JAN GEORG![]()
Vienna 21 dicembre 1791-Milano 1866
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Nacque da famiglia di origine ungherese. A Vienna compì i suoi studi naturalistici e in particolar modo quelli floristici. Era assistente nell’Imperiale Università di Vienna, quando, venticinquenne ma già illustre, fu chiamato (11 aprile 1816) alla cattedra di Botanica dell’Università di Parma da Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma, dietro suggerimento del conte Stefano Sanvitale che lo aveva conosciuto a Vienna e ne aveva apprezzato le doti di scienziato. Uomo di ingegno non comune e di notevoli capacità organizzative, creò attorno a sé un folto gruppo di studiosi, di appassionati e di allievi, tra i quali il famoso ditterologo Camillo Rondani e la stessa Maria Luigia con la figlia Albertina Sanvitale. La Duchessa lo apprezzò subito come uomo e come scienziato e lo aiutò in ogni modo per i lunghi e numerosi viaggi che lo Jan fece a scopo di studio e di raccolta. Infatti viaggiò a lungo in Italia e con Stefano Sanvitale, altro cultore delle scienze, intraprese viaggi in Francia, Svizzera e Inghilterra, arricchendo così le sue collezioni di piante d’erbario. Testimonianza di questa amicizia è la poesia che il figlio del conte Stefano Sanvitale gli dedicò. In quel periodo viaggiare era pericoloso e faticoso a un tempo: il Cornalia, suo allievo e amico e secondo aggiunto al Museo Civico di Milano, racconta che non poche volte lo Jan cadde in pericolo, come quando fu sequestrato da pastori dediti al brigantaggio. Studiò e collezionò anche conchiglie di specie viventi e fossili, insetti, minerali e rocce. A lui si deve, tra l’altro, il ritrovamento di una nuova specie alpina, la Silene elisabethae (che dedicò all’Augusta Consorte del serenissimo Principe), che fu rinvenuta sulle Grigne vicino a Mandello, tra il lago di Garda e il lago di Como, raro e ristretto endemismo delle Prealpi Italiane. Spirito eclettico, si volse anche a studi letterari, come documenta un saggio pubblicato nel 1838, in cui commentò alcuni brani dell’opera Il Re Lear di Shakespeare. Si dilettò anche di poesia: pubblicò negli anni giovanili un poemetto in tedesco intitolato Tempe, dal nome di una valle della Grecia, ricordata nelle Georgiche. Le raccolte effettuate nei numerosi viaggi, l’acquisto e lo scambio di materiale naturalistico, le donazioni di Stefano Sanvitale (collezioni di insetti), le donazioni della Duchessa di Parma (collezione di insetti dell’America Settentrionale), i libri e i copiosi duplicati dei molluschi marini delle specie viventi donatigli durante il riordino del museo dei Sanvitale gli permisero in pochi anni di radunare un vero e proprio patrimonio di collezioni e una buona biblioteca. Lo Jan, generoso fino all’imprevidenza e costretto ad alte spese per finanziare i suoi viaggi, si trovò però in un momento di gravi difficoltà economiche essendogli venuti a mancare alcuni introiti (in seguito ai moti del 1831 fu temporaneamente sospeso da ogni incarico), tanto che fu sul punto di abbandonare gli studi naturalistici e di vendere libri e raccolte. Fu proprio in quel periodo che conobbe il nobile e facoltoso milanese Giuseppe De Cristoforis, animato da grande interesse verso le scienze naturali. I due divennero presto amici e da quella amicizia lo Jan trasse il supporto morale che lo fece desistere dall’idea dell’abbandono degli studi naturalistici. Nel 1831 i due decisero di riunire le loro collezioni, che sistemarono in dieci stanze nella casa di proprietà del De Cristoforis, preludio al famoso Museo Civico della città di Milano. Il 27 maggio 1832 stipularono un patto, sottoscritto dal notaio, di reciproca donazione: in caso di morte di uno di loro, tutto sarebbe passato in pieno possesso del superstite. Ma nel 1833 il De Cristoforis, stilando il suo testamento, pur ricordando la convenzione antecedente con l’amico e socio Jan, fece donazione alla città di Milano di tutte le collezioni radunate nel Museo Jan-De Cristoforis. Fu così che all’immatura morte del De Cristoforis, avvenuta nel 1837, tutte le collezioni passarono al Comune di Milano, che venne ad avere uno dei più ricchi musei di scienze naturali dell’epoca. L’anno seguente lo Jan ne fu nominato direttore. Gli erbari dello Jan (98 mila esemplari di 17 mila specie vegetali diverse) e molto altro materiale delle collezioni esistenti presso il Museo Civico, andarono completamente distrutti durante i bombardamenti del 1943. In seguito alla costituzione del Museo Civico, lo Jan nel 1845 si trasferì definitivamente a Milano come direttore del Museo. Nello stesso anno fu nominato Cavaliere di seconda classe dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio di Parma. Durante l’ultimo periodo della sua vita, a 62 anni di età e in condizioni precarie di salute, intraprese uno studio nuovo per lui, che lo assorbì completamente: l’Iconographie générale des Ophides, la sua opera maggiore, stampata a Parigi coi tipi del Bailliere, nella quale, oltre alla vastità delle conoscenze, si rispecchia anche la grande capacità di sintesi della sua mente. Quest’opera, nella quale lo Jan rappresentò tutte le specie di serpenti note a quei tempi e che egli aveva potuto esaminare di persona (gliene furono inviati persino da musei americani), anche in seguito fece testo in tale materia, anche a livello internazionale. Le tremila tavole che corredano quest’opera sono, dal punto di vista grafico e della resa artistica, splendide.Furono eseguite dal suo assistente, Ferdinando Sordelli, che lo Jan, ormai più che settantenne e malato, addestrò fino all’acquisizione di una grande perizia. La pubblicazione di quest’opera a fascicoli si prolungò molto nel tempo e fu portata a termine solo nel 1881, quando lo Jan era morto da ben quindici anni: il merito di tale impresa editoriale fu del Sordelli, che si impegnò affinché tutto il materiale approntato prima della morte dello Jan potesse integralmente uscire alle stampe, anche se postumo. Il valore dello Jan venne riconosciuto dai suoi contemporanei: fu infatti socio di numerose società italiane ed estere, tra le quali l’Accademia Gioenia di Scienze Naturali di Catania, l’Istituto Veneto di Scienze Lettere e Arti, l’Istituto Lombardo di Scienze Lettere ed Arti, la Société Géologique de France e la Kaiserliche Königliche Landwirtyschaftsgesellschaft in Wien. A lui furono dedicati diversi generi di piante: Jania Lamour, Jania Schult, dell’Africa australe, e un’altra specie, Sida Janii, venne chiamata col suo nome, in segno di stima, dal Passerini. Tale pianta, coltivata da lungo tempo nel Regio Orto Botanico di Parma, era nota con il nome di Sida ovata Cavanilles, ma il Passerini, riscontrate alcune differenze morfologiche rispetto alla descrizione fatta dal Cavanilles, la denominò Sida Janii, dedicandola all’Amatissimo e Celebre suo Maestro e predecessore.
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FONTI E BIBLIOGRAFIA:
Aurea Parma 3/4 1933, 116; C. Corradi, Parma e l’Ungheria, 1975, 136-137;
Al Pont ad Mez 1 1979, 54-55;
Il verde a Parma, 1981, 16-18;
A.V. Marchi, Figure del Ducato, 1991, 190.
cronologia ornitologica,2007