Hans von Marées
Al suo arrivo a Napoli nel 1873, Hans von Marées (1837-1887) si trova ad una svolta nella sua carriera artistica. Raffigurazioni di scene militari e di cavalli autoritratti e ritratti dei suoi amici di Monaco carattezzano le sue prime opere. Era stato influenzato dalla pittura olandese (Rembrandt), spagnola (Velázquez) e francese contemporanea (Delacroix, Manet). Dal 1864 vive in Italia (Roma, Firenze) dove esegue, su incarico del barone Adolf Friedrich von Schack di Monaco, copie dei maestri italiani. Per lo scettico-riservato von Marées l'incontro con Adolf Hildebrand nel 1867 a Roma è un avvenimento determinante.
Di Hans von Marées si conoscono tre album con disegni e schizzi preparatori per gli affreschi: (l) Basler Skizzenbuch del periodo berlinese di Marées (1870-72), pubblicato nel 1922 (Marées, 1922) e oggi conservato a Basilea; (2) Wuppertaler Skizzenbuch di Marées e Hildebrand del periodo napoletano, pubblicato in facsimile nel 1987, oggi conservato al Von der Heydt Museum, Wuppertal; (3) Album di schizzi contenenti soprattutto progetti per gli affreschi a Napoli" di 122 pagine, 1873, oggi disperso. L'opera in tre volumi di Meier-Grafe rimarrà essenziale per ogni studio su Hans von Marées perché l'autore ha potuto raccogliere documenti e testimonianze dal vivo prima che la morte e due guerre cancellassero ogni traccia. Julius Meier-Graefe, Hans von Marées. Sein Leben und sein Werk. 3 voll., Munchen e Leipzig, R. Piper & Co. Verlag, 1909-1910. La bibliografia su Marées è vasta: pp.363-374 nel catalogo della grande mostra a Monaco in occasione del 150° anniversario della nascita e il 100° della morte di Marées (Monaco, 1987).
Nella vita artistica di Hans von Marées gli affreschi hanno senza dubbio una valenza importante. Sono anticipazione dello stile ispirato alla teoria della pura visibilità (reine Sichtbarkeit), sul confine tra la realtà figurativa dell'ieri e il simbolismo delle opere da venire. Le arance sono ancora i frutti del Sud, parte della vita quotidiana, prodotto del lavoro, anche se sono già state elevate dal realismo di ogni giomo in una dimensione di valenza generale. Nelle opere tarde di Marées le arance tornano spesso, ma diventano le mele delle Esperidi, della nostalgia, del paradiso.
Nel tempo Marées si impegnerà di nuovo in opere inserite nell'architettura come gli erano state consentite nella sala della Stazione Zoologica, soprattutto in quattro grandi trittici Il giudizio di Paride (legno, 1880-1881, oggi perso), Le Esperidi (legno, 1884-1887), Tre cavalieri (olio su tela, montato su legno, 1885-1887) e Il Corteggiamento (legno e tela, 1885-1887), i primi due ancora con una base architettonica dipinta.
Adolf Hildebrand
Quando Adolf Hildebrand (1847-1921) viene a Napoli, nel 1872 come architetto consulente per la facciata dell'edificio, poi nel 1873 come artista-scultore, è all'inizio di una carriera promettente come scultore ed architetto; dopo anni di formazione in atelier di Monaco e Berlino, nel 1872 si era stabilito a Firenze e aveva appena avuto un primo riconoscimento con tre opere all'esposizione mondiale di Vienna: il busto del filologo classico Theodor Heyse, la figura in bronzo del "pastorello che beve" e la statua in marmo del "pastore a riposo". Nel 1867 visita per la prima volta l'Italia; a Roma conosce Hans von Marées e Conrad Fiedler. Dopo aver realizzato a Monaco La Fontana di Wiettelsbach (1895) Hildebrand viene sommerso da commisioni per fontane, monumenti e busti commemorativi. Nel 1897 si costruisce una casa a Monaco, nel 1901 un'altra a Forte dei Marmi. Con il suo scritto teorico Il problema della forma (1893) fornisce un importante contributo alle teorie storico-artistiche dell'epoca.
Cronologia Ornitologica
by Alberto MasiLa Sala degli Affreschi nella Stazione Zoologica "Anton Dohrn"
La Sala degli Affreschi nella Stazione Zoologica "Anton Dohrn" di Napoli, creata nel 1873 da Hans von Marées e Adolf von Hildebrand, è una testimonianza unica di simbiosi tra scienze e arti.
Per Anton Dohrn, fondatore e direttore della Stazione Zoologica arte e scienza erano le due facce della cultura umana, le volle ambedue presenti nell'istituto che progettò e costrui a Napoli a sue spese nel 1872 su un terreno concessogli dal Comune di Napoli al bordo del mare nella Villa Reale.
Dohrn destinò la grande sala del primo piano - lunga 13.50 m, larga 5 m e alta 7.50 m - che si affaccia sul mare, alla musica e il tempo libero. La sala di fronte, rivolta verso la collina vomerese, era destinata a laboratorio. L'idea dell'equivalenza arte/scienza divenne così espressione architettonica.
