Giuseppe Altobello

Prefazione

Nell'accostarmi alla figura di Giuseppe Altobello, con l'intento di tracciarne, a grandi linee, i tratti biografici, sono rimasto colpito, in modo particolare, da alcuni aspetti che ne hanno caratterizzato la vita e la memoria.
Innanzitutto l'ecletticità, la poliedricità degli interessi e dell'impegno: clinico valente, filologo, musicista, poeta in vernacolo, membro di amministrazioni pubbliche e private nonché di associazioni benefiche e culturali.
In tutto questo fervore, riusciva anche a trovare il tempo per compiere vaste e minuziose ricerche zoologiche, che non si esaurivano nel semplice esame "a tavolino" degli esemplari raccolti, ma che, al contrario, comportavano frequenti escursioni ed indagini di campagna.
Certamente lo sorreggevano, in queste sue "fatiche", oltre che la passione del ricercatore, una indubbia e non comune vitalità che traspare chiara ed evidente dai pochi segni a noi pervenuti.
Ed è proprio questo l'aspetto sconcertante della sua vita; sembra quasi che il destino si sia accanito nel cancellarne le tracce del passaggio terreno.
La sua prima abitazione, una graziosa villetta in Via Orefici, fu demolita ed al suo posto eretto l'edificio che ospita attualmente l'Archivio di Stato di Campobasso. Il villino liberty di Piazza Andrea d'Isernia in seguito divenuta Piazza della Vittoria dove, oltre ad abitarvi la famiglia, avevano sede la Clinica e la Collezione faunistica, non esiste più; sulle sue fondamenta infatti venne edificato, nel 1935, il palazzo Di Penta.
Questo per quanto attiene ai luoghi in cui spese la sua esistenza.
Alla sua morte, la moglie fece ritorno in quell'Emilia da dove, trent'anni prima, ne era venuta giovane sposa. Portò con sé tutti i ricordi del marito: il materiale relativo alle sue ricerche, i manoscritti di opere mai edite, la ricca corrispondenza con gli zoologi del tempo (Ghigi, Arrigoni degli Oddi, Festa, Lepri, Matschie etc.), fotografie ed appunti vari. Tutta questa mole di documenti indispensabile per ricostruirne, a posteriori ed in modo esauriente, la vita e l'opera, fu raccolta in alcune casse custodite in una proprietà dei Manzini nelle campagne di Marano (Modena).
E fu così che il secondo conflitto mondiale, che tanti lutti e danni arrecò nella sua fase finale soprattutto nel nord Italia, diede un suo decisivo contributo alla scomparsa di queste testimonianze. Infatti, nel corso della ritirata delle truppe di occupazione, una pattuglia tedesca, durante una delle tristemente note operazioni di "terra bruciata", ammassò nell'aia della casa colonica tutto quanto in essa contenuto, dandovi poi fuoco insieme alle famose casse.
Si trattò certamente di un consistente danno economico per la famiglia Manzini, ma è indubbio che ancor più rilevante fu la perdita subita dalla comunità scientifica italiana.
Le note biografiche che seguono sono state raccolte sulla base dell'analisi dei pochi documenti disponibili in archivi di Enti e di privati ai quali va il mio ringraziamento per averne resa possibile la consultazione (nota 1) .



la biografia

Giuseppe Carlo Emilio Altobello nasce in Campobasso alle dieci di sera del quattro novembre 1869 da Emanuele Altobello di anni quarantuno, avvocato del Foro di Campobasso, e da Elisa Allocati di anni ventisei, "professione" gentildonna.
Così recita la copia dell'atto di nascita numero 440 dell'otto novembre 1869.
Gli Altobello, molti dei quali originari di Oratino, ridente borgo nei pressi di Campobasso, espressero le migliori virtù nel campo forense. Infatti oltre ad Emanuele (nato in Oratino nel 1827), padre di Giuseppe, eminente civilista e per quarant'anni vice pretore, abbiamo:

-Domenico (nato in Oratino nel 1802), uno dei primi civilisti del Foro di Campobasso, presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati dalla fondazione all'anno della sua morte;

-Giuseppe (nato in Oratino nel 1806), presidente del Tribunale di Lecce nel 1857 quindi presidente di Corte d'Appello in Napoli ove morì;

-Errico, fratello del nostro Autore, ricoprì l'incarico di consigliere di Corte d'Appello in Roma.

Contraddicendo la tradizione di famiglia, Giuseppe Altobello si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia nella Regia Università di Bologna dove consegue la laurea nel 1896.
Nei due anni successivi, assistente presso la Clinica S. Orsola di Bologna, dà corpo alla sua passione di naturalista frequentando il laboratorio di zoologia del professor Carlo Emery.
Nel 1898 si laurea in Scienze Naturali.
Nel 1899 rientra nella sua città natale dove è medico condotto del Comune nonché chirurgo supplente presso il Reale Convitto Nazionale "Mario Pagano" (ne diventerà ordinario nel 1920).
A trentatré anni, il diciotto di ottobre del 1902, si unisce in matrimonio con Antonina Manzini di anni venticinque, possidente, nata a Correggio da Raimondo Manzini e Matilde Scaglioni.
La cerimonia viene officiata nella Casa Comunale di Marano (Modena), dove i Manzini hanno dei possedimenti.
Di ritorno a Campobasso abitano in periferia, quasi in campagna, in un villino di Via Orefici 42 (conosciuto come Villino Mancini dal nome della famiglia che lo acquistò in seguito). Nel giardino dà bella mostra di sé un'Aquila reale che, rinchiusa nell'angusto spazio di una voliera, è oggetto della vivace curiosità dei monelli della zona.
L'unione fu ben presto allietata dalla nascita, il ventiquattro luglio del 1903, del primogenito Emanuele Raimondo Carlo che ben presto calcherà le orme paterne laureandosi in Medicina e Chirurgia (nota 2).
Nel 1906 nasce Elsa (nota 3), bionda e delicata figura femminile, che dal padre eredita la passione per la musica allietando così, con la sua arpa, le frequenti conviviali in casa Altobello, accompagnata dal genitore che prediligeva il mandolino ed il contrabbasso e da Emanuele al violoncello (nota 4).
Dal 1904 al 1907 dirige la Casa di Salute per cure chirurgiche del capoluogo. La sua particolare e personale visione della professione lo fa scontrare, a volte, con la classe medica (nota 5).
Nel 1915 è responsabile, con il grado di capitano, dell'ospedale di guerra n. 8, in San Giorgio di Nogaro (Udine). Al termine del conflitto diventa vice primario chirurgo dell'Ospedale Civile di Campobasso. Tra il 1919 ed il 1923 presiede l'Ordine dei Medici della Provincia.
Intensa è la sua attività di pubblicista in campo medico dando alle stampe, negli anni che vanno dal 1903 al 1925, dodici lavori (nota 6).
Il primo giugno del 1928 viene autorizzato, con il figlio Emanuele (specializzatosi nel frattempo in oculistica) ad aprire e dirigere una casa di cura.
La Clinica Altobello sorge in Piazza della Vittoria numero 6, l'edificio ospita inoltre l'abitazione e, in locali attigui, la Collezione faunistica.
Ma non è solo la medicina palestra della sua instancabile attività, lo vediamo infatti impegnato

