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MUSEO di STORIA NATURALE di VENEZIA-
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La storia
Il palazzo detto Fontego dei Turchi, sede del Museo, venne fatto erigere da Giacomo Palmieri, capostipite della nobile famiglia dei Pesaro, nella prima metà del XIII secolo. Nel 1381 venne acquistato dalla Repubblica di Venezia, che lo cedette al marchese di Ferrara Nicolò V D'Este per la lealtà dimostrata nella guerra di Chioggia. Vi soggiornarono l'imperatore di Costantinopoli Giovanni Paleologo (1438) e Alfonso D'Este (1562). Nel corso degli anni fu alternativamente utilizzato dalla Serenissima quale sede di rappresentanza (destinata ad ospitare principi stranieri e come luogo per feste private) e ceduto a varie famiglie patrizie: Aldobrandini, Priuli e nuovamente ai Pesaro, che lo tennero fino a che si estinsero nel 1830.
Un capitolo importante della sua storia iniziò nel 1621, quando la Repubblica lo destinò ai mercanti turchi come sede commerciale, i quali lo tennero fino al 1838. Norme particolareggiate e severe ne regolavano il funzionamento, dagli orari della vita quotidiana alle modalità di commercio. Fu tra l'altro operata una netta separazione al suo interno tra Turchi europei (bosniaci ed albanesi) da una parte, e turchi costantinopolitani ed asiatici (persiani ed armeni) dall'altra. I mercanti turchi importavano a Venezia soprattutto cera, olio, lana grezza e pellami, cui si aggiunse dal 1700 anche il tabacco; le merci venivano scambiate con altri prodotti oppure vendute.
Il Fontego dei Turchi venne ricostruito totalmente a partire dal 1860, recuperando anche parte del materiale del precedente edificio del XIII secolo, al quale architettonicamente si ispira.
Il palazzo fu dapprima sede del civico Museo Correr, qui inaugurato nel 1880 e in seguito trasferito con le raccolte storiche ed artistiche in Piazza San Marco. Quando il Fontego dei Turchi rimase libero, l'ingegner Giorgio Silvio Coen propose di trasferirvi l'istituendo Museo di Storia Naturale che avrebbe riunito le varie raccolte scientifiche esistenti a Venezia, ed in particolare quelle del Museo civico Correr, dell'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, la collezione privata del conte Alessandro Pericle Ninni, ed altre minori. Dal 1923 l'edificio è quindi sede del Museo di Storia Naturale di Venezia.Il palazzo
La prima descrizione certa del Fontego dei Turchi risale al 1381 ed è riportata nel contratto di vendita con cui i Pesaro cedettero il palazzo alla Serenissima. A quel tempo il palazzo doveva apparire come una grande dimora patrizia, dotata delle fondamenta, della riva, di una gradinata in facciata, di una corte con pozzi e panchine, di scale di pietra poste nella parte posteriore cioè nella corte, oltre ai mezzanini e agli alloggi per la servitù. L'interno doveva essere riccamente decorato, come risulta da una relazione del 1562 in cui si parla di fontane, colonne e scale in marmo, vasi d'argento e d'oro.
Con la destinazione ad abitazione e sede commerciale per i Turchi del 1621, l'ex palazzo Pesaro fu completamente manomesso per separarlo dalle abitazioni dei cittadini veneziani. Davanti alla facciata fu eretto un muro con una porta per lo scarico e il carico delle merci, ma soprattutto vennero abbattute le due torrette laterali, con il pretesto che avrebbero potuto essere interpretate come segno di nobiltà o utilizzate dai Turchi per spiare la città. L'interno ospitava gli alloggi dei Turchi posti su tre piani, mentre al piano terra vi erano i magazzini, una grande stanza destinata a moschea ed il luogo riservato al bagno rituale.
Quando nel 1859 divenne proprietà del Comune, il palazzo si trovava in uno stato di grave degrado. Perciò fu ricostruito totalmente a partire dal 1860, sotto la direzione dell'ingegner Federico Berchet e con il contributo del governo austriaco.
Il restauro venne eseguito recuperando parte del materiale del precedente edificio del XIII secolo, al quale architettonicamente ci si ispirò: in particolare il palazzo venne liberato dalla mura eretta a ridosso della facciata e dalla casetta che era stata edificata sul lato destro verso la salizzada; vennero invece ricostruite le due torrette e la merlatura di coronamento, ricavandone l'aspetto originario dalle piante cinquecentesche di Jacopo de' Barbari e da stampe di epoche più recenti.
Oggi il Fontego dei Turchi è uno dei palazzi più caratteristici tra quelli affacciati sul Canal Grande, ben riconoscibile per la sua elegante facciata decorata da vari elementi architettonici come patere e formelle, una delle quali appare riprodotta nel logo del Museo.
