DELPRATO ALBERTO![]()
Parma 30 dicembre 1854-Parma 27 febbraio 1918
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Figlio di Pietro, fondatore dell’Istituto Veterinario di Parma, si iscrisse alla Regia Università di Bologna. Discepolo del professor Luigi Bombicci, il 23 giugno 1878 conseguì la laurea con lode in scienze naturali. Il 1° dicembre 1879 ottenne la cattedra dell’Istituto Tecnico di Parma succedendo al celebre entomologo Camillo Rondani, da lui commemorato nella pubblicazione intitolata Cenni sulla vita e sulle opere del professor Camillo Rondani (Parma, 1881). Oltre all’insegnamento, si dedicò ai progressi delle scienze naturali e sempre nel 1881 pubblicò a Roma due articoli dal titolo: Sopra una calcaria a bivalvi nell’Appennino Parmense (estratto dal Bollettino del Regio Comitato Geologico n. 7-8 anno 1881) e Sopra un’argilla scagliosa dell’Appennino parmense. In quest’ultima pubblicazione sostenne una tesi sull’origine delle argille dell’Appennino parmense, avvalorata da fatti e osservazioni, a rettifica di quella sostenuta da emeriti scienziati, dando così prova di competenza e notevole preparazione in questo genere di studi. Nominato assistente di Pellegrino Strobel, prestò la sua opera riordinando una ricca collezione della fauna vertebrata del Parmense. Nello stesso 1881, in seguito a raccolte fatte e donate da lui medesimo al Gabinetto di Storia Naturale dell’Università di Parma, pubblico il Catalogo degli uccelli rinvenuti nelle province di Parma e Piacenza. Completò poi l’opera collaborando al Primo resoconto dei risultati dell’inchiesta ornitologica in Italia (Firenze, 1890-1891). Nel 1882 diede alle stampe il Catalogo dei pesci della provincia di Parma, nel 1887 quello dei Rettili ed anfibi della provincia di Parma e nel 1899 quello de I vertebrati della provincia di Parma. Nel 1884 pubblicò la Bibliografia scientifica di storia naturale delle province di Parma e Piacenza, nel 1898 la Bibliografia idrologica e climatologica del Parmense e nel 1899 un’altra opera bibliografica intitolata Petroli ed emanazioni gazose nelle province di Parma e Piacenza. Pubblicazioni degne di nota inoltre dal punto di vista geologico, topografico e idrografico sono due saggi intitolati rispettivamente: La geologia e il suolo coltivato nella provincia parmense (Parma, 1883) e Sopra alcune perforazioni della pianura parmense (Roma, 1888). In seguito a scoperte di mammiferi fossili nel Parmense, nel Piacentino e nel Reggiano, il Del Prato pubblicò una serie di articoli molto interessanti per la loro accurata descrizione scientifica, come a esempio lo studio sul Rinoceronte fossile nel Parmense (Roma, 1886), quello su un Delfinoide fossile del Parmense (Bologna, 1896, estratto dalla Rivista Italiana di Paleontologia, fascicolo di giugno 1896). Sempre nello stesso anno diede alle stampe l’opera intitolata Asteroidi terziarii del Parmense e del Reggiano. Nel 1900 pubblicò a Bologna il saggio su una Balena fossile del Piacentino (estratto dalla Rivista Italiana di Paleontologia, anno VI, fascicolo III) e, infine, nel 1912 a Parma la memoria sui Mammiferi fossili di Belvedere di Bargone, Provincia di Parma (estratto dalla Rivista Italiana di Paleontologia, anno XVIII, fascicolo I). Nel 1899, inoltre, pubblicò a Parma l’opera intitolata Sulla presenza del genere Burtinopsis nel pliocene italiano (estratto dalla Rivista Italiana di Paleontologia, anno IV, fascicolo IV). Il Del Prato ordinò anche la grande collezione zoologica della Colonia Eritrea, formata dal luglio 1889 al dicembre 1890 dal capitano d’artiglieria Vittorio Bottego, poi inviata e donata dallo stesso al Gabinetto di Storia Naturale dell’Università di Parma. Nel 1891 pubblicò a Firenze l’elenco de I vertebrati raccolti