nel mondo della pubblica istruzione:

1906
rappresentante del Comune presso l'Istituto Nazionale per l'incremento dell'educazione fisica
1920-1927
componente del Patronato scolastico
1921
professore straordinario di Scienze Naturali presso l'Istituto Tecnico Provinciale di Campobasso
1924-1926
ispettore per l'istruzione media della Provincia
1924-1927
membro del Consiglio di Amministrazione della Cassa Scolastica del Ginnasio "Mario Pagano"
1926
professore ordinario di Scienze Naturali presso l'Istituto Tecnico Provinciale di Campobasso
1928
ispettore ordinario per le opere integrative della scuola. Consigliere scolastico del Molise presso il Regio Provveditorato agli Studi. Vice presidente della Dante Alighieri (sezione di Campobasso)
1929
rappresentante della Provincia nel Consorzio provinciale obbligatorio per l'istruzione tecnica

nelle opere sociali:

1901-1904
delegato della Croce Rossa Italiana
1905
presidente del Comitato locale della Croce Rossa Italiana
1912
tenente medico della Croce Rossa Italiana
1915
capitano medico della Croce Rossa Italiana
1919
membro del Comitato Antitubercolare
1921
presidente della rappresentanza provinciale dell'Opera Nazionale per gli Invalidi di Guerra. Membro del Comitato d'onore per la glorificazione del Fante Italiano
1927
delegato del comitato cittadino per l'Opera Nazionale della Maternità ed Infanzia
1928
componente della rappresentanza del Consorzio Antitubercolare della Provincia

nelle amministrazioni pubbliche e private:

1900
presidente dell'Associazione Cacciatori Sanniti
1919/26
membro della Commissione di Sconto del Banco di Napoli. Consigliere di amministrazione della Banca Popolare di Campobasso
1921
membro della Commissione per i Parchi Nazionali e la tutela della flora e della fauna italiana. Componente la commissione dei probi viri dell'Associazione della Stampa locale
1923
presidente dell'Unione Cacciatori del Molise
1926
socio ordinario della Società Italiana per il progresso delle Scienze. Commissario prefettizio della Società Agraria di Campobasso
1927
componente effettivo del Comitato Forestale della Provincia
1928
componente della Commissione Reale per l'amministrazione della Provincia. Rappresentante nel Consiglio direttivo dell'Unione Industriale per la sezione "Industrie corrispondenti a bisogni collettivi". Componente la Commissione centrale venatoria presso il Ministero dell'Economia Nazionale
1929
componente la Commissione provinciale venatoria

Negli ultimi anni della sua vita, quale amministratore della Banca Popolare di Campobasso, venne coinvolto, suo malgrado, nel fallimento dell'istituto di credito.
Chiese ed ottenne, a far data dal primo ottobre del 1927, una aspettativa di due anni; sottoposto a giudizio, fu sospeso dall'insegnamento il 30 settembre 1929. Prosciolto dalle principali e più pesanti accuse e condannato per bancarotta semplice -reato che non prevedeva l'interdizione dai pubblici uffici- viene reintegrato nelle sue funzioni di docente di Scienze Naturali il 28 settembre 1930.
Fu certamente, questo, un evento che segnò profondamente la sua vita e che, probabilmente, minò in modo irreversibile il suo stato di salute.
Un certificato medico del 26 novembre 1930 a firma del dottor Luigi Pansini, direttore dell'Ospedale di Larino, così attesta:
"...il Prof. Dottor Giuseppe Altobello, Direttore della Clinica Altobello, è da circa dieci giorni infermo per trombosi cerebrale, per cui non si trova in grado di potersi recare all'Istituto per le solite lezioni..."
Collocato a riposo il 20 gennaio del 1931, muore la mattina del 9 novembre dello stesso anno, alle ore 2, nella sua casa di Piazza della Vittoria, all'età di sessantadue anni.



