle sponde del fiume. Poco più avanti il Trigno entra nella zona del nucleo industriale di San Salvo.
Vegetazione: ripariale (cespugli), pioppi, salici, robinie.

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fotografie dal sito
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Il massiccio del Matese
Il massiccio del Matese si erge ad occidente in tutta la sua spettacolare bellezza e si mostra, intatto, nelle sue valenze naturalistiche e paesaggistiche. Dalle grotte che offrono inaspettati ed incredibili percorsi sotterranei tra Guardiaregia, San Polo e Campochiaro, agli inaspettati pianori che si aprono ad alta quota tra le rocce affioranti e i crinali boscosi fitti di faggi, castagni, e via via, più in basso, cerri e roverelle. I sentieri che si inerpicano da valle a monte, una fitta maglia di percorsi lungo i quali le tracce delle millenarie storie degli uomini di queste montagne si alternano alle testimonianze tangibili elle più antiche fasi della vita di questi luoghi: i fossili del Matese, eccezionale e ricchissima evidenza delle ere geologiche più antiche.
Le sommità dei crinali disegnano cime rocciose degradanti, dai 2050 metri di Monte Miletto, al lungo profilo della Gallinola che lo segue verso sud (metri 1923), a Monte Mutria (metri 1823), al passo della Procella (metri 1219).
Campitello Matese, nel comune di San Massimo, ospita la stazione turistica a quota 1429 metri, adagiata sulle falde orientali di Monte Miletto. Attrezzato da ogni punto di vista, Campitello ospita la stazione sciistica più importante del Mezzogiorno: parcheggi, alberghi e residence, spazi attrezzati, piste per lo sci alpino adatte anche ad ospitare gare di ogni genere, piste per lo sci di fondo, impianti di risalita, pattinaggio sul ghiaccio.
Anche d弾state Campitello Matese offre un ampio panorama di attrattive, dalle escursioni alle attività culturali e concertistiche.
La Comunità Montana del Matese molisano comprende i comuni di Bojano, Campochiaro, Cantalupo, Castelpetroso, Castelpizzuto, Cercemaggiore, Cercepiccola, Colle d'Anchise, Guardiaregia, Roccamandolfi, San Giuliano del Sannio, San Massimo, San Polo Matese, Santa Maria del Molise, Sepino e Spinete.
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fotografia dal sito

Scypionix samniticus

Il Matese è emerso dal mare, un mare nefritico e caldo, più di cento milioni di anni fa. Il lungo predominio marino è testimoniato dalla presenza di ricchissimi giacimenti di fossili.
Infatti, fra le emergenze naturalistiche si annovera anche il sito geo-paleontologico di Pietraroja (provincia di Benevento) in cui si sono conservate tracce di vita di circa 110 milioni di anni fa, con un patrimonio, unico nel suo genere, di reperti fossili di vertebrati quali pesci, anfibi, rettili, crostacei ed un esemplare giovane di dinosauro carnivoro appartenente alla prima linea evolutiva dei più specializzati Velociraptor e Tyrannosaurus.
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L丹asi WWF di Guardiaregia-Campochiaro
L弛asi è situata nel territorio dei comuni di Guardiaregia e Campochiaro, sul versante orientale molisano del massiccio del Matese in provincia di Campobasso. Si tratta di una delle più estese oasi del WWF Italia, infatti si sviluppa su due aree distinte, limitrofe fra loro, per una superficie totale di circa 3000 ettari. L誕rea di Monte Mutria (928 ettari) raggiunge una quota altimetrica di 1823 metri s.l.m. e le sue ripide pareti sono solcate da diversi canaloni, fra cui il più grande e spettacolare è il cosiddetto 田analone Cusano. L誕rea delle gole del Quirino (128 ettari) è situata a ridosso del paese e forma una stretta e profonda incisione lunga circa 5 km tra il centro abitato e le alture del Monte Capraro e Torretta; l誕rea delle gole comprende non solo l誕lveo del torrente Quirino, ma anche la 吐orra di San Nicola con una spettacolare cascata di 100 metri. di salto totale.
Flora: piccoli arbusti quali biancospino, roverella, ornello, maggiociondolo e corniolo; faggio, leccio, tasso, acero, giglio di S. Giovanni, orchidee selvatiche (circa trenta specie)
Fauna:, falco pellegrino, nibbio reale, lanario, poiana, merlo acquaiolo salamandrina dagli occhiali, lupo, gatto selvatico, tasso, scoiattolo
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L'Oasi del Matese:
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Situata interamente nel territorio comunale di Guardiaregia, si tratta di un'area estesa per circa 1056 ettari ed è situata sul versante orientale del massiccio del Matese, inserita in un comprensorio di elevato valore naturalistico. L'oasi è costituita da due aree distinte:
L'area delle Gole del torrente Quirino (128 ha) è situata a ridosso del paese e forma una lunga, stretta e profonda incisione tra il centro abitato e le alture dei monti Capraro e Torretta con quote altimetriche comprese tra i 600 e 1.200 Mt. s.l.m.. Le gole del Quirino rappresentano la tipica incisione dalla duplice origine tettonica e carsica, infatti la frattura provocata dai grandi eventi che hanno portato al sollevamento del massiccio matesino è stata scavata e modellata in milioni di anni dal costante ed impetuoso scorrere delle acque. Nell'area delle gole inoltre, non è difficile rinvenire conchiglie fossili in accumuli carbonatici, quasi a ricordare che l'attuale formazione rappresentava la scogliera di un caldo mare tropicale.
L'area di monte Mutria (928 ha) è situata a circa 8 Km dal paese con esposizione N-NE ed una quota altimetrica che varia tra i 1000 ed i 1823 mt. s.l.m. della cima del monte Mutria. Lungo le ripide pareti della montagna, interamente ricoperte da una fitta faggeta, osserviamo diversi canaloni, fra cui il più spettacolare è il canalone Cusano.
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Qui, con la L.R. n.33/93, è stato istituito il Parco Regionale del Matese, ma è del 12 Aprile 2002 il D.G.R.C. n. 1407 che fissa il suo perimetro definitivo e certifica in 33.326,53 ha la superficie protetta.