nella colonia Eritrea dal capitano Vittorio Bottego, nel 1894 a Milano Vertebrati eritrei. Aggiunta al Catalogo della collezione Eritrea Bottego (estratto dagli Atti della Società Italiana di Scienze Naturali, vol. XXXIV) e infine sempre a Milano nel 1896 I crostacei della Collezione Eritrea Bottego (estratto dagli Atti della Società Italiana di Scienze Naturali, vol. XXXVI). Nel 1893 pubblicò a Parma un altro studio intitolato Le raccolte zoologiche fatte nel Congo dal cavalier Giuseppe Corona. Membro attivo della Deputazione di Storia Patria per le Province Parmensi dal 6 giugno 1904, il Del Prato si dedicò alla ricerca storica e in special modo a brevi memorie basate sull’accertamento accurato di aneddoti e fatti particolari. Iniziò la lunga serie di pubblicazioni di carattere storico-locale con la Commemorazione del segretario abate Luigi Barbieri (in Archivio Storico per le Province Parmensi n. 8 1899-1900, pp. 137-158). Diede poi alle stampe: I Santi protettori di Parma (in Per l’Arte 14 1902, pp. 389-390 e pp. 423-424, 15 1903, pp. 15-16, 43-44, 81-82, 105, 120, 133-134). Nel 1904 pubblicò l’opera intitolata Librai e biblioteche parmensi del secolo XV (in Archivio Storico per le Province Parmensi n. 4 1904, pp. 1-56) e nel 1905 lo studio Contributo alla storia della battaglia di Fornovo (in Archivio Storico per le Province Parmensi n. 5 1905, pp. 227-255). Nel 1908 pubblicò Il testamento di Maria di Portogallo, moglie di Alessandro Farnese (in Archivio Storico per le Province Parmensi n. 8 1908, pp. 147-199). Questo saggio è molto interessante per le notizie fornite sul nepotismo di papa Paolo III e sui vizi di Casa Farnese. Sempre nel 1908 pubblicò a Modena la biografia del patriota parmigiano, conte Claudio Linati. Grande ammiratore di Macedonio Melloni, professore e anch’egli patriota parmigiano, diede alle stampe l’articolo intitolato Macedonio Melloni nei moti del 1831 in Parma (in Vita Emiliana n. 1 1909, pp. 98-99). Il Del Prato si interessò anche al Settecento letterario. Prova ne fu la pubblicazione di due studi intitolati Intorno al Frugoni (in Aurea Parma 1-2, 1912, pp. 27-31) e L’Accademica Deputazione (in Per l’Arte n. 14 1902, pp. 177-179, 193, 221-222, 258-260, 277-279). Riguardo a quest’ultimo lavoro, il Del Prato fece accurate ricerche sulla storia della succitata istituzione che, a partire dal 1770, a nome del duca Ferdinando di Borbone, bandì a Parma un concorso per scrittori di tragedie e commedie. Denunciò inoltre le spese della casa ducale di Maria Luigia, arciduchessa d’Austria, enumerando le varie somme destinate a scopi culturali e di beneficenza, ma anche quelle a fini futili e frivoli, nell’opera stampata nel 1913 Le spese della casa ducale di S.M. Maria Luigia (in Aurea Parma n. 2 1913, pp. 20-28). Prese di mira inoltre i revisori dei governi assoluti, che censuravano le opere degli scrittori, illudendosi così di poter fermare il corso della storia densa di eventi patriottici e liberali, negli Aneddoti di censura e di critica letteraria (in Aurea Parma 5-6 1912, pp. 78-88). Nel 1913 pubblicò infine lo scritto intitolato Contributi di Parma per il Duomo di Milano (in Aurea Parma n. 2 1913, pp. 114-116). L’ultima opera che scrisse il Del Prato, dal titolo L’anno 1831 negli ex Ducati di Parma, Piacenza e Guastalla, fu pubblicata nel 1919, un anno dopo la sua morte improvvisa. Il Del Prato non si dedicò solo agli studi storico-scientifici, ma prese parte attiva alla vita politica di Parma. Militò infatti nelle file del partito democratico, fu membro del Consiglio del Comune e della provincia di Parma e vice presidente del Consiglio Provinciale Scolastico. Come consigliere degli Ospizi Civili di Parma fu un instancabile assertore dei diritti dei poveri: