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Alberto Masi,
Cronologia della storia dell’ornitologia.

Gli uccelli sono indubbiamente il gruppo sistematico più popolare nel mondo. Nella sua autobiografia (1887) Charles Darwin scriveva: «Ricordo che, nella mia innocenza, mi chiedevo perché tutti non facessero gli ornitologi», volendo in questo modo sottolineare la sua particolare predisposizione ad osservare il comportamento degli uccelli. Dei tre grandi scienziati, attori della moderna sintesi neodarwinista, Theodosius Dobzhansky, Ernst Mayr e George Simpson, uno era ornitologo.

L’incredibile attività scientifica di Mayr probabilmente si deve ad un’osservazione fortuita di una coppia di fistioni turchi Netta rufina a Moritzburg in Sassonia (Germania) il 23 marzo 1923. Mayr, studente di medicina, fece leggere gli appunti
che aveva preso durante l’osservazione al grande Erwin Stresemann, ornitologo e curatore del Museo di Storia Naturale
di Berlino, che lo sottopose ad una sorta di esame, mostrandogli varie pelli di anatre del museo e ricevendo risposte più
che soddisfacenti. Stresemann quindi propose al giovane studente di frequentare come volontario il museo durante le vacanze.

Il ventenne Mayr accolse con entusiasmo non solo questa proposta ma anche quella che qualche tempo dopo gli fece Stresemann, cioè di lasciare la medicina in favore dell’ornitologia. Se Mayr non avesse accettato di fare il naturalista, trasferendosi prima a Berlino e poi all’American Museum of Natural History, l’ornitologia e la scienza in generale avrebbero perso una grande occasione di crescita.

La storia naturale ha ormai più di duemila anni; essa ha origine con Aristotele e Plinio il vecchio. Gli antichi osservavano con tanta curiosità gli animali e notavano che gli uccelli migrano con una tale regolarità che i calendari persiani e arabi venivano organizzati in base ai movimenti dei migratori. Piace sottolineare che l’antichissima tradizione ornitologica ha radici italiane, soprattutto come arte venatoria.

Il ‘De arte venandi cum avibus’ di Federico II (1194-1250) è probabilmente la prima fonte attendibile di informazioni ornitologiche, successivamente adattata e adottata da Manfredi (che successe a Federico) e dal grande Lorenzo dei Medici. L’interesse per i falchi fu alto anche per la giudicessa Eleonora d’Arborea, che governò in Sardegna tra il 1383 e il 1392 e che promulgò la prima legge in loro favore e quindi per la falconeria, intesa come caccia con il falco praticata solo dai nobili.

Non fu un ornitologo, bensì un botanico il primo a scrivere di uccelli. Infatti, il primo testo interamente dedicato agli uccelli
di Aristotele e Plinio il vecchio è stato scritto ma anche aggiornato nel 1544 dal ‘padre della botanica inglese’ William Turner, mentre il termine ‘ornitologia’ fu coniato dall’italiano Ulisse Aldrovandi nel 1599. L’inizio dello studio degli uccelli si colloca ancora in Inghilterra, quando nel 1676 il botanico Francis Willughby pubblicò ‘Ornithologia’, testo che fu stampato dalla Royal Society dopo la morte di Willughby, grazie soprattutto all’aiuto di un altro botanico, John Ray, che era stato suo amico.

È il caso di sottolineare che l’Ornithologia fu di fatto scritta da Ray, che dovendo una grande riconoscenza a Willughby, attinse notizie dalle collezioni e dagli appunti dell’amico, ma usò un suo personale metodo di classificazione; le preziose incisioni di uccelli che illustravano il libro furono appositamente realizzate e pagate dalla vedova Willughby. Non andò allo stesso modo con l’Historia piscium di Francis Willughby; Ray lavorò al testo e vari mecenati pagarono la realizzazione delle 118 tavole illustrate, ma la vedova Willughby, che nel frattempo si era risposata, non volle contribuire alle spese e la Royal Society esaurì le proprie riserve economiche per stamparne 500 copie nel 1686. Per questa ragione l’Historia plantarum di Ray fu pubblicata nello stesso anno senza illustrazioni e non ebbe il successo che meritava.

Nel 1700 inizia una nuova era scientifica con la pubblicazione del Systema Naturae di Carl von Linné (1758). Da quel momento tutti gli organismi furono riconosciuti e denominati con un binomio latino. In quegli anni erano nati in tutta Europa
i ‘cabinets of curiosity’; il ‘filosofo naturalista’ Jean Baptiste Lamarck, che fu indubbiamente un innovatore, aveva iniziato
a distinguere il ‘cabinet of curiosity’ dal ‘cabinet of natural history’, il primo nato come luogo di attrazione, il secondo per
il progresso delle scienze. Nel 1700 il ‘gabinetto di Storia Naturale’ era l’insieme di eterogenee raccolte condotte e animate da mecenati, aristocratici e uomini di cultura, aventi tutti in comune la curiosità per la natura. Successivamente gran parte di questi reperti furono messi insieme per fondare i primi Musei di Storia Naturale, che per moltissimi anni rappresentarono i templi della ricerca scientifica e in molti casi lo sono ancora.

La maggior parte delle notizie storiche di cui disponiamo ci proviene dagli scritti di autori che amavano mettere insieme fatti
e personaggi con i dovuti collegamenti trasversali e generazionali. Gli storici hanno l’abilità di scovare informazioni scritte un po’ dappertutto, negli archivi, nelle pubblicazioni scientifiche, in fonti letterarie, ecc., ma certamente un’importante fonte deriva da appunti inediti, corrispondenza e scambi epistolari dei diversi personaggi che hanno attraversato il tempo. Questa fonte che ha permesso di ricostruire con dovizia di particolari la personalità di illustri studiosi (Charles Darwin è un esempio) oggi è in via d’estinzione; un po’ a causa del fatto che si tende a risparmiare la carta (per non sprecare cellulosa), un po’ per motivi di spazio, la maggior parte delle lettere scritte e ricevute è custodita in cartelle di computer ed ha il quasi certo destino di perdersi irrimediabilmente.

Per tale ragione, il poderoso lavoro di ricerca storica portato avanti da anni da Alberto Masi, in futuro sarà solo parzialmente possibile, mancando buona parte di quelle informazioni trasmesse per le vie non ufficiali.
L’excursus di Alberto Masi va ben oltre le tappe sommariamente delineate, parte dalla preistoria (quando l’uomo ci ha lasciato testimonianze naturalistiche molto fedeli rappresentate da pitture rupestri e graffiti), attraversa la storia antica (ad esempio l’arte egizia) e quella moderna, quando finalmente molte notizie storiche si fondano su scritti tramandati di generazione in generazione.

Alberto Masi è un ricercatore nato, fino ad una decina di anni fa, girando per il mondo, riusciva a procurarsi notizie e copie di pubblicazioni introvabili, teneva contatti con naturalisti e ornitologi di tutto il mondo, essendo anche in grado di mettere insieme una cospicua iconografia storica. Negli ultimi anni, pur mantenendo la sua capacità interattiva con gli altri studiosi (anche grazie all’informatica), è diventato anche un abilissimo cacciatore di dati e notizie in internet.

Il lavoro che sta conducendo è davvero impagabile, perché senza la storia non si va da nessuna parte.

                                                                                                                                                           Bruno Massa

Prof. Bruno Massa
Dipartimento DEMETRA
Laboratorio di Zoologia Applicata
Università degli Sudi di Palermo
V.le Scienze, 13
90128 Palermo ( I )