fotografia dal sito
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L'oasi WWF di Guardiaregia infine si presenta ricca di sorgenti e corsi d'acqua fra cui i torrenti rio Vivo, Quirino e la spettacolare cascata di San Nicola con un salto totale di circa 100 metri.
Benché sia monte Mutria che le gole del Quirino siano aree di elevato valore naturalistico, solo
negli ultimi anni sono stati eseguiti dei rilievi sistematici sullaconsistenza fiorisfica da cui si evince una notevole biodiversità di specie individuate.
L'esposizione, le forti variazioni altimetriche fanno si che si passi da elementi di macchia mediterranea lungo le pareti della gola alla tipica vegetazione appenninica con le faggete e le prateria d'alta quota.
La fitta copertura vegetazionale del monte Mutria e la particolare orografia della montagna e dell'area delle gole del Quirino con pareti a strapiombo e lunghi tratti inaccessibili, fanno si che l'oasi di Guardiaregia sia, fra le aree del versante orientale dei Matese, quella più ricca di varietà animali presenti.

fotografia dal sito

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Curiosità:

Le grotte più profonde d'Italia
  1. Abisso Paolo Roversi (Toscana - Alpi Apuane) -1.249m (21º nel mondo)
  2. Abisso Olivifer (Toscana - Alpi Apuane) -1.215m (24º nel mondo)
  3. Complesso del Monte Corchia Fighiera-Corchia) (Toscana - Alpi Apuane) -1.190m (29º nel mondo)
  4. Abisso Viva le Donne (Lombardia - Grigna Sett.) -1.170m (35º nel mondo)
  5. Abisso Saragato (Toscana - Alpi Apuane) -1.075m (48º nel mondo)
  6. Pozzo della Neve (Molise - Matese) -1.050m (51º nel mondo)
  7. Complesso del Foran del Muss (Friuli Venezia Giulia - Alpi Giulie) - 990m
  8. Abisso di Malga Fossetta (Veneto - Alt. di Asiago) -974m
  9. Complesso dei Piani Eterni (Veneto - Vette Feltrine) -966m
  10. Sist. Pinelli-Pianone-Paleri (Toscana - Alpi Apuane) -964m
  11. Abisso Led Zeppelin (Friuli Venezia Giulia - Alpi Giulie) - 960m
  12. Complesso di Piaggia Bella (Piemonte - Marguareis) -950m
  13. Grotta di Monte Cucco (Umbria - Monte Cucco) -935m
  14. Abisso dello Gnomo (Toscana - Alpi Apuane) -925m
  15. Abisso Cul di Bove (Molise - Matese) -913m
  16. Compl. del Col delle Erbe (Friuli Venezia Giulia - Alpi Giulie) - 880m
  17. Abisso dei Draghi Volanti (Toscana - Alpi Apuane) -880m
  18. Spluga della Preta (Veneto - Monti Lessini) -875m
  19. Complesso Modonutti-Savoia (Friuli Venezia Giulia - Alpi Giulie) - 805m
  20. Buca dell´Aria Ghiaccia (Toscana - Alpi Apuane) +190m,-610m
  21. Abisso Capitano Paff (Lombardia - Grigna Sett.) -795m
  22. Complesso S20-S31-FDZ2 (Friuli Venezia Giulia - Alpi Giulie) - 760m