fece accogliere infatti nella seduta del 22 marzo 1893 la proposta di sollecitare un’azione al fine di applicare l’articolo 91 della legge sulle Opere Pie del 1890 al Consorzio dei vivi e dei morti. Tale proposta rivendicava un patrimonio di alcuni milioni a favore dei poveri della città. Egli tanto si adoperò per questa causa che, dopo ventidue anni di controversie amministrative e giudiziarie, riuscì nel suo intento. Per quest’opera altamente meritoria, il ritratto del Del Prato fu posto accanto a quello dei benefattori degli Ospizi Civili. Come assessore all’Istruzione Pubblica il Del Prato si accattivò la fiducia e la stima degli insegnanti. Prova della sua operosità fu l’importante relazione Sulla istituzione di una scuola d’arti e mestieri in Parma e sugli Enti che potrebbero concorrere al mantenimento di essa. Assessore alla beneficenza, su incarico del sindaco Giovanni Mariotti fece un’inchiesta sulla Congregazione della Carità di Parma detta di San Filippo Neri e in seguito scrisse una Relazione su di essa, denunciando le condizioni di arretratezza di quell’Istituto, di cui fu membro e presidente.
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FONTI E BIBLIOGRAFIA:
B. Molossi, Dizionario biografico, 1957, 63;
A. De Marchi, Guida naturalistica, 1980, 171;
Aurea Parma 2 1992, 160-163.
cronologia ornitologica, 2007
-Il padre di Alberto DELPRATO PIETRO GIOVANNI
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San Secondo 12 dicembre 1815-Parma 29 gennaio 1880
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Nacque da Ferdinando e da Annunziata Barilli. Si avviò agli studi di medicina nella città di Parma, nel periodo in cui le scuole superiori dello Stato sostituirono l’Università parmense, chiusa dopo i moti del 1831. Ebbe maestro, tra gli altri, Giacomo Tommasini. Laureatosi nel 1838, esercitò per un certo tempo la professione, anche in qualità di medico condotto nel paese natale. Dopo pochi anni, però, la sua carriera cambiò radicalmente direzione, in rapporto con la vicende che animarono la scuola veterinaria di Parma, ove un insegnamento di medicina veterinaria aggregato all’Università, inaugurato con la riforma di Maria Luigia d’Austria, era stato retto da M.L. Benvenuti. Alla morte di questo, nel 1839, il governo si trovò nella necessità di garantirsi la prosecuzione della scuola e decise di inviare due giovani medici a istruirsi nelle scienze veterinarie a Milano. Il Del Prato sostenne il concorso e ne risultò vincitore insieme con F. Lombardi, con il quale nel gennaio 1843 si trasferì a Milano. L’Istituto veterinario di Milano era stato da pochi anni modellato sull’esempio di quello di Vienna ed era sottoposto all’autorità accademica dell’Università di Pavia. Godeva delle cure e dell’interessamento particolare dell’ambiente governativo e attraversava, in quel momento, un periodo aureo di grande vigore didattico e scientifico. A quella scuola il Del Prato completò gli studi zooiatrici laureandosi il 4 settembre 1844. Tornò quindi in patria e già nel novembre dello stesso anno poté assumere la direzione della cattedra di medicina veterinaria che era stata del Benvenuti, mentre al Lombardi fu affidato l’insegnamento della chirurgia veterinaria. In questo modo si ristabilì in Parma un organico corso di studi veterinari e nel 1845 venne aperta la scuola nel Borgo Carissimi. Il Del Prato si trovò così a essere, tra il 1844 e il 1848, il protagonista della riforma della scuola veterinaria parmense, della quale assunse poi la direzione nell’aprile 1848, quando altri docenti vennero aggiunti ai primi due. Nel 1849, in seguito agli avvenimenti politici risorgimentali ai quali egli aderì, venne temporaneamente sospeso dall’ufficio. Reintegrato nell’insegnamento nel 