la ricerca naturalistica

Per chi si occupa di natura, il nome di Giuseppe Altobello è indissolubilmente legato alla determinazione sistematica, come sottospecie a sé stanti, del Lupo appenninico (Canis lupus italicus Altobello) e dell'Orso marsicano (Ursus arctos marsicanus Altobello), ovvero di due dei rappresentanti più preziosi che annoveri la rara fauna appenninica italiana. Determinazioni che, alla luce dei più recenti indirizzi tassonomici, assumono sempre maggior interesse testimoniando non solo l'attualità dei suoi studi, ma anche e soprattutto l'istinto, l'intuito e la curiosità del naturalista nato.
Un ruolo fondamentale giocò la Collezione faunistica che non fu mai considerata un freddo ed immobile archivio di dati, bensì un vivo strumento di ricerca, la base, anzi, di tutta la sua produzione scientifico-letteraria (nota 7):
"....e la mia Raccolta non è e non dovrà rimanere una mostra di reliquie animali, essa dovrà offrire invece un largo campo di indagine agli studiosi come offre a me il materiale necessario per le osservazioni che vado a poco a poco pubblicando..."
Era infatti un fermo assertore della necessità che ricerca e divulgazione procedessero di pari passo, tenendo a cuore non solo la comunicazione dei risultati al mondo degli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto, l'arricchimento culturale dei suoi concittadini:
"...ad evitare la monotonia di un catalogo scientifico che per la sua aridezza passerebbe inosservato al pubblico pel quale io scrivo e cioè pel nostro popolo che ha bisogno di stimoli per essere invogliato alle osservazioni, allo studio ed alle ricerche, ho aggiunto tutto quello che ho creduto potesse interessarlo, mettendo nella parte generale notizie nuove che non si leggono nei soliti trattati di compilazione, comprese anche quelle non strettamente attinenti alla zoologia, cercando di allettare il lettore con digressioni, ricordi, richiami letterari, storici, artistici ecc. ed in quella speciale, riguardante la nostra regione, i nomi dialettali, le cacce, gli aneddoti, gli usi, le superstizioni, le note di medicina popolare ecc. tutto quello insomma che riguarda l'animale in rapporto alle nostre popolazioni."
Purtroppo l'immatura scomparsa gli impedì di pubblicare alcuni lavori in preparazione che riguardavano gli Ungulati, i Rettili e gli Anfibi nonché‚ approfondimenti sulla distribuzione dell'avifauna in Abruzzo e Molise.
Proprio verso quest'ultima Altobello diresse, in origine, la sua attenzione ed i suoi studi pubblicando, fin dal 1897, diversi contributi su Avicula il Giornale Ornitologico Italiano.
Fu indubbiamente influenzato dall'ambiente familiare che annoverava provetti cacciatori dei quali segue ben presto le orme:
"...sin da quando giovanetto seguivo i miei parenti cacciatori, carico del carniere altrui affidato alle mie cure".
Passione, d'altronde, comune al suo compagno di studi Alessandro Ghigi il quale, laureatosi anch'egli con il professor Carlo Emery, ne divenne nel 1898, Assistente Onorario all'Istituto di Zoologia dell'Università di Bologna. Non casualmente, le prime ricerche impegnarono entrambi intorno alla morfologia delle penne con osservazioni comparative sul tegumento dei Rettili.
Infatti, l'impatto delle teorie evoluzionistiche darwiniane porta, in questo periodo, ad una intensificazione non solo delle indagini sistematiche, faunistiche e zoogeografiche ma anche delle ricerche sulle cellule e sui tessuti imprimendo, nella seconda metà del XIX secolo, una notevole accelerazione agli studi istologici delle strutture animali.
"L'origine delle specie" di Carlo Darwin pubblicata nel 1859, dieci anni prima della nascita di Altobello, impone all'attenzione del mondo scientifico l'affascinante e rivoluzionaria teoria evoluzionista della variabilità delle specie, in contrapposizione alla teoria linneana della fissità.
Tra gli zoologi italiani che più si impegnarono nella revisione del sistema di classificazione zoologica, seguendo le migliori conoscenze anatomiche acquisite nella prima metà del XIX secolo nonché i nuovi criteri evolutivi, va ricordato proprio Carlo Emery, professore e guida tanto di Altobello quanto di Ghigi.
Poteva mai l'allievo non subire l'influenza del maestro?
Altobello non si sottrae alla regola e si getta con passione nella investigazione delle differenziazioni morfologiche tra le varie specie animali ed all'interno delle medesime.
Si potrebbe, oggi, affermare abbia peccato di eccesso di zelo, individuando un numero esuberante di sottospecie che, in seguito, la Zoologia sistematica non ha in buona parte riconosciuto.
Un peccato pur tuttavia che, alla luce dell'importanza e dell'attualità di alcune sue intuizioni, può senz'altro considerarsi veniale.
"Ho studiato con amore sempre crescente la fauna della mia regione, l'abruzzese-molisana, e l'ho studiata da un punto diverso da cui è partita la maggior parte degli osservatori delle faune locali italiane. Mentre io ho osservato minutamente ogni specie ed ogni individuo nelle sue particolarità di colore, di forma e di struttura comparativamente agli animali delle restanti regioni italiane e di quelle europee, gli altri si sono occupati di mostrare più un elenco quantitativo che qualitativo degli animali della propria zona ripetendo e riportando le descrizioni degli autori precedenti senza vedere se quelle fossero adatte e riferibili alle specie della propria regione.
In tal maniera si è venuto a stabilire uno stato di cose non corrispondente a verità, poiché se le diagnosi ad esempio di Linneo, da quel grande sistematico che egli era, sono sempre molto precise anche nella loro concisione, non possono assolutamente essere sempre adattabili a tutti gli animali delle diverse regioni, riferendosi esse sopratutto a specie della sua Svezia, che sono tanto dissimili da quelle nostrane.
Io invece ho creduto, non per smania di ipertrofizzare la scienza o per sviluppare artificiosamente una branca così importante della zoologia, che fosse necessario, per lo studio di una fauna, una minuta disamina degli animali e quindi una loro divisione in specie primarie, come suggeriva il Camerano, ed in altre nuove o secondarie arrivando così alla sottospecie che dovrebbe raccogliere tutti quegli animali che nella specie presentano caratteri fissi, persistenti, spiccati.
Si può ben s'intende esagerare se non ci si attiene ad uno scrupoloso esame comparativo, ma fin da un secolo fa lo stesso Desmaret scusava tali esagerazioni, affermando nel suo trattato sui Mammiferi che nell'alternativa, riguardo a quelle specie che avevano un valore incerto, il est plus nuisible de trop rèunir que de trop diviser.
Per uno studio quindi faunistico accurato e completo è necessario oggi non tener solo conto delle differenze fra specie e specie ma anche e soprattutto delle differenze morfologiche che si riscontrano nella stessa specie e che danno un rilievo speciale alle forme locali.
Con tali criteri, in base all'esperienza acquistata col continuo lavoro, con le incessanti ricerche e con un cumulo di osservazioni fatte direttamente sui diversi animali e su moltissimi della stessa specie, mi sono convinto che buona parte della grossa fauna d'Italia sia ancora tutta da rimaneggiare, che quella dei micromammiferi sia ancora da completare e che quella dell'Abruzzo e del Molise, come tante altre regionali, presenti notevoli e speciali caratteristiche...