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L丹asi LIPU a Casacalenda
Alle pendici dei Monti Frentani, tra il massiccio del Matese e la costa adriatica, si estende la più antica area protetta del Molise: l弛asi Lipu di Casacalenda. Si tratta di un bosco collinare di circa 140 ettari inserito in un paesaggio tipicamente rurale. L弛asi è costituita interamente da un compatto ambiente boscato se si escludono alcune piccole radure, testimonianza delle vecchie aree carbonili usate fino a qualche anno fa dai boscaioli. Tre piccoli ruscelli ai bordi del bosco e una piccola zona incolta contribuiscono alla diversità ambientale dell弛asi.
Flora: corniolo, biancospino, ginestra dei carbonai, orchidee
Fauna: poiana, lanario, sparviero, biancone, nibbio reale, falco pecchiaiolo, volpe, donnola, faina
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NOTA:
Tipici elementi di questo bosco collinare sono i suggestivi cerri e i maestosi faggi, con alla base macchie dense di Biancospino e Rosa canina. I sentieri sono incorniciati dalle rosse bacche del Corniolo e dai profumati fiori bianchi del Prugnolo, dal raro Giglio rosso e dalla Ginestra dei carbonai. Tre piccoli ruscelli e una zona incolta contribuiscono alla diversità ambientale dell'Oasi. L'insieme dei vari ambienti e il divieto di caccia hanno creato un rifugio ideale per le oltre 110 specie di uccelli censiti nell'Oasi LIPU Casacalenda. Tra i rapaci nidificanti è abbastanza facile scorgere la Poiana, il Falco pecchiaiolo e lo Sparviere, un vero specialista nella cattura dei piccoli uccelli con i suoi spettacolari inseguimenti. In primavera si può avere l'occasione di ammirare il volo planato del Biancone, esperto cacciatore di rettili, oltre al Nibbio reale e al Lanario; mentre dal folto del bosco arrivano il canto flautato del Rigogolo, simbolo dell'Oasi, e i chiassosi richiami della Ghiandaia, del Picchio verde e della Gazza. Sempre in questa stagione l'Oasi è ravvivata dallo Scricciolo e il Luì piccolo, Capinera, Pettirosso e piccoli passeriformi insettivori che nidificano negli strati bassi della vegetazione. Più in alto, nello strato arboreo, le specie più comuni sono le Cince, il Canapino e la Tortora. Verso il tramonto fanno la loro comparsa i rapaci notturni e con un po' di pazienza si possono sentire i versi dell'Allocco, del Gufo comune e del Barbagianni.
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L'oasi delle farfalle
A Casacalenda il santuario dei lepidotteri

Antiopa, Megera, Galatea, Silvano. Sono alcuni dei nomi della mitologia greco-romana legati alla vita dei più belli e sorprendenti insetti del mondo: le farfalle. Ad oggi sono circa 170.000 le specie riconosciute e vanno dalle asiatiche Atlas con i loro 30 centimetri di apertura alare alle minuscole sesiidi di pochi millimetri di lunghezza. Da sempre gli uomini sono stati affascinati dai misteri del colore delle loro ali o dalla loro improvvisa ricomparsa in primavera. Si ignorava persino l'esistenza della metamorfosi nelle tre fasi che oggi conosciamo: larva, crisalide, immagine (adulto).

Autori del '600 ipotizzavano addirittura la loro migrazione verso la Luna, giustificando così la loro scomparsa durante i mesi invernali. Ma le farfalle, ancora oggi, sono interessate da approfondite ricerche che mirano a svelare le loro intrigate quanto interessanti abitudini. Presso questi insetti esiste una stretta relazione fra animali e piante tanto da risultare indissolubile come nel caso della Polissena. Questa specie minacciata è l'unico insetto che garantisce l'impollinazione della Aristolochia, una curiosa pianta dalle foglie tondeggianti, che offre alla larva della farfalla un rifugio sicuro all'interno dei suoi curiosi fiori a tubo.