1850, nel 1854 poté tornare alla direzione dell’istituto veterinario. In quell’epoca aveva oramai maturato una valida formazione nel campo degli studi zooiatrici e della pratica applicazione della disciplina. Oltre che in campo didattico il Del Prato fu fortemente impegnato in quello scientifico e cominciò a pubblicare i risultati delle sue osservazioni e delle sue ricerche, acquisendo in breve tempo notorietà e solida reputazione in campo nazionale. Fu in corrispondenza e in amicizia con i maggiori rappresentanti degli ambienti scientifici nei quali evolveva in quegli anni il rinnovamento della veterinaria. Restò sempre legato alla città e all’Università di Parma, dedicandosi incessantemente ai suoi studi e alla didattica, che interruppe solo brevemente nel 1859 durante la seconda guerra d’indipendenza, e fondando una buona scuola alla quale si formarono molti allievi. Il Del Prato diede tardi le sue prime pubblicazioni. È noto, a questo proposito, un episodio del 1854, quando la fedele trascrizione dei suoi appunti sulle epizoozie fu stampata a Milano da A. Volpi a proprio nome e a insaputa del Del Prato. Tra i primi lavori si ricordano quelli sulla giarda equina, in cui tende a escludere in questa forma morbosa cutanea la prerogativa specifica di vaccinogeno sino ad allora da molti attribuitale. Nella sfera di questi interessi si inserì il suo viaggio negli stati tedeschi, nella primavera del 1858, quando fu inviato dal governo a studiare l’andamento della produzione del vaccino a mezzo della retrovaccinazione. Nel 1858 il Del Prato osservò in Parma un morbo che imperversava pernicioso tra i cavalli e ne propose una definizione diagnostica: Tifoemia nei cavalli (Parma, 1858), indicando anche le opportune strategie terapeutiche negli alcoolici e nei chinacei laddove salassi, antimoniali e drastici apparivano letali. Le sue tesi furono accolte anche dai seguaci della scuola vampirica. Nel 1861 pubblicò a Torino (nella rivista Il Medico Veterinario) Osservazioni sul moccio cronico e sulle malattie dei seni. Nel 1862, quando giunse in Italia il tifo bovino esotico, egli si occupò di questa malattia con osservazioni e ricerche originali. Una serie di studi dedicò anche alla pneumonia essudativa contagiosa, da molti anni oggetto di ricerche, specie sui modi e gli effetti dell’inoculazione che era stata proposta e sostenuta da alcuni. Mentre sulle prime sembrava che l’esperienza fosse favorevole all’innesto, le sue ricerche lo portarono a prendere distanza da questa pratica. Sull’argomento pubblicò Studi sulla pneumonia essudativa e polmonare, sull’inoculazione e suoi risultamenti (Parma, 1857) e tornò successivamente con altri lavori tra i quali si può citare quello, scritto in collaborazione con D. Mambrini, Della pleuropolmonite specifica degli animali bovini comunemente detta polmonare e sulla pretesa efficacia dell’innesto come mezzo preventivo. Considerazioni desunte precipuamente da osservazioni pratiche (Mantova, 1875). Nel 1870 pubblicò a Parma i risultati delle sue osservazioni sulla malattia che colpì alcuni cavalli di Parma: Il diabate osservato e curato sopra sei cavalli nella clinica veterinaria di Parma nel 1870. Relazione medica. Nel 1875 studiò una malattia ulcerosa, molto rara e a eziologia oscura, comparsa nei bovini di un podere a Fognano di Parma: Storia di una malattia ulcerosa comparsa sui bovini in una stalla prossima alla città di Parma nei primi giorni del 1875 con osservazioni diverse concernenti forme morbose analoghe e relazione delle sperienze eseguite per iscoprire la cagione di quel male (Parma, 1875). Si occupò anche di altre importanti patologie: la causa dell’aborto nelle vacche, la corea dei maiali, la morva e la rabbia. Un suo interesse particolare