ll Museo di Zoologia dell’Università di Torino fa oggi parte del Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo ed è sistemato in alcuni locali dell’Ospedale San Giovanni (Antica Sede) in Via Accademia Albertina. Il museo nasce ufficialmente nel 1739, quando Gian Battista Bianchi, professore di Anatomia nell’Ateneo torinese, fornisce al re CarloEmanuele III il primo schema per la formazione di un Museo di Storia Naturale nella capitale del Regno Sardo.L’istituzione è costituita da cinque “scompartimenti”(Fisica, Matematica, Botanica, Anatomia, Oggetti vari e preziosi), che trovano posto nel palazzo dell’Università inVia Po. Verso la metà del secolo XVIII il Re, avendo acquistato alcune raccolte private, incarica Vitaliano Donati (1717-1761), professore di Botanica e direttore dell’Orto torinese, di compiere un avventuroso viaggio in Oriente con lo scopo di arricchire le collezioni pre-esistenti. Donati, che troverà la morte durante il viaggio, invia dall’Oriente pochi ma importanti materiali e tra questi, per quanto non interessino in questa sede,anche reperti egizi che costituiranno il primo nucleo diquell’importante Museo. Quasi nello stesso periodo la Reale Società Torinese, poi Accademia delle Scienze di Torino, istituisce un gabinetto di Storia Naturale grazieall’apporto delle collezioni private di alcuni soci.Tale gabinetto trova la sua sede nel Palazzodell’Accademia, già destinato a sede del Collegio dei Nobili.
Pertanto sono contemporaneamente attivi a Torino due Musei di Storia Naturale che, in realtà, sono costituiti da un modesto insieme di raccolte di oggetti di varia natura, disordinate e privedi criterio scientifico.Questo dualismo crea malintesi e disagi poichè non è sempre chiara l’attribuzione dei materiali, soprattutto durante gli anni della dominazione francese quando i Musei si trovano localizzati nella medesima sede - cioè nel palazzo di quella che al momento si chiama Académie de Sciences, Littérature et Beaux Arts - e sotto un’unica direzione. Per ovviare al grave inconveniente, l’imperatore Napoleone I unisce, nel 1805, i due gabinetti in un unico Museo di Storia Naturale che assegna in proprietà e gestione all’Università di Torino, mantenendone peraltro la sede nel palazzo dell’Académie.
Direttore del Museo è nominato Spirito Giorna (1741-1809), docente universitario ed accademico. A Giorna succede, nel 1809, prima nella gestione e poi nella direzione del Museo, Franco Andrea Bonelli (1784-1830), insigne entomologo e ornitologo, che ottiene la cattedra di Zoologia nel 1811. È da considerarsi il vero fondatore del Museo cui conferisce, per la prima volta, un’organizzazione scientifica moderna e una fama internazionale, grazie anche al grande impulso dato alle scienze dall’Impero. Bonelli frequenta a Parigi i corsi dei più grandi Zoologi dell’epoca, tra cui Lamarck, di cui abbraccia, almeno in parte, le idee evoluzionistiche. Alla morte di Bonelli, la sua opera è proseguita da Giuseppe Genè (1800-1847), che incrementa ulteriormente il Museo in cui mantiene inalterata, nonostante sia un convinto antievoluzionista, l’organizzazione voluta dal predecessore. Genè compie diversi viaggi di studio in Sardegna, su invito del re CarloAlberto, ottenendo brillantissimi risultati scientifici. Membro dell’Accademia delle Scienze di Torino,segretario della Classe di Scienze Matematiche e Naturali,sarà uno degli attivi organizzatori del Secondo Congressodegli Scienziati Italiani che si tiene a Torino nel 1841. In quest’epoca il Museo occupa interamente i locali delprimo piano del Palazzodell’Accademia ed offreal pubblico un vastissimo campionario di specie e di esemplari.