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Le collezioni Scientifiche
Oltre due milioni di pezzi costituiscono oggi il vasto, ricco e delicato patrimonio del Museo, grazie a importanti donazioni, depositi o acquisizioni diverse che, nel tempo, ne hanno a più riprese incrementato il nucleo originario.Molteplici sono le collezioni zoologiche, tra cui quelle di uccelli, di molluschi, di insetti (la raccolta di imenotteri è una delle maggiori al mondo); in ambito botanico, di particolare rilievo sono gli antichi erbari, l’algarium, la raccolta micologica. Notevole anche la collezione di piante e pesci fossili provenienti da Bolca, il giacimento fossilifero italiano più famoso nel mondo, i cui reperti – risalenti a oltre 50 milioni di anni fa- uniscono alla grande rilevanza scientifica una forte suggestione estetica.
Tra le raccolte ottocentesche, oltre a quella mineralogica, si segnala quella di preparati anatomici (oltre 2000 esemplari dei più svariati animali, approntati spesso con tecniche inedite e segrete); tra le acquisizioni più recenti, è la celebre e ricca collezione del paleontologo ed etnologo veneziano Giancarlo Ligabue, che comprende l’ Ouranosaurus nigeriensis, dinosauro erbivoro del Cretacico eccezionalmente ben conservato e i resti del gigantesco coccodrillo Sarchosuchus imperator.
Ma il vasto insieme del patrimonio del museo abbraccia anche settori che esulano dalla vera e propria storia naturale: preziosa e affascinante è, ad esempio, la raccolta dei modelli di imbarcazioni e strumenti di pesca in uso nella laguna di Venezia, donata nel 1880 dal conte Alessandro Pericle Ninni e realizzata da Angelo Marella; rari e importanti i reperti etnografici ottocenteschi provenienti dai viaggi di Giovanni Miani alla ricerca delle sorgenti del Nilo; bizzarra e imponente la collezione di trofei di caccia di Giuseppe De Reali, raccolti tra il 1898 ed il 1929 in Africa orientale e Congo.Non mancano, in questo enorme repertorio, curiosità come i due Basilischi (animali fantastici costruiti ad arte con parti di animali diversi, e spacciati per veri), rispettivamente del XVI e XIX secolo o la straordinaria imbarcazione medioevale ricavata da un tronco di rovere e rinvenuta a fine Ottocento durante lavori di scavo ai margini della laguna veneziana.
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BOTANICA
Le raccolte di botanica sono per la maggior parte collezioni storiche, alcune delle quali risalenti al XVIII secolo. Tra queste ricordiamo l'erbario fanerogamico Patarol, realizzato tra il 1717 e il 1719 e formato da 1020 exsiccata, in parte raccolte dall'Autore e in parte pervenutegli da colleghi e amici botanici. Le piante, disposte in modo da conservare il naturale portamento, sono collocate senza alcun criterio sistematico, probabilmente per ordine di raccolta, e sono a volte accompagnate da insetti, in particolare farfalle, a guisa decorativa.
Tra le altre raccolte di fanerogame figurano l'erbario Olivi, costituito da quasi 4.000 exsiccata raccolte nella seconda metà del '700, e l'erbario Zanardini, risalente al 1840 e composto prevalentemente da piante veneziane e venete.
Sempre per quanto riguarda le fanerogame, sono presenti anche la xilotomoteca Fiori, raccolta di sezioni di tronchi e/o rami di piante arboree provenienti da varie località italiane, e la carpospermoteca, raccolta di semi e frutti conservati in parte a secco in parte sotto liquido.
Esistono anche raccolte di crittogame (alghe, funghi e licheni, muschi, felci): le collezioni di licheni di Massalongo, comprendenti circa 1000 campioni raccolti nella seconda metà dell' '800; la collezione di licheni e briofite della laguna di Venezia di Minio; l'algarium Zanardini, senza dubbio la raccolta più preziosa conservata nel Museo, costituito da 2.425 specie provenienti soprattutto dal Mare Adriatico e impreziosito da alcuni disegni dell'Autore riportanti le parti mancanti o la struttura cellulare dell'esemplare essiccato. Particolare è infine la collezione di diatomee di Zanon dei primi del '900, formata da 215 vetrini.
Di notevole rilevanza scientifica è l'erbario micologico curato dalla Società Veneziana di Micologia; si tratta di una collezione in fase di continuo incremento di funghi essiccati comprendente circa 19.000 reperti, nella quale confluiscono specie provenienti dall'Italia e dall'estero.
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ZOOLOGIA
Le collezioni zoologiche, relative alle diverse categorie sistematiche, sono costituite sia da preparati a secco quali esemplari naturalizzati, pelli, scheletri, conchiglie, insetti, vetrini, sia da esemplari interi o loro parti sotto liquido.