per le malattie degli uccelli è testimoniato in un ampio trattato che fu frutto di un lungo lavoro in collaborazione con S. Rivolta, allievo del suo collega e amico G.B. Ercolani: L’ornitoiatria o la medicina degli uccelli domestici (Pisa, 1880). Si occupò anche dei temi di igiene veterinaria e di zootecnica. Sostenne la necessità di curare attentamente gli studi tecnici e legali che affrontassero i molti problemi della giurisprudenza veterinaria. Pubblicò un lavoro, Dell’importanza e degli uffici della veterinaria (Parma, 1870) e pochi anni dopo diede alla stampa uno studio che ebbe discreta notorietà: Principi di giurisprudenza veterinaria sulla legislazione applicabile ai vizi redibitori e la guarentigia nelle vendite e permute di animali domestici (Parma, 1876), nel quale sostenne il bisogno di migliorare la legislazione italiana relativa alla contrattazione del bestiame domestico. Il Del Prato si dedicò sempre con energia al problema dell’ordinamento delle scuole di veterinaria. Durante tutta la sua carriera fu infatti alle prese con le varie vicende legislative che interessarono la disciplina e il suo insegnamento, prima nello Stato parmense e, dopo l’Unità, in campo nazionale. Egli ottenne che nella scuola di Parma fosse richiesto un corso di studi superiori quale requisito per l’ammissione, connotando nella selezione più severa una maggiore dignità degli studi. Il primo atto legislativo che interessò la scuola veterinaria dello Stato italiano fu però il Regolamento per le Regie Scuole superiori di medicina veterinaria del dicembre 1860: questo provvedimento confermò nella qualifica di scuole superiori solo le sedi di Milano e Torino, escludendo tutte le altre, che pertanto vennero considerate secondarie. Le principali differenze tra le prime e le seconde erano, oltre che nel trattamento economico dei docenti, nei requisiti per l’ammissione: solo per l’accesso alle superiori e non per quello alle secondarie, infatti, fu richiesto un titolo equivalente alla licenza liceale, valido cioè anche per essere ammessi all’università. Questi regolamenti suscitarono proteste e scritti polemici da parte dei docenti. Il Del Prato in Parma si oppose ai provvedimenti, ma non riuscì che a ritardarne di qualche anno l’applicazione. In quel periodo pubblicò Sull’avvenire della veterinaria in Italia: discorso (Parma, 1861). Il Del Prato dedicò buon parte dei suoi studi ai temi storici della disciplina e lasciò una serie di pubblicazioni, discorsi, note storiche, edizioni di testi e documenti. Questa inclinazione fu favorita dai suoi forti interessi di bibliofilo. Egli raccolse pazientemente una vasta biblioteca specializzata, ricca di gran quantità di libri di varie epoche e di codici antichi, di zoognosia, di medicina ed economia degli animali domestici, molti dei quali rarissimi. Insieme all’Ercolani acquistò la celebre raccolta di libri veterinari di F. Margarucci di Roma e riuscì a procurarsi anche diversi manoscritti appartenuti a G. Orus che, originario di Parma, aveva operato a Padova nella pratica e nell’insegnamento della veterinaria. Da questo materiale trasse gli studi sullo sviluppo della disciplina in Padova nel secolo XVIII e sulla scuola fondata dall’Orus. Buona notorietà gli venne dalle sue fatiche di editore di antichi testi. Pubblicò i Trattati di mascalcia, attribuiti ad Ippocrate, tradotti dall’arabo in latino da Maestro Moisè da Palermo, volgarizzati nel secolo XIII, messi in luce per cura di Pietro Del Prato, corredati di due posteriori compilazioni in latino e in toscano e di note filologiche per cura di Luigi Barbieri (Bologna, 1865), nella Collezione di opere inedite o rare dei primi tre secoli della lingua. Di lì a poco diede l’edizione de La mascalcia di Lorenzo