Vittorio Arminjon

ARMINJON, Vittorio. - Nato a Chambéry il 9 ott. 1830, da Mattia ed Enrichetta Dupuy, entrò giovanissimo (1842) nella Regia Scuola di Marina di Genova, dalla quale uscì guardiamarina di 2ª classe nel 1846. Nel 1855, col grado di luogotenente di vascello di 2ª classe, partecipò alla campagna di Crimea, a bordo delle navi da guerra sarde "Carlo Alberto", "Aurora" e "San Giovanni". Nel 1859 passò luogotenente di vascello di 1ªclasse e nel giugno 1860, avendo optato per la Francia, in seguito alla cessione della Savoia, entrò a far parte della marina imperiale francese, ma, nell'aprile 1861, si dimise e fu riaccolto nella marina italiana con il grado di capitano di fregata di 2ª classe.

Il Cavour, ministro della Marina, lo pose a capo della scuola cannonieri da istituire nel golfo di Spezia, e l'A. vi si distinse per capacità organizzative. Comandò successivamente la corvetta corazzata "Terribile", dal 1861 al 1863, e lasciando tale incarico fu insignito dell'ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, in riconoscimento dell'opera svolta nel comando di quella che era una delle primissime corazzate italiane. Nel 1863 l'A. fu capo di Stato Maggiore sulla "Maria Adelaide", nella squadra d'evoluzione, e dal gennaio 1864 al maggio 1865 comandò la prima scuola cannonieri della marina italiana, istituita a bordo della "Partenope", assolvendo con energia ed efficienza tale delicato incarico.

In preparazione del primo viaggio di circumnavigazione del mondo di una unità militare italiana, l'A. si trasferì nel 1865 a Rio de Janeiro con la fregata a vela "Regina" e assunse il comando della pirocorvetta "Magenta", già inviata in Sud America fin dal precedente aprile. Superate numerose difficoltà relative all'organizzazione di un periplo così impegnativo, più volte progettato e rinviato, l'A. salpò da Rio con la "Magenta" il 2 febbr. 1866.

Costeggiando il Brasile giunse all'estuario del Rio de la Plata, dove sostò a Montevideo e di là' in 86giorni di navigazione a vela, attraversò il canale di Magellano e l'oceano Pacifico, raggiungendo Batavia. Questa parte del viaggio fu assai proficua dal punto di vista delle ricerche e degli studi scientifici: furono eseguiti rilievi idrografici importanti, alcuni tratti dei canali della Patagonia furono studiati e battezzati baia "Magenta", "Arminjon", "Libetta" (dal nome del comandante in seconda della pirocorvetta). Inoltre gli studiosi che erano stati imbarcati (proff. E. H. Giglioli e F. De Filippi, quest'ultimo deceduto ad Hong Kong il 9 febbr. 1867per malattia) poterono compiere interessanti ricerche oceanografiche, zoologiche, meteorologiche, etc. Per tale impresa, che all'epoca fece scalpore, l'A. fu insignito della medaglia d'oro della Società Geografica Italiana.

Ma gli scopi del viaggio erano anche politici e commerciali. L'A. aveva credenziali diplomatiche per i governanti della Cina e del Giappone, con i quali potè stipulare i primi trattati di navigazione e commercio a nome del Regno d'Italia. In Estremo Oriente la "Magenta" si trattenne a lungo, dando modo all'A. di effettuare numerose prese di contatto a fini politici e commerciali, nonché vari studi di carattere geografico, tra i quali ricorderemo una pregevole carta del Giappone. La lunga campagna terminò a Napoli il 28 marzo 1868.

Al rientro in patria l'A. fu promosso capitano di vascello, e dal 1872 entrò a far parte del Consiglio d'ammiragliato, tenendo il comando della 2ª divisione della Scuola di marina di Genova dall'ottobre 1872 al luglio 1876: durante tale periodo il suo contributo didattico e scientifico alla Scuola fu assai importante, al punto che la sua divisione fu considerata una vera università nautica. Pose a servizio dell'insegnamento la sua vasta esperienza nelle due campagne d'istruzione degli allievi della Scuola sulla "Vittorio Emanuele"; in occasione di quella del 1875 sulle coste spagnole e portoghesi acquistò rinomanza per aver risalito e disceso il Tago fino a Lisbona con la "Vittorio Emanuele" navigando a vela, ciò che dai tempi di Nelson non era riuscito ad altri. Promosso contrammiraglio nel 1876, comandò la 2a divisione della squadra permanente dal luglio 1876 all'aprile 1877. Fu collocato a riposo il 16 giugno dello stesso anno.

Dal collocamento a riposo alla morte, avvenuta a Genova il 5 febbr. 1897, fece parte del consiglio comunale di Genova, come esponente dei gruppi cattolici.