 
 
ll Museo di Zoologia dell’Università di Torino
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Ma non è soltanto un’istituzione con fini didattico-espositivi: gli annessi laboratori zoologici sono campo e palestra per studi scientifici ad altissimo livello internazionale.A Giuseppe Gené, morto improvvisamente nel 1847, succede Filippo De Filippi (1814-1867), lombardo di origine piemontese, laureatosi in Medicina a Pavia e già assistente presso il Museo di Storia Naturale di Milano,chiamato a Torino dal re Carlo Alberto per la sua notorietà. De Filippi prosegue l’opera dei suoi predecessori in favore del Museo torinese e in pochi anni ne organizza, pressochè dal nulla, l’importante sezione di Anatomia Comparata. De Filippi compie a Torino la sua rivoluzione culturale, diventando, in pochi anni, il paladino delle idee evoluzionistiche darwiniane,enunciate al mondo proprio in quest’epoca (1859).Celebre resta la conferenza da lui tenuta a Torino, nel 1864, presso il Teatro di Chimica di via Po, ora distrutto,dal titolo assai provocatorio “L’uomo e le scimie”, che gli attira, in tutto il nuovo Regno d’Italia, pochi consensi e un astioso e nutrito coro di critiche da parte dei cosi detti benpensanti. Come Darwin, De Filippi intraprende un viaggio attorno al mondo per studiare la fauna extraeuropea. Nel 1865 salpa a bordo della Regia Pirocorvetta Magenta, come capo della missione scientifica, dopo aver già effettuato un altro tour, via terra, in Persia nel 1862. Scopo principale del viaggio della Magenta, che durerà circa tre anni, è l’apertura di trattative diplomatico-commerciali col Giappone e la Cina. Sfortunatamente durante la navigazione il De Filippi deve essere sbarcato, a causa di una gravemalattia, ad Hong-Kong, dove muore il 9 febbraio 1867. I materiali da lui raccolti pervengono comunque a Torino assieme alle sue osservazioni e arricchiscono grandemente il Museo. La successione viene affidata a Michele Lessona (1823-1894), che già aveva assunto la funzione di direttore supplente durante l’assenza del De Filippi. Michele Lessona è certamente una delle figure più caratteristiche e affascinanti della Torino ottocentesca. Medico valoroso, narratore arguto e grandissimo divulgatore delle scienze naturali, è un convinto seguace della teoria di Darwin che contribuirà, non senza una forte opposizione, a introdurre capillarmente in Italia, anche e soprattutto con la prima traduzione di alcune opere del grande scienziato inglese, tra cui “L’origine dell’Uomo”. Ricopre importanti cariche pubbliche: Consigliere comunale, Rettore magnifico dell’Università di Torino, Presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino e Senatore del Regno. Lessona potenzia notevolmente il Museo in tutti i settori, grazie anche all’attività di un certo numero di validissi miassistenti, fra i quali Vittore Ghiliani, Tommaso Salvadori, Alfredo Borelli, Giacinto Peracca e Lorenzo Camerano. Vittore Ghiliani (1812-1878), entomologo,entra in Museo attorno al 1832 e vi lavora fino al 1878, anno della sua morte. A lui si deve in prima persona il potenziamento e la conservazione della sezione entomologica che, con il confluire di collezioni quali la Spinola di Imenotteri e la di Breme di Coleotteri, rappresenta ancora oggi un corpus di fondamentale importanza per gli studiosi di tutto il mondo. Sarà anche viaggiatore, visitando, tra il resto, parte del Brasile. A Tommaso Salvadori (1835-1923) il Museo torinese deve quasi integralmente la propria collezione ornitologica, anch’essa di importanza mondiale. Salvadori, già ufficiale medico nella seconda spedizione garibaldina in Sicilia, lavora per più di cinquant’anni in Museo, di cui sarà per lungo tempo Vice direttore. La sua fama grandissima gli vale la chiamata del British Museum (Natural History) di Londra per la stesura di ben due volumi del prestigioso Catalogue of Birds. La sua opera è ancora attualissima e le sue numerosissime  pubblicazioni restano la base per molti studi moderni. A lui si deve la redazione della fauna ornitica del Borneo,della Papuasia e delle Molucche e di un gran numero di altre regioni del Globo. È inoltre autore di centinaia di nuove entità, tra cui quella del più comune avvoltoio africano, lo Pseudogyps africanus, i cui esemplari tipo,quelli cioè su cui è basata la prima descrizione scientifica della specie, sono conservati a Torino. Alfredo Borelli (1858-1943), entomologo, lega al Museo torinese la sua collezione di Dermatteri, ma sarà lui pure viaggiatore. Visita due volte il Sudamerica da cui riporta interessantissimi materiali che rappresentano una frazione importante delle nostre collezioni.