Del progetto di una sala destinata alla musica Dohrn parla nel gennaio del 1873 a Conrad Fiedler, ricco commerciante, importante teorico dell'arte e generoso mecenate di Hildebrand e Marées. L'idea piace anche a Hans von Marées. Insieme con Adolf Hildebrand si reca a Napoli per farsi un'idea più concreta. Arrivano a Napoli il 20 maggio del 1873, vanno in giro per la città e i musei, visitano Pompei, Sorrento e Capri ed esaminano la Stazione Zoologica in costruzione.
Il 7 giugno si apre il cantiere nella sala; si incomincia con schizzi e studi che vengono oggi quasi tutti conservati in musei tedeschi. In soli sei mesi i due artisti creano un ciclo di affeschi con scene della vita mediterranea - i pescatori, le coste rocciose di Capri e Sorrento, gli aranceti "in grandi quadri, che devono esprimere in modo coerente il fascino della vita in mare e sulla riva" (Marées, 3.7.1873. "Il soggetto è preso del tutto dalla vita. Il mare con grotte, isole, costa rocciosa e architettura, con pescatori che stendono le reti, spingono in mare una barca, nella barca i ritratti di Dohrn, Kleinenberg, Grant, Hildebrand e di me stesso; una taverna sul mare e, per arrivare anche una volta del tutto sull'asciutto, sul lato delle finestre un aranceto a grandeza naturale con le rispettive figure. Tutte le figure a grandezza naturale" (Marées a Fiedler, 20.7.1873).
Tra Marées e Hildebrand nasce una singolare simbiosi nella quale ognuno dei due ha compiti precisi e apporta il suo talento, senza che dopo però si possa dire con precisione dove il risultato era dovuto all'influenza del primo, dove le soluzioni ricercate insieme venivano fissate in modo definitivo dal secondo. Certo è che di Hildebrand sono l'idea e l'esecuzione delle parti decorative (camini, fontana, busti), delle parti architettoniche dipinte e della natura morta centrale. Fino a che punto Hildebrand abbia anche dato una mano a dipingere gli affreschi, non si può stabilire con certezza.
Decisivo era l'aiuto di Hildebrand anche nei lavori preparatori. Anni dopo ancora ricorda: "Dato che noi cioè Marées ed io, ci comprendevamo cosi bene, potevo sostituirlo molto nei preparativi. Toccò a me l'ingrandimento dei suoi progetti, disegnare le figure nella misura giusta in modo che Marées poté iniziare subito a dipingere i grandi schizzi a colori. Tutto ciò che era decorativo, lo feci secondo le mie idee, grigio su grigio, feci anche i due busti (Darwin e von Baer). Naturalmente decidemmo prima insieme la ripartizione e discutemmo tutto, ma i quadri veri e propri come invenzione e pittura a fresco sono completamente di Marées".
Per la preparazione dell'intonaco gli artisti si servivano dell'aiuto di Gabriele Palumbo, scalpellino e muratore napoletano che Hildebrand più tardi portò con sé a Firenze come aiuto di studio. I lavori ausiliari più semplici come anche l'applicazione della tinta di fondo in alcune parti degli affreschi furono fatti da Paliotti e dall'inserviente di Anton Dohrn, Salvatore Smedile. Pare che Palumbo e Paliotti avessero cognizione della tecnica dell'affiresco in età classica.
Sulle mura veniva prima applicato l'arriccio, una miscela di calce e pozzolana. Incisioni in questo arriccio permettevano l'intrusione dello strato successivo di circa due centimetri di intonaco (una miscela più fine di calce e pozzolana per rendere liscia la parete). Questo intonaco doveva essere ben asciutto prima che si potesse applicare l'ultimo strato, spesso circa mezzo centimetro: l'intonachino, intonaco finemente polverizzato. Per garantire un buon legamento sia con l'intonaco sottostante, sia con la pittura da applicare, la parete doveva prima essere impregnata con molta acqua, ma solo la parte tanto grande quanto Marées riteneva di poter dipingere in una giornata. Queste cosiddette "giornate" si possono ancora oggi riconoscere anche se non sempre precisamente delimitate nei loro confini.
Gli affreschi sono stati eseguiti nel seguente ordine: parete nord I rematori; parete ovest Partenza dei pescatori; parete sud L'Aranceto - le tre età della vita, le due amiche; parete est Pergola.
Vanno letti però in un altro ordine: partendo dalla struttura e dalla tematica gli affreschi formano due unità complete: la scena del mare sulla parete nord viene completata dalle due scene della battigia sulle pareti ovest e est in un trittico al quale si contrappone il dittico delle due scene dell'aranceto sulla parete sud.
Un elemento unificante nel gioco di corrispondenze tra le grandi pareti è formato dal disegno del pavimento: il fondo di maioliche in bianco e nero viene strutturato da tre rettangoli e due cerchi, color marrone, ciascuno circondato da una greca.
[Christiane Gröeben]
Cronologia Ornitologica
by Alberto Masi