Collaboratore apprezzato della Rassegna Nazionale e della Rivista Marittima,l'A. pubblicò varie opere, di trattatistica militare, di viaggi, di agricoltura, tra le quali ricordiamo: Delle granate reali a percussione ossia ricerche sopra le spolette fulminanti di proiettili cavi di forma sferica, Genova 1857; Brevi considerazioni intorno alla Marina Militare del Regno d'Italia, Genova-Torino 1861-64; Metodo per la formazione dei ruoli a bordo di una nave da guerra, Genova 1863; Il Giappone e il viaggio della corvetta Magenta nel 1866, ibid. 1869; Elementi di attrezzature e di manovra delle navi, ibid. 1875; Le ancore delle navi da guerra e mercantili, Torino 1878; Corazzate e torpediniere. Esame di un veterano sul criterio degli autori antichi, Genova 1888; Le métayage dans ses rapports avec la coûtume, Genova 1894.

Fonti e Bibl.: Arch. Centrale dello Stato, Ministero Marina, Marina Militare, buste 7-8; Arch. dell'Ufficio Storico della Marina Militare, cassetta 1334, fasc. 6; C. Negri, Il viaggio dellaMagenta, in Bollett. d. Soc. geogr. ital., vol. I, (1868), p. 71; vol. VII (1872), pp. XXVIII, 167-169; E. H. Giglioli, Viaggio intorno al mondo della R. pirocorvetta italiana Magenta negli anni 1865-66-67-68..., Milano 1876; C. Randaccio, Storia delle marine militari italiane dal 1750 al 1860 e della marina militare italiana dal 1860 al 1870, II, Roma 1886, pp. 46, 292 s.; G. Roncagli, Il contrammiraglio V. A., in Bollett. d. Soc. geogr.ital., vol. XXXIV (1897), pp. 65-69; Illustrazione Italiana, 14 febbraio 1897; F. Leva, Storia delle campagne oceaniche della R. Marina, vol. I, Roma 1936, pp. 60-86; M. Gabriele, La politica navale italiana dall'Unità alla vigilia di Lissa, Milano 1958, pp. 318-20; Encicl. militare, vol. I, Milano 1927, p. 709.


Arminjon Vittorio est un militaire et marin italien né à Chambéry le 9 octobre 1830 et mort le 4 février 1897 à Gênes.

Biographie
Admis à l'école royale de marine de Gênes à l’âge de douze ans, en 1842, Arminjon est nommé officier en 1847. Il participe à la guerre pour l'indépendance et l'unité de l'Italie dans les eaux de l'Adriatique (1848-1849). En 1860, il démissionne de la marine italienne pour intégrer la marine impériale française comme lieutenant de vaisseau). Il y exerce des commandements sur la Zénobie puis sur l'Asmodée.

En 1861 il décide finalement de conserver la nationalité sarde et réintègre l'État-major de la marine royale italienne. Il est nommé capitaine de frégate le 28 avril suivant. En décembre 1863 est nommé à la tête de l'école des officiers canonniers de la Marine qui vient d'être créée à Naples, à bord de la frégate à voile Parthénope.

Le 1er septembre 1865, muni de lettres du roi Victor-Emmanuel II d'Italie l'accréditant à titre de ministre plénipotentiaire auprès des empereurs de Chine et du Japon, il conduit la frégate Regina de Naples à Montevideo où il prend le commandement de la corvette à vapeur Magenta avec laquelle il entreprend le premier tour du monde de la marine de guerre italienne. Le 25 août 1866, il signe à Edo le premier traité de commerce entre l'Italie et le Japon et, le 26 octobre, à Pékin, le premier traité avec la Chine.

Nommé commandeur de l’ordre des Saints-Maurice-et-Lazare en février 1867, il est promu capitaine de vaisseau le 5 décembre suivant. De retour en Italie, il exerce les fonctions de directeur des armements puis est nommé commandant de l'école royale de marine. Nommé contre-amiral en 1876, arbore son pavillon sur le cuirassé Roma dont le port d'attache est La Spezia.

De confession catholique, il est alors l'objet d'une cabale s'inscrivant dans le contexte de la lutte du royaume d'Italie contre le Saint-Siège qui le conduit à écrire au ministre de la Marine une lettre qui sera interprétée comme une offre de démission.
Il essaie sans succès de faire annuler cette décision et se retire à Gênes où il siège au conseil municipal presque sans interruption de 1877 jusqu'à sa mort.

Pendant les vingt dernières années de sa vie, il se livre à de nombreuses études sur l'économie et la chimie agricoles, le terrain de ses observations et expériences se composant de deux domaines qu'il possédait en Piémont.

En 1882 à l'occasion du quatrième centenaire de l'entrée du Génois Christophe Colomb au service d'Isabelle de Castille, l'amiral Arminjon reçoit du roi Alphonse XII d'Espagne la grand'croix du mérite naval.

Armoiries
Arminjon : D'azur aux mains gantées d'or, mouvant du flanc senestre, tenant un arc bandé et fléché du même
Références et sources
L'Eco d'Italia, 6 février 1897, Chronache del Mare, éditorial du 21 février 1897, Il Cittadino, 5 février 1897
Henri Arminjon, Histoire d'une famille de Savoie, les Arminjon


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by Alberto Masi