..... La facies zoologica che io ho riscontrato esaminando ad una ad una le specie locali potrà essere italiana, se troverà riscontro in quella delle altre località della nostra penisola, e potrà invece rimanere esclusivamente regionale se sarà limitata a questa nostra terra di cui mi sono occupato. Le forme che maggiormente differiscono appartengono a quegli animali sedentari i quali strettamente legati ai luoghi che li hanno visti nascere, hanno maggiormente subito le diverse influenze dell'isolamento, dell'ambiente, del nutrimento, dei nuovi costumi e delle modificazioni che l'evoluzione e l'involuzione ha impresso durante tutta la vita della specie dalla rigogliosa giovinezza sino alla sua più tarda vecchiaia. Il Matschie pensa giustamente che i bacini idrografici abbiano molto contribuito sulle modificazioni che si riscontrano nelle specie ed infatti quale maggiore barriera delle acque offre la terra per l'isolamento dei gruppi animali? Io cercherò di proposito d'indagare nelle nostre forme locali l'influsso di un tale fattore e sarò ben lieto se potrò contribuire con le mie modeste osservazioni all'importante quistione che merita considerazione da parte di ogni studioso. Il fatto è che ogni specie presenta una somma di modificazioni importantissime e che non è vana fatica conoscerne le cause, i limiti e la portata. Le ricerche moderne hanno oramai messo in chiaro, dice il Camerano (Camerano L. Ricerche intorno ai Camosci Parte I Torino 1913) che tutte le forme animali presentano un campo di variazione dei loro caratteri più o meno ampio, nel quale i caratteri stessi oscillano fra un massimo ed un minimo che possono rimanere costanti per un dato periodo di tempo. Gli studi microscopici di laboratorio un po’ dappertutto, ma specialmente in Italia, hanno fatto molto trascurare il macro pel micro-organismo e i Vertebrati sono stati gli esseri più trascurati e ritenuti fin troppo noti perché abbastanza visibili ad occhio nudo....
....Seguendo quindi l'indirizzo di tutti gli zoologi specializzati nel ramo, quali il Miller per l'Europa, il Camerano per l'Italia, il Trouessart per la Francia, il Thomas, il Barrett Hamilton per l'Inghilterra, il Cabrera per la Spagna, il Matschie per la Germania, da cui specialmente ho avuto i più solleciti incoraggiamenti per proseguire in questi miei studi, ho distinto ecatalogato alcune nuove che vengono così ad aumentare il patrimonio zoologico di tutta Italia ed a mettere in rilievo quello di una regione, l'Abruzzo ed il Molise, che si presenta finora come la più ricca conservando ancora specie dell'antica fauna italiana quali l'Orso ed il Camoscio Rupicapra ornata (Neumann).
Fo notare però che tutti i mammiferi da me studiati non rappresentano forme esclusive della mia regione poiché mentre qualcuno come il Gatto selvatico, si trova anche in alcune provincie vicine, qualche altro, come il Lupo, si estende in gran parte della nostra penisola. Osservando quindi le forme della regione in esame, io vengo a far noto non solo la fauna locale, ma anche quella generale italiana di cui nessuno si è più occupato dal Cornalia sino a noi.
E sì che in mezzo secolo la scienza ha pure progredito, detta branca è stata studiata sempre più accuratamente, l'Europa è stata quasi tutta esplorata mentre che la nostra Italia, bisogna pur confessarlo, anche in questo campo si è lasciata frugare da zoologi stranieri che hanno facilmente messo in evidenza specie e sottospecie che sono sempre state davanti agli occhi di tutti ma che non hanno mai attirato l'attenzione di un qualche nostro studioso".
Altobello avverte tangibilmente il senso di isolamento fisico ed intellettuale che circonda i suoi studi sia per la lontananza dai centri di ricerca e sia perché a lui -uomo di spicco nella vita locale e giustamente considerato, per la cultura del posto, un punto di riferimento- erano tributati plauso ed ammirazione, per così dire "sulla fiducia".
Gli mancava, quindi, la possibilità di un confronto e di una verifica continui in merito alla validità delle sue tesi.
"...Premetto che per gli studi intrapresi sulla fauna del Molise e dell'Abruzzo io non ho potuto trarre profitto alcuno da lavori precedenti poiché da noi sono sempre mancati gli osservatori e gli studiosi di questa branca delle Scienze Naturali: non ho potuto avvalermi di faune limitrofe poiché mancano le Raccolte complete regionali condotte con puri criteri scientifici; non ho potuto far capo agli Istituti zoologici delle nostre Università poiché non ce n'è uno che offra non dico serie numerose ma almeno qualcheduna di esemplari delle faune locali: se in essi v'è qualche animale impagliato mancano i crani per gli indispensabili studi comparativi. Non ho potuto nemmeno profittare della Raccolta dei Vertebrati italiani fondata dal compianto prof. Giglioli in Firenze, poiché anche in essa scarseggiano quelli delle nostre provincie ed ho dovuto così da solo, lontano da ogni centro di studio, senza nessun appoggio, tra l'indifferenza generale, con mezzi finanziari sempre molto limitati, cominciare come suol dirsi ab ovo. Ho dovuto quindi studiare dapprima gli animali in piena campagna, poi ho dovuto catturarli, raccoglierne il maggior numero possibile, prepararli con criteri moderni, studiarli, catalogarli e infine paragonarli non solo a quelli d'Italia ma agli altri di Europa. Son venuto così a poco a poco formando una completa e ricca raccolta di animali in serie, raccolta sempre in via di aumento, di grande importanza scientifica che può essere giustamente valutata soltanto dai cultori di tali discipline..."
Inoltre toccò con mano, nella sua veste di appassionato "dilettante", lo snobismo di una certa frangia accademica, la più tradizionale. Dopo essere stato contattato per far parte, come zoologo, della Commissione amministratrice del Parco Nazionale d'Abruzzo, gli fu preferito il marchese Giuseppe Lepri dell'Università di Roma. Altobello lo sottolinea, garbatamente e non senza un pizzico di ironia, in una lettera a Sipari al quale così scriveva il 7 luglio del 1923:
"E' bene ed è giusto che la Scienza ufficiale sia tenuta in maggior conto, ma tale nostra scienza italica ha purtroppo bisogno del contributo dell'omo qualunque di oronziana memoria. Mi pare opportuno però, farle sapere che sono laureato anche in Scienze Naturali e, dopo un regolare concorso per titoli, sono titolare di tale insegnamento nell'Istituto Tecnico di Campobasso"
Dall'Università di Torino il professor Festa sembra rendere giustizia, in una lettera a lui indirizzata, al valore delle sue ricerche , pur riservandosi, con l'autorità che gli derivava dal suo status di accademico, una contestuale paternità, se non addirittura una primogenitura:
"Io avevo già da tempo pronti due lavori sull'Orso dell'Abruzzo e sul Lupo dell'Italia meridionale e, combinazione, avevo assegnato alle due forme che anch'io considero diverse dall'Ursus arctos e dal Canis lupus (Linneo) gli stessi nomi che la S.V. loro assegnò. Attendevo per pubblicare detti lavori di poter avere un numero maggiore di esemplari per poter dare dei caratteri distintivi ben sicuri. Ella mi ha prevenuto! Lei fortunato!".
Dall'estero gli giunsero, invece, incoraggiamenti ed apprezzamenti sinceri per l'impegno profuso. Così il professor Matschie da Berlino:
"La di lei fauna del Molise e dell'Abruzzo contiene tante indicazioni preziose per i miei importanti disegni di ricerche. Io sono disposto ad inviarle in cambio mammiferi tedeschi per dimostrarle che questi hanno un aspetto differente dai di lei animali dell'Abruzzo che non hanno nessuna ragione di essere riferiti a razze di Linneo provenienti per la massima parte dalla Svezia: devono perciò essere considerate come nuove".
Il riconoscimento ufficiale della sua instancabile ed appassionata attività di ricerca arriva nel dicembre del 1922 quando gli viene conferita, motu propriu del Re e su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione Gentile, la Commenda della Corona d'Italia per meriti scientifici.