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Alla fine del 1878 il Museo di Zoologia deve essere trasferito. Come nuova sede gli vienedestinato il primo piano di Palazzo Carignano ove è rapidamente sistemato assieme alla Sezione di Anatomia Comparata, al Museo di Mineralogia e a quello, nuovissimo, di Geologia e Paleontologia. L’unità fisica del Museo di Storia Naturale è mantenuta e la nuova sede è prestigiosa e adeguata. La direzione risulta triplice, dal momento che ogniMuseo dipende dal proprio cattedratico. Il pubblico viaffluisce numerosissimo e il servizio è assicurato dalpersonale universitario.Docenti e assistenti sono nello stesso tempo occupati nelle questioni didattiche e nel servizio museologico.Gli anni di Palazzo Carignano risultano i migliori in senso assoluto per la vita del Museo.La facilità e rapidità delle comunicazioni, la presenza a Torino di mecenati, primo fra tutti Enrico Festa cui sideve l’acquisizione di moltissimi materiali importanti, la fama dei direttori e del personale del Museo ne permettono una ulteriore crescita qualitativa equantitativa. Nel 1891, Lorenzo Camerano (1856-1917) ottiene la direzione della Sezione di Anatomia Comparata che già era stata costituita in Museo a se stante.Tuttavia alla morte di Lessona, nel 1894, i due Musei vengono nuovamente riuniti sotto la direzione del Camerano. Con la sua guida le collezioni raggiungono il massimo incremento e il Museo di Torino diviene forse il più importante d’Italia e uno dei più apprezzati in Europa. Alla morte di Lorenzo Camerano, nel 1917, i due Musei di Anatomia Comparata e Zoologia, vengono nuovamente separati dal punto di vista amministrativo.Nei primi anni del Novecento, dopo la Grande Guerra, la ricerca in alcuni settori della Zoologia muta radicalmente. L’affermazione di nuove tecniche microscopiche, di quelle istologiche e istochimiche sposta il campo di indagine, in particolare dell’Anatomia Comparata.Il Museo perde quindi a poco a poco la sua funzioneiniziale e rimane solamente un deposito di materialicon importanza più storica che scientifica. Nel 1936,con una decisione assai discutibile, i Musei di Zoologia,Anatomia Comparata e Mineralogia vengono“provvisoriamente” trasferiti in alcuni locali dell’Ospedale San Giovanni, Antica sede, ove sonosistemati tuttora. Il trasloco risulta dannoso: parecchi esemplari interessanti e parte del materiale archivistico vanno definitivamente perduti. Comunque il Museo viene riaperto al pubblico con un allestimento più consono ai tempi e con uno spazio maggiore a disposizione, potendo contare su due interi piani, lungo Via Accademia Albertina, con vaste gallerie, un tempo corsie per i ricoverati. E giunge la seconda guerra mondiale. Il Museo, come del resto altri in Italia, non è oggetto di particolari attenzioni per la prevenzione di eventuali danni. L’8 dicembre 1942 un violento bombardamento aereo, che porta alla totale distruzione dell’attiguo Politecnico edi buona parte dell’importante Museo Industriale, procura danni anche al Museo di Zoologia. Il soffitto della galleria superiore viene sfondato, gli spezzoni incendiari bruciano alcuni scaffali e i vetri delle finestre vanno in frantumi. Tuttavia, fortunatamente, i bombardamenti su accennati non producono gravi danni alle collezioni, se si eccettua la perdita irreparabiledell’unico esemplare posseduto di Storno crestato di Réunion (Fregilupus varius), specie estinta da molti anni.
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In seguito a questo evento, parte delle collezioni vengono momentaneamente trasferite. Nel 1950 i Torinesi hanno nuovamente la possibilità di accedere alle sale del Museo che può al momento contare su uno spazio assai più ristretto. Infatti la galleria del secondo piano, in cui erano confluiti i materiali del Museo di Anatomia Comparata, deve essere chiusa al pubblico e il settore espositivo viene limitato al piano terreno. Verso gli anni Sessanta anche le collezioni del Museo di Zoologia risentono pesantemente del clima di indifferenza al patrimonio museale, frutto di una mutata mentalità e dello sviluppo di filoni di ricerca lontani dai classici canoni della sistematica animale. Su ciò incideinoltre in modo notevole l’affermarsi del corso di Scienze Biologiche che rende ancora più drammatica la già cronica mancanza di spazi per i laboratori e per l’accesso agli stessi di un numero di studenti sempre crescente. Il settore espositivo viene chiuso, le collezionilanguiscono e vengono ammassate in locali angusti.Gli anni Settanta vedono viceversa, con la costituzionedel Museo ed Istituto di Zoologia Sistematica, un nuovomomento di rinascita per le collezioni zoologiche.Grazie ad un veramente esiguo numero di appassionati,universitari e amateurs e anche a finanziamenti da partedi enti locali si procede alla riapertura al pubblico scolastico, fino al 1982, di un’esauriente sezione espositiva in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Città. Con l’istituzione, nel 1978, del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino le importantissime collezioni del Museo di Zoologia dell’Università sono affidate, con apposita convenzione, alla Regione Piemonte. Attualmente il Museo di Zoologia dell’Università di Torino comprende solamente più la piccola sezione espositiva ricca di circa duemila esemplari naturalizzati di Mammiferi, Uccelli, Rettili, Anfibi e Pesci tra cui numerosi appartengono a specie estinte - o scomparse dal Piemonte - che viene aperta al pubblico in occasione della settimana dei Musei scientifici o di altre manifestazioni particolari.
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Pietro Passerin d’Entrèves
Dipartimento di Biologia Animale e dell’ Uomo Università di Torino
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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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Passerin d’Entréves P., Sella Gentile G. (1985)Franco Andrea Bonelli zoologo trasformista.Studi Piemontesi, 14 (1), 34-48.
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Passerin d’Entréves P. (1993) Il Museo di Zoologia.In F. Traniello (a cura di), L’Università di Torino. Profilostorico e istituzionale. Pluriverso, Torino, pg. 314-317.
Tortonese E. (1957) Venticinque anni di vita del MuseoZoologico di Torino (1930-1955).
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Tortonese E. (1980) Gli studi faunistici subalpini.Rivista Piemontese di Storia Naturale, 1, 5-16.4
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Il Museo conserva un notevole numero di rari esemplaridi specie estinte come l’Alca impenne.Particolare del Museo di Zoologia (1956) nei locali dell’OspedaleSan Giovanni Antica Sede.