Tra le collezioni di invertebrati sono presenti consistenti raccolte malacologiche, storiche e recenti. Risalgono al XIX secolo le collezioni Stalio, Vidovich e Spinelli, che comprendono soprattutto molluschi adriatici ma anche specie dulciacquicole, per lo più venete; della seconda metà del novecento sono la raccolta Ligabue di specie tropicali e le collezioni Cesari e Braga, quest'ultima comprendente oltre 5.500 molluschi mediterranei e tuttora in fase di ampliamento.
Altre collezioni di invertebrati sono la piccola raccolta Molin di elminti endoparassiti in alcool e su vetrini della seconda metà dell' '800 e la collezione di crostacei adriatici a secco di Nardo, che comprende anche esemplari di Olivi, integralmente restaurata nel 2002.
Nonostante le collezioni entomologiche mancassero quasi completamente nel nucleo iniziale, dal 1946 il Museo iniziò ad assumere un chiaro indirizzo entomologico per opera di Antonio Giordani Soika; dal 1978 le raccolte sono in fase di riordino ed incremento, a cura di Enrico Ratti. Ad oggi sono proprio queste le collezioni numericamente più rilevanti, rese particolarmente preziose dalla presenza di oltre 5.600 tipi. La collezione sistematica di insetti mondiali, frutto di lasciti, doni, acquisti e raccolte dirette, include oltre 600.000 esemplari conservati a secco e in minima parte in alcool.
La sezione vertebrati comprende un gran numero di raccolte ornitologiche: la collezione Contarini, di proprietà comunale dal 1849, le più recenti collezioni Perale e Gaini, le curiose collezioni di borre, nidi e uova. Il lotto più consistente di uccelli appartiene alle imponenti raccolte zoologiche del conte Alessandro Pericle Ninni, che comprendono tra le altre una raccolta di pesci sotto liquido del Mar Rosso; donate in lotti successivi alla città di Venezia, vennero ripristinate e completate dal figlio Emilio. Un altro eclettico naturalista fu Giacomo Bisacco Palazzi, che tra '800 e '900 raccolse reperti di vario genere in Belgio, Nord-Africa e in particolare nel Veneziano: invertebrati, ma soprattutto anfibi, rettili, uccelli e mammiferi.
Tra le più recenti acquisizioni vi sono una collezione di micromammiferi in pelle ed alcool della laguna di Venezia e la collezione osteologica in fase di incremento, utilizzata come materiale di confronto per le ricerche di archeozoologia.
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SCIENZE DELLA TERRA
Le collezioni di scienze della terra comprendono raccolte di minerali, rocce e fossili.
La più vasta tra le collezioni mineralogiche è quella di Innocente: risale ai primi dell' '800 ed è composta da 2385 campioni di minerali e 341 di marmi e pietre dure disposti su cornici; parte della collezione è stata esposta al Museo dal 1881 al 1923. La più recente acquisizione è la raccolta Albonetti, comprendente oltre 600 reperti provenienti da diverse località di tutto il mondo.
Tra le collezioni petrografiche storiche ricordiamo la raccolta Pasini di rocce del Vicentino, accompagnata da un dettagliato catalogo e da alcune tavole geologiche, e le raccolte ottocentesche di marmi levigati e incorniciati del conte Marco Corniani degli Algarotti, comprendenti anche una serie di pietre e marmi dei Colli Euganei originariamente appartenuta all'abate Terzi ed acquistata dal Corniani nel 1808. Singolare è la collezione di serie stratigrafiche di perforazione inserita in un mobile ottocentesco, prelevate da un pozzo artesiano in Campo Santa Maria Formosa a Venezia, acquisita dall'Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti nel 1853.
Il materiale finora inventariato delle collezioni paleontologiche ammonta a circa 15.000 reperti stimati. Tra le collezioni storiche figura la raccolta Massalongo di fossili e calchi, costituita attorno alla metà del XVIII secolo, comprendente alcuni vegetali su lastra provenienti dal famoso giacimento di Bolca. Allo stesso periodo risalgono la collezione Spinelli di invertebrati e vertebrati fossili, donata assieme alla ricca collezione malacologica, e la collezione geognostica dell'Istituto Veneto composta da rocce fossilifere del Triveneto, in parte raccolte da Innocente agli inizi del 1800. Più recenti sono la collezione Beschin-De Angeli di brachiuri dell'Eocene di Arzignano, importante per la presenza di diversi olotipi, e la collezione Ligabue, che include fossili animali e vegetali provenienti da diverse parti del mondo, raccolti durante le spedizioni del Centro Studi e Ricerche Ligabue negli ultimi decenni del 1900; tra questi figurano i reperti del giacimento nigeriano di Gadoufaoua, in particolare un esemplare eccezionalmente completo di Ouranosaurus nigeriensis e uno di Sarcosuchus imperator, attualmente esposti in una sala del Museo.
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da aggiornare
Cronologia Ornitologica
by Alberto Masi