la Collezione faunistica

La Collezione faunistica rappresenta, insieme alla produzione scientifico-letteraria, la summa dell'impegno che Altobello profuse nell'investigare e descrivere la fauna dell'Abruzzo e Molise.
Alla sua realizzazione, durata oltre trent'anni, contribuirono numerose persone. Infatti, oltre ai numerosi apporti dell'Autore che, in qualità di cacciatore come molti zoologi dell'epoca, traeva dall'esercizio venatorio , lo stesso, aveva costituito una rete di corrispondenti, una sorta di "catena di Sant'Antonio" attraverso la quale, appoggiandosi ad amicizie e conoscenze più o meno illustri (nota 8) affluivano, a Campobasso, esemplari della fauna più varia.
Qui giunti, venivano catalogati su di un registro e preparati per l'esposizione, collaborando in tale compito sia il cugino , Emilio Altobello, che la moglie Antonietta. Quest'ultima, oltre che avvalersi delle capacità settorie ampiamente sperimentate in cucina, utilizzava una calligrafia di sapore ottocentesco con cui ingentiliva di eleganti svolazzi i cartellini che accompagnavano gli esemplari.
La Collezione era esposta in tre vasti locali che occupavano una superficie di circa centoquaranta metri quadrati, di cui due lunghi stanzoni di quindici metri per quattro. Le vetrine, alte due metri e sessanta centimetri, si sviluppavano per circa ottanta metri lineari. Tra queste ed il soffitto, ampi finestroni rettangolari davano luce agli ambienti.
L'inaugurazione ufficiale, con apertura al pubblico, avvenne nel settembre del 1922.
Stralciamo dal libro delle firme il pensiero del collezionista e del primo illustre visitatore:

20 settembre 1922
"Ora che ho quasi completato la Raccolta Zoologica oso sperare che l'essermi intrattenuto tanto tempo con le bestie non sia considerato del tutto una bestialità".
Giuseppe Altobello

23 settembre 1922
"Chi la considerasse una bestialità, meriterebbe d'esser subito egli stesso sventrato ed impagliato! Giacché‚ questo museo zoologico, per la regione sannitica, sarà uno dei più belli ornamenti della nostra città, ed un titolo grande di onore per Giuseppe Altobello".
Francesco D'Ovidio (nota 9)