Rusio. Volgarizzamento del secolo XIV messo per la prima volta in luce da Pietro Del Prato aggiuntovi il testo latino per cura di Luigi Barbieri (Bologna, 1867-1870), nella medesima Collezione di opere inedite o rare, in due volumi, il primo dei quali contenente il testo volgare e latino, tratto da un codice della sua biblioteca privata, e il secondo l’ampio studio Notizie storiche degli scrittori italiani di veterinaria, corredato da un glossario e da indici. Di argomento storico è anche un’altra operetta sintetica, La veterinaria e la medicina comparata in Italia da Renato Vegezio a’ giorni nostri. Discorso (Parma, 1869), in cui sottolineò tra l’altro l’intima connessione tra gli studi di medicina veterinaria e quelli di medicina umana. Egli ebbe infatti sempre a cuore questo tema, sostenuto dalla sua duplice formazione, dalle due lauree e dalle personali esperienze sia di medico sia di veterinario. Asseverò la sua tesi con l’espressione del giudizio di G.F. Ingrassia, che già nel secolo XVI affermava la necessità di sottoporre l’esercizio della veterinaria all’autorità del protomedicato, riconoscendo l’uguaglianza delle due branche dell’arte di sanare. Il Del Prato fu attivo anche nella vita sociale e politica della città e ricoprì cariche pubbliche: fu consigliere comunale e provinciale a Parma ed espresse idee vicine al partito moderato. Fu membro e poi presidente della commissione amminstrativa degli ospizi civici e membro di commissioni scolastiche e sanitarie. Fu membro di accademie e associazioni scientifiche. Nel 1873 fu presidente della commissione per gli studi zootecnici ed economici sulle razze bovine nel Parmense. Fu insignito di molte onorificenze, tra le quali la nomina a cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro. Egli fu, con l’Ercolani e con altri esponenti del suo tempo, tra coloro che con maggiore vigore promossero l’innalzamento della veterinaria al rango degli studi universitari, sostenendo la riforma della scuola e accrescendo il patrimonio della disciplina con l’esercizio della professione e della didattica sempre vincolato all’osservanza del rigore scientifico e della ricerca. Può certamente essere considerato il fondatore e il più attivo esponente della scuola veterinaria di Parma nel secolo XIX. Sposò Margherita Giraschi. Morì quando era massimo il suo impegno nello studio e nell’insegnamento. Il suo posto di direttore dell’istituto veterinario fu occupato da F. Lombardi, l’amico che aveva iniziato e percorso con lui tutte le tappe della carriera nella scuola parmense.
FONTI E BIBLIOGRAFIA:
Necrologio in Annuario Scolastico della Regia Università degli studi di Parma, 1879-1880, Parma, 1880, 69-72 (con l’elenco delle pubblicazioni);
Annuario Scientifico e Industriale XVII 1880, 878; B. Panizza, Ricordi sui meriti di R. Del Prato, Padova, 1880;
G.B. Janelli, Dizionario biografico dei Parmigiani illustri, Appendice, Parma, 1880, 66-74;
Gli allievi diplomati nel primo centennio della Regia Scuola superiore di medicina veterinaria di Milano (1791-1891) con brevi cenni biografici, Milano, 1981, 107 s.;
E. Michel, in Dizionario del Risorgimento Nazionale, Milano, 1930; F. Ercole, Uomini politici, 1941, 35;
Dizionario Utet, IV, 1956, 467; F. Rizzi, I professori dell’università di Parma attraverso i secoli. Note indicative bio-bibliografiche, Parma, 1953, 84 s.;
V. Chiodi, Storia della veterinaria, Bologna, 1981, 170, 327, 332, 355, 455; G. Armocida, in Dizionario biografico degli Italiani, XXXVIII, 1990, 251-254.
Nota:
alcune pubblicazioni riportano il cognome scritto "Delprato" oppure "Del Prato"
Il busto commemorativo collocato all'Università degli Studi di Parma, sede centrale, lo riporta
scritto DELPRATO .
Cronologia Ornitologica, 2007
by Alberto Masi