Nella nostra regione vivono ancora molte specie di farfalle, alcune delle quali molto rare e localizzate. Presso l'Oasi LIPU di Casacalenda è nato il primo santuario votato alla conservazione dei Lepidotteri. Qui vivono protette più di 110 specie di coloratissime diurne ed oltre 300 falene, mimetiche ed elusive dalle abitudini prevalentemente notturne. Proprio in queste periodo è possibile venire a vedere all'oasi le tante farfalle nelle loro varie fasi vitali in un campionario di varietà davvero sorprendente.

Purtroppo l'Italia, pur ospitando ben 4000 specie, non riserva un buon trattamento a questi preziosi animali. L'eliminazione delle siepi, l'uso sconsiderato dei pesticidi e la graduale ma costante perdita di prati incolti, hanno inferto un duro colpo alla sopravvivenza di molte specie. Anche il collezionismo ha contribuito alla loro rarefazione favorendo massicce ed indiscriminate raccolte di esemplari delle specie più ricercate e quindi più delicate.

Sono sempre di meno le farfalle che frequentano le periferie delle città, riducendo la loro presenza a poche ed abituali specie, tutto ciò a testimonianza della perdita della biodiversità.

La LIPU ha avviato da alcuni anni delle iniziative legate alla conservazione delle farfalle da svolgersi presso le proprie aree protette. Nell'Oasi di Casacalenda, ad esempio, sono in atto programmi didattici e progetti specifici che puntano alla divulgazione presso il grande pubblico, oltre che alla conoscenza e la tutela degli ambienti favorevoli a questi insetti.

Le farfalle sono considerate infallibili indicatrici dello stato degli ambienti e la loro scomparsa in determinati ambienti risuona come un campanello d'allarme per tutte le forme di vita.
Possiamo dire con certezza che salvare le farfalle oggi significa salvare anche il nostro futuro.

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Il Bosco Mazzocca a Riccia
Situato all弾stremità meridionale del territorio comunale, il bosco è di forma irregolare ed occupa senza soluzione di continuità un ampio pianoro che degrada dolcemente senza rilevanti accidentalità. Da parecchi decenni la zona si è caratterizzata per la dotazione di una fitta rete di sentieri e mulattiere usate normalmente fino ad un trentennio fa. Oggi nel complesso boscato sono in uso sentieri e piste di esbosco. È dotato di strutture ricettive e per il tempo libero.
Flora:cerro, frassino, faggio, olmo, tiglio.
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Cenni storici:
Un primo insediamento risalirebbe ad epoca sannitica (come da reperti venuti alla luce nell'agro); questo in seguito sarebbe divenuto colonia romana.
Il toponimo è "Saricia" nei documenti del XII secolo, "Ricia" in quelli del secolo XIV, ' "Ritia" negli altri del XVII secolo, e poi Riccia. Nel XII secolo il paese era feudo del Monastero dei SS. Pietro e Severo di Torremaggiore e tale rimase, pare, per tutto il periodo svevo; nei primi tempi della dominazione angioina fu concesso a Bartolomeo di Capua, ai cui discendenti appartenne fino all'estinzione del ramo dei principi di Riccia, nel 1792, quando venne devoluto al Regio Demanio.
Tra i vari esponenti di questa famiglia ricordiamo Andrea di Capua - divenuto feudatario di Riccia nel 1397 alla morte del padre -, che ebbe in moglie nel 1392, da re Ladislao di Durazzo, la sua ex moglie, Costanza di Chiaromonte, che morì a Riccia (il suo sepolcro è nella chiesa di Santa Maria delle Grazie).

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                     Panorama di Morrone del Sannio
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Le Pianelle di Tufara
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Tipica macchia appenninica, dalla sua quota di 980 metri s.l.m. domina le valli che congiungono il Molise alla Puglia e alla Campania. Da questa zona si possono ammirare la piana del Fortore e l段nvaso artificiale di Occhito, i panorami di molti paesi e la corona di colline che fa da sfondo ad un paesaggio per la particolare fisionomia agreste. L誕rea boschiva è ricca di alberi di alto fusto, soprattutto cerri.
Il bosco è attrezzato per la ricettività ed il tempo libero.



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Link:
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Patrimonio naturale del Molise
 
 



a cura di Alberto Masi
dal sito
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