World Wildife Fund
Tutto cominciò con l'articolo di un biologo inglese, Due giornali inglesi giocarono un ruolo decisivo, quarantaquattro anni fa, nella nascita del World Wildife Fund
 
Il primo fu The Observer: l'autorevole quotidiano londinese,nell'edizione del 5 dicembre 1960, accolse un articolo del biologo sir Julian Huxiey, già docente di zoolo gia al King's College e primo direttore generale dell'Unesco.
Tema: la situazione drammatica in cui si trovavano piante e animali dell'Africa, situazione che purtroppo era destinata a peggiorare. Tra le numerose lettere che Huxiey ricevette a commento dell'articolo, ce ne fu una che lo colpì in modo particolare. La firmava un certo Victor Stolan, un tedesco naturalizzato inglese, al quale le semplici denunce non sembrava-
no più sufficienti per fermare il degrado ambientale.
Effettivamente in quei primi anni Sessanta in tutto il mondo la distruzione dell'ambiente procedeva a ritmo travolgente. Importanti lembi di natura selvaggia, coste, foreste e paludi in special modo, scomparivano a vista d'occhio. Molte specie
animali erano prossime a estinguersi. A contrastare questa assurda corsa all'ecocatastrofe non c'erano che pochi studiosi e uomini di cultura, trattati dall'opinione corrente come "visionari". La coscienza del valore inestimabile delle risorse na-
turali era ancpr più scarsa che oggi. Le proteste dei pochi naturalisti che riuscivano a far sentire la propria voce cadevano comunque nel vuoto, come geremiadi di Cassandre noiose. Opporsi a un certo tipo di progresso sembrava contrario allo "spirito del tempo". Che cosa si poteva fare, allora? Il lettore Stolan non aveva dubbi:"Se dobbiamo salvare quel che rimane della natura in Africa e nel resto del mondo", scriveva a Huxiey, "bisogna passare all'azione, raccogliendo gli ingenti foitdi necessari per muoversi. Ho qualche idea in proposito, ma nessuno che conti con cui parlarne. Potrebbe mettermi in contatto con chi può fare qualcosa? Non se ne può più di belle parole, e non c'è tempo per impelagarsi in vuoti comitati di stampo vittoriano. Dobbiamo agire, e subito".
Huxiey passò la lettera a Max Nicholson, suo amico e direttore del British Nature Conservancy (un ente statale di ricerca, consulenza e azione ambientale). Nicholson a sua volta ne parlò con Peter Scott, noto ornitologo e figlio del celebre e
sfortunato esploratore polare, che all'epoca era vicepresidente dell'Iucn (Unione internazionale per la conservazione della natura).
La lettera di Stolan metteva in chiaro l'esigenza che da qualche tempo si avvertiva negli ambienti dell'Iucn. Questo organismo, fondato dodici anni prima, riuniva il fior fiore dei naturalisti di tutto il mondo, ma non disponeva di finanziamenti se non per gli stipendi dei ricercatori. C'era bisogno, invece, di una sorta di "Croce rossa internazionale per
la natura", e cioè di un'organizzazione di tipo professionale che si occupasse di raccogliere i fondi ne cessari a sostenere una serie d'interventi di conservazione su scala mondiale. Nel progetto, Nicholson e sir Julian Huxiey coinvolsero poi
Guy Mountfort, un esponente dell'Unione ornitologica inglese che quando non si dedicava al birdwatching faceva il pubblicitario. La sua esperienza in campo promozionale fu determinante nel far approvare in aprile al comitato esecutivo
dell'Iucn la fondazione della nuova organizzazione. Erano passati pochi mesi dalla lettera di Stolan alYObserver quando, nel maggio 1961, il suo appello ebbe uno sbocco. Il gruppetto dei fondatori si riunì a Londra e diede all'organismo un nome, Worid Wildiife Fund (e cioè Fondo mondiale per la natura), e un presidente, il principe Bernardo d'Olanda. Si discusse anche del marchio con cui contraddistinguere il neonato Wwf. Geraid Watterson, direttore generale dell'Iucn, fece seduta stante alcuni schizzi del panda gigante, uno degli animali più simpatici al mondo, che per di più si prestava benissimo a essere riprodotto in bianco e nero. Il logo che tutti conosciamo è nato proprio da quei disegnini (vedere l'illustrazione qui sopra) che Peter Scott elaborò poi in un vero e proprio marchio.
I primi soldi arrivarono dai fondatori, che si tassarono per l'equivalente odierono di 50 milioni. A questi si aggiunse il primo donatore del Wwf, l'industriale inglese Jack Cotton, che mise a disposizione 150 milioni d'oggi. Il Wwf aveva dunque un nome, dei dirigenti, un po' di fondi. Il passo successivo fu quello di elaborare un documento che esprimesse la filosofia e le motivazioni alla base del nuovo organismo. Fu il "Manifesto di Morges",,riportato integralmente nel riquadro in queste pagine; Morges è il nome del villaggio svizzero, nel cantone di Vaud, dove in una villetta il Wwf stabilì la sua prima sede. Firmarono il manifesto sedici tra i più noti naturalisti del mondo: gli svizzeri Jean C. Baer, C.J. Bernard, Enrico C. Nicola; il francese Francois Bourlière; i tedeschi Wolfgang E. Burhenne ed Eugen Gestenmaier; il belga Charles Vander Eist; il polacco W. Goetel; lo statunitense Edward H. Graham; il sudafricano Rocco Knobel; lo svedese Kai Curry-LindahI; il sudanese S.K. Shawki e, infine, gli inglesi Julian Huxiey, Peter Scott, E.B. Worthington e Max Nicholson.
Il 26 settembre 1961 alla Royal Society of Arts, a Londra, il manifesto di Morges fu reso pubblico. Era l'annuncio ufficiale della nascita del Worid Wildiife Fund. Pochi giorni prima l'organizzazione era stata registrata in Svizzera come ente morale senza fini di lucro, e Peter Scott (poi nominato baronetto) era stato eletto vicepresidente esecutivo. Di lì a poco l'associazione ebbe un insperato colpo di fortuna. Ancora una volta ci fu di mezzo un giornale inglese: il quotidiano popolare Daily Mirrar (fondato nel 1903, negli anni Sessanta con una tiratura di circa 5 milioni di copie occupava il
primo posto nella stampa britannica, e uno dei primi tra quella mondiale). Le cose andarono così. Un esperto di relazioni pubbliche che aveva aderito da poco al Wwf, lan Mac Phail, convinse durante una colazione d'affari sir Harold Cudiipp, amministratore delegato del gruppo editoriale, a pubblicare con grande rilievo sul giornale un servizio esclusivo sul Fondo. Mac Phail si trasferì in redazione e per due giorni fece in pratica il direttore di quello che voleva essere un "numero choc" sulla natura minacciata dall'estinzione. Il Daily Mirror del 9 ottobre ebbe certamente un grande effetto sui lettori. Il tagliando pubblicato sul giornale insieme all'appello a contribuire provocò una valanga di donazioni.In pochi giorni le cassa del World Wildlife Fund si trovarono circa 700 milioni delle ex lire, Con questa solida base finanziaria si poteva davvero passare all'azione
"Manifesto di Morges".
 