Lusinghieri apprezzamenti non pervennero solo dall'entourage locale, che non possedeva certo sufficienti elementi per una adeguata valutazione critico-scientifica, bensì anche dai più illustri zoologi del tempo.
Arrigoni degli Oddi ne sottolineò in particolare l'avifauna "degna di alto interesse per la qualità, il numero e la scelta degli individui", manifestando concretamente il suo apprezzamento, col donare due esemplari di Lanario Falco biarmicus (nota 10).
Alessandro Ghigi la visitò il 22 agosto del 1923 di ritorno da un sopralluogo al Parco d'Abruzzo:
"La Collezione Altobello è la più ricca collezione locale che io abbia veduto. La raccolta dei Mammiferi è altresì di eccezionale importanza, sia pel numero degli esemplari, sia per le forme locali che essa contiene. Chi voglia studiare i mammiferi d'Italia non può ormai esimersi dall'esaminare gli esemplari raccolti dal dottor Altobello, al quale con animo commosso di vecchio compagno di Università porgo le più vive congratulazioni, augurando che altri medici, in altre regioni d'Italia, seguano il suo esempio che si riallaccia a quello dato da tanti altri Medici insigni che non sdegnarono, come Francesco Redi, dedicarsi allo studio delle Scienze Naturali pure, contribuendo efficacemente al progresso di queste".
Subito dopo ne scrisse ad Erminio Sipari, presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo:
"Sono stato anche a Campobasso a vedere la raccolta del dottor Altobello ed ho trovato che essa è ricchissima ed importante, sia pel numero delle specie sia per quello degli esemplari, che sorpassano i duemila. E' una raccolta esclusivamente dell'Abruzzo e Molise e può veramente considerarsi come la collezione zoologica centrale di quelle due regioni"
Sipari, nel frattempo, aveva già incaricato il marchese Giuseppe Lepri, del Museo Zoologico della Regia Università di Roma, di trattare l'acquisto di tutta o parte della Collezione, in particolar modo degli esemplari più rappresentativi della fauna del Parco Nazionale d'Abruzzo, soprattutto orsi e camosci (nota 11).
Altobello, che stava raccogliendo quanto seminato in trent'anni, non aveva alcuna intenzione, almeno in quel periodo, di cedere la sua Collezione, semmai era suo desiderio integrarla ed ampliarla. Oltre tutto il marchese Lepri era la persona meno indicata, per i noti precedenti, a condurre la trattativa.
Purtroppo imponderabili eventi, a lui allora ignoti, avrebbero impresso un diverso corso alla storia della raccolta.
L'apertura della Clinica con il pesante onere finanziario che ne conseguì, il fallimento della Banca Popolare di Campobasso e le non buone condizioni di salute, lo indussero a scrivere, il 21 gennaio del 1929, chiedendo l'intervento di Erminio Sipari:
"Onorevole amico,
Questa è una lettera indirizzata a chi mi onora della sua amicizia ed al creatore del Parco d'Abruzzo, ed è scritta per volere ancora contribuire all'incremento dell'opera a cui Ella tanto si è dedicata.
Ogni appassionato raccoglitore, ogni collezionista ad una certa età comincia a preoccuparsi della sorte che potrà toccare alla sua opera cui ha dedicato tanta parte della propria vita ed altrettanto della propria sostanza, e Lei bene intende che io voglio parlare della mia Raccolta e della sua ultima, definitiva sistemazione.
Ho avuto qualche richiesta e qualche proposta non solo dall'Italia ma anche dall'estero ma non ho dato se non risposte evasive per quell'amore che porto al natio loco e per non privare la nostra regione di un'istituzione di cultura scientifica creata di pianta con infinita passione.
Gl'Istituti d'istruzione purtroppo non mi danno affidamento per una regolare conservazione di una raccolta che richiede sempre cure parecchie mancando per lo più il personale adatto e soprattutto l'interesse diretto di chi ne sta a capo, per cui io preferirei l'Ente Autonomo del Parco che essendo sorto per un dato scopo può, non solo badare a tale importante museo, ma accrescerlo e metterlo sempre più in valore formando di esso un necessario complemento scientifico, un centro di studi pei naturalisti, un'attrazione per ogni visitatore del Parco.
Come sa, la Raccolta è completissima, comprende tutti indistintamente i Vertebrati della regione e di essi alcuni rarissimi, altri poco conosciuti, alcuni altri da me rinvenuti, studiati e classificati e che non si trovano in nessuna altra collezione. In questi ultimi tempi, dopo la sua gradita visita, è stata aumentata di oltre duecento esemplari.
Veda Lei se può prendere in considerazione questa mia proposta avanzata esclusivamente per quel vivo interessamento che io ho sempre avuto per la nostra regione e pel suo Parco d'Abruzzo.
Non sono purtroppo un ricco per donare ma non mi propongo nemmeno di fare un affare nel cederla: su questo c'intenderemo certamente."
Purtroppo l'intesa non ci fu perché l'importo, in seguito richiesto, di 200.000 lire raffreddò gli entusiasmi di Sipari il quale, con l'intenzione di prendere tempo, sollecitò, ai direttori dei Musei di Storia Naturale di Milano e Genova, una valutazione degli esemplari offerti.
Questi ultimi, Parisi e Gestro, col ridimensionare drasticamente la cifra proposta da Altobello (nota 12), ne provocarono la risentita reazione:
"Onorevole amico,
mi ha sorpreso la valutazione fattale della mia Raccolta. I suoi consulenti sono dei competenti o sono i soliti zoologi da tavolino che non hanno mai preparato un esemplare, che non sono mai andati a cercarlo, che non hanno mai fatto una collezione per conto proprio?
Che non debbano essere competenti lo dimostra l'offerta presentata ed il fatto di voler avere uno sconto maggiore acquistando tutto, come se una collezione locale, completa, si potesse scindere in tante parti trattando in tal caso le mie preparazioni come tante cipolle con un prezzo diverso se acquistate all'ingrosso od al minuto.
Ma che razza di concetto hanno costoro di una Raccolta che ha il suo valore appunto perché è numerosa, è completa e fatta in serie per lo studio delle specie? Non so se Lei ha mai avuto tra le mani cataloghi di preparazioni zoologiche. Io la prego di procurarsene per sincerarsi del prezzo che è sul mercato e le mando perciò parecchi indirizzi avendo io solo cataloghi vecchi...."
Fu così che, dopo avergli fornito i nominativi di diverse case specializzate nel settore, si rivolge al vecchio compagno di studi Alessandro Ghigi ma, mentre quest'ultimo succeduto in cattedra al comune maestro Emery si adoperava per trovare una soluzione finanziaria, Altobello viene a mancare.
Fu lo stesso Ghigi, divenuto nel 1930 Rettore dell'ateneo bolognese, ad ottenere dal Ministero dell'Agricoltura e Foreste uno stanziamento a favore dell'Università di Bologna, destinato all'acquisto della Collezione.
Tale contributo, disposto nel dicembre del 1932 dalla Direzione Generale dell'Agricoltura, ammontava in origine a centomila lire. Ritoccato, in seguito, ad ottantamila lire, diecimila servirono a coprire le spese di imballaggio e trasporto , mentre le restanti 70.000 furono versate, alla vedova Altobello, in due rate da 35.000 lire, nel marzo e nell'ottobre del 1933 (nota 13).
Le trattative, sotto la diretta supervisione di Ghigi, furono seguite in prima persona dal professor Augusto Toschi il quale, accompagnato da Augusto Scattaggia allora custode dell'Istituto di Zoologia, si recò a Campobasso per sovraintendere alle operazioni di trasferimento.

La Collezione, al momento della cessione, era così composta:

Mammiferi 510
Uccelli montati ed in pelle 2.240
Rettili  270
Anfibi  80
Pesci 120
Crani per studi di comparazione 540

In più erano presenti collezioni "minori" riguardanti nidi ed uova di uccelli, calchi di impronte di mammiferi, fatte e farfalle.
Giunta a Bologna, la raccolta subì delle perdite e delle modifiche sia quantitative che qualitative.
Alcuni esemplari di Uccelli, ad esempio, furono da Ghigi inviati in Sudamerica in cambio di specie esotiche, altri vennero inseriti nella Collezione Ornitologica Zaffagnini-Bertocchi, altri ancora furono smontati dai supporti per essere collocati nei cassetti al pari delle serie da studio preparate in pelle.
Non è dato sapere, con esattezza, quali danni arrecò il secondo conflitto mondiale sopratutto alle preparazioni in liquido, conservate in delicati vasi di vetro. I Pesci sono andati quasi sicuramente perduti, parte degli Anfibi e dei Rettili sembra siano stati ripreparati a secco (nata 14).
Infine, nel 1977, con il trasferimento dell'Istituto Nazionale di Biologia della Selvaggina (nota 15) nella nuova sede di Ozzano Emilia, la raccolta fu separata: le collezioni da studio, sopratutto animali in pelle e crani, nonché la quasi totalità degli Uccelli, seguirono l'Istituto in quel di Ozzano Emilia; al Museo di Zoologia di Bologna rimasero i grossi mammiferi, gli animali montati e le collezioni minori (nota 16).
Purtroppo nel Molise ne è rimasto solo il ricordo, l'ultimo dei quali, in ordine cronologico, ce lo consegna Venanzio Vigliardi (nota 17) :
"Quanti degli anziani ricordano quella collezione di Altobello ordinata in locali nei pressi dell'attuale piazza del Monumento ai Caduti. Quanti gruppi di ragazzini delle elementari sono passati, anche un pò impauriti e un pò schifati, dinanzi a quelle vipere e a quei serpenti che si attorcigliavano dentro barattoli di vetro colmi di spirito, a quei gufi e a quelle aquile che ti fulminavano dall'alto con i loro occhi di vetro, a quella varia fauna molisana, insomma, che Altobello con pazienza e metodo scientifico, era riuscito a racchiudere in quelle stanze.
Oggi la fauna molisana langue sia all'aperto che in barattolo, e quei tempi affollati da tanti uccelli e da tante bestie, lupo incluso e orso pure, appaiono consegnati al mito.
Quella collezione i campobassani di una certa età l'hanno fissata nella memoria. In vari ambienti al piano terra si potevano vedere molti esemplari dell'avifauna molisana. Con un certo gusto scenografico erano disposte nelle sale aquile grifagne ancorate a pezzi di roccia, gazze e albanelle, tassi, volpi, gatti selvatici e insomma un nutrito campionario di soggetti ancora presenti o scomparsi. Ai tempi di Altobello, per la verità, le doppiette se proprio non sparavano nel mucchio come era avvenuto decenni addietro, tuttavia i bersagli non penavano molto a intercettarli. E c'erano numerose specie di pesci finiti nelle reti sul mare molisano, insetti ben classificati -bellissime le farfalle, grandi e variopinte quelle prese sul Monforte-, rettili, bisce e biscioni di vari colori, vipere.
Erano sopratutto le aquile al centro dell'ammirazione dei visitatori. Del resto in quegli anni, come si è rilevato, vivevano appollaiate sui berretti e dunque vederne qualcuna in natura...sia pure morta si rendeva quasi obbligatorio in una regione come il Molise dove il rapace era di casa.
Quanto alle bisce e alle vipere -che brividi le signore visitatrici!- quei barattoli di vetro, dove riposavano in pace, costituivano, specie per i ragazzini delle scuole che nel villino giungevano in pellegrinaggi continui, un affascinante invito a micro-safari nelle zone della Fota e di San Giovannello: armati di canne opportunamente predisposte per la cattura davano la caccia ai viperidi viperini, cornuti e non.
Perché‚ allora, e lo sappiamo ormai, si viveva di più nella natura e non accadeva certo quel che potrebbe accadere oggi ad un ragazzino che incontrando un asino lo additi alla mamma per chiedere se per caso non sia un leone."



note bio-bibliografiche
nota 1
Archivio di Stato di Campobasso; Barchi Galvanini dott.ssa Mirella, Verona; Biblioteca Provinciale "Pasquale Albino", Campobasso; Ente Autonomo Parco Nazionale d'Abruzzo, Roma; Istituto Nazionale di Biologia della Selvaggina [oggi Istituto Nazionale della Fauna Selvatica], Ozzano Emilia (BO); Istituto di Zoologia della Università di Bologna; Istituto Tecnico Commerciale "L. Pilla", Campobasso; Ufficio Comunale di Anagrafe, Campobasso.
nota 2
Emanuele Altobello muore celibe, in giovane età, di tubercolosi.
nota 3
Elsa Altobello sposa, nel 1933, il dott. Luigi Barchi direttore degli Istituti Sanatoriali dell'I.N.P.S.
nata 4
Brano tratto dal "Foglietto" n° 27/28 anno IV del 5 agosto 1923:

Al Villino Altobello - Una serata musicale
Come fu che ci trovammo sere or sono nel villino Altobello?...Mistero!...A meno che non si voglia attribuire questo trapasso corporeo alla potenza della musica...e pel fatto che della musica il villino Altobello è un delizioso e tranquillo rifugio.
Comunque ci trovammo là, e propriamente in un riposto angolo del giardino: Raffaele Baldini, Alfredo Trombetta, Michelangelo Benevento, Peppino Tucci, Peppino Barbato e lo scrivente. In mezzo a noi il gruppo dei padroni di casa al completo: il commendatore Altobello, donna Antonietta, la signorina Elsa ed Emanuele.
Abbiamo detto che il trapasso corporeo potè avvenire per effetto di un richiamo musicale, come ai tempi di Orfeo, e la cosa non è improbabile, perché come anche dicevamo, a casa Altobello, sono tutti suonatori: don Peppino Altobello già suonatore di mandolino passò poi dal piccolo strumento al contrabasso, il bel giovane Emanuele suona il violoncello, la graziosa signorina Elsa suona l'arpa come può suonarla chi frequenta il Liceo Musicale esclusivamente per l'arpa ed è per conseguire un esclusivo diploma, e donna Antonietta...le suonava ad Emanuele ed Elsa quando erano bambini.
Ed anche i convenuti quasi tutti suonano qualcosa: Alfredo Trombetta suona l'armonium, l'avvocato Benevento suona con le proprie corde vocali cioé canta....la storia della Beata casa degli Orfani di Guerra e su tutti i giornali che il Signore mantiene, Peppino Tucci suona il clarino, Peppe Barbato suona il violino, lo scrivente suona il pianoforte ad aria....compressa in perfetta solitudine, e Raffaele Baldini....invitatelo a pranzo e sentirete che musica!
Un trapasso ipnotico, dunque: ma nonostante questo, i suddetti padroni di casa, fedeli ad antiche abitudini di famiglia, fecero magnificamente gli onori della medesima: al primo ingresso, infatti, del delizioso villino e propriamente nel piccolo ambiente ch'è all'antiporta noi fummo consolati dalla presenza di certi monti nevosi, l'Iceberg o la Maiella; monti pittati sulla parete ma per l'occasione così ben ricoperti di neve che....là ci faceva un fresco delizioso: e questo fu un pensiero gentile. Che dire poi delle accoglienze in casa? Squisitissime: fra l'altro il dottore Altobello e donna Antonietta avevano indossato per la circostanza corazze nuove, e da buoni domatori, muniti uno di cravache e l'altra di scudiscio, tennero a freno le tigri, le pantere, i leopardi e i serpenti boa della terribile anticamera, in modo che potemmo passarcela liscia o con qualche lieve rottura come quella capitata a Tucci, che per altro fu riparata ben presto.
Ma, passata l'anticamera (e con un pò di coraggio ci si riesce) se aveste visto che spettacolo sublime.
La signorina Elsa all'arpa ed Emanuele al violoncello...due immagini delicate aristocratiche finissime...., due suonatori ambulanti di altissimo rango!
E come risaltavano quelle figurine quasi diafane sullo sfondo ingemmato dai riflessi della cristalliera, dove il luccichio di un boccale, lo sprazzo della saliera, lo sprizzo dell'acetiera erano stelle brillanti, iridiscenti, erano come un trofeo luminoso coronante i due bravi giovanissimi artefici.
Ed ecco le piccole mani della Elsa che tentano le corde dell'eolico strumento....Le note balzano limpide, schiette dalle corde vibranti, sono come brevi sorrisi, come salti di perle, come gorgoglio di fontane o ruscelli sonori, come....cu-cù...cu-cù...cu- cù...(perché la casa Altobello è tutta in dominio degli animali e gli orologi che altrove stanno zitti, lì cantano a cagione del cucùlo...il quale ad ogni quarto d'ora cacciava la capa da fuori e disturbava l'esecuzione del pezzo).
Ma non si disturbava la gentile suonatrice che....vuol ripetere signorina?...Sisisi!...Sisisi!...e quando sembrava che avesse finito era invece invitata a ricominciare da capo, ed essa, tutta grazia tutta gentilezza...Sisisi!...e con questi suoi brevi e piccoli si, che esprimevano la sua grande bontà, ella ripeteva per la terza volta quel "Pres du Mulin" che l'arpa, mossa dalle sue abili mani e queste dal suo nobile sentimento d'artista, parve tutta una piccola storia, tutto un quadro, tutto un piccolo poema campestre ..ccin..ccin..ccin.. (perché Emanuele ha costruito un barometro con una lampadina elettrica riempita di acqua che ccin...ccin...ccin...quando cadono delle gocce significa che la pioggia è vicina).
Ma invece non piovve, anzi quando, a mezzanotte, lasciammo il villino Altobello c'era una luna magnifica....
Dal che consegue che Emanuele suona assai bene il violoncello ed ammirammo moltissimo anche lui nella lieta simpatica serata ma il suo barometro non è ancora perfetto.
nota 5
Il "caso" Iammarino
Nel 1904 un tale Iammarino fu ricoverato presso l'Ospedale Civile di Campobasso per un attacco di peritonite acuta in seguito al quale decedette poco dopo. L'autopsia effettuata da Giuseppe Altobello e dalla sua equipe portò alla scoperta, nella cavità addominale del paziente, di un rotolo di garza dimenticatovi in una precedente operazione.
Giuseppe Altobello denunciò il fatto alla Procura che avviò un procedimento penale durante il quale lo stesso Altobello testimoniò a carico dello sbadato collega sostenendo, contro la classe medica che lo accusava di scarsa solidarietà professionale, che quest'ultima non può e non deve diventare omertà. Concetto modernissimo per quei tempi e, forse, anche per quelli attuali.
Per questa sua presa di posizione fu attaccato dalla stampa medica ed accusato di scarsa deontologia professionale. Celebre la sua polemica in Alta Corte con il senatore D'Antona.
nota 6
Pubblicazioni di carattere medico

Altobello G. Epicistomia per iscuria repentina
Stab. Tip. Giovanni Colitti e figlio, Campobasso, 1903, 1-8