La villetta a Morges, in Svizzera, prima sede Wwf da il nome al

Manifesto di Morges

In tutto il mondo un numero impressionante di splendidi e inoffensivi animali'sta scomparendo o perdendo il suo habitat a seguito dell'insensata distruttività umana. In nome del progresso gli animali selvatici vengono uccisi o portati all'estinzione, scacciati come sono dalle loro terre destinate a essere sfruttate o allagate da nuove dighe; vengono avvelenati dai prodotti chimici, abbattuti dai bracconieri, uccisi nel corso di guerriglie. Gli anni Sessanta sembrano destinati a battere ogni record in quanto a eliminazione sistematica della fauna dal nostro pianeta. Un senso di vergogna si farà forse strada in futuro nell'animo degli uomini; ma intanto i nostri figli saranno stati privati del multiforme patrimonio naturale dall'ignoranza, dall'avidità, dalla follia dell'uomo. Ci resta poco tempo, ma si può ancora invertire la rotta. Naturalisti e persone appassionate, e organizzazioni di tutto rispetto, stanno facendo di tutto per salvare la natura. Hanno la preparazione per farlo e la volontà di riuscirci: ma purtroppo non hanno ne mezzi ne' il sostegno necessari. Devono combattere ogni giorno su fronti diversi e contro minacce sempre nuove. Hanno bisogno soprattutto di denaro per allestire operazioni di soccorso faunistico, per acquistare aree naturalistiche minacciate, e per molte altre iniziative. Servono fondi, per esempio, per pagare i guardaparco; fondi per educare alla conservazione quanti ignorano tutto al proposito; fondi per la formazione ambientale di operatori, in Africa come altrove; fondi, infine, per inviare degli esperti dove la natura è in grave pericolo. L'attuale situazione di emergenza va affrontata su ampia scala e con decisione. La vittoria dipenderà non solo dagli sforzi appassionati degli amanti della natura, ma anche dall'essere riusciti a conquista re il sostegno e il rispetto di molti, i cui interessi non vanno ignorati. La stima che l'umanità avrà di se stessa e la sua eredità sulla terra dipenderanno dalla saggezza e dalla lungimiranza di quanto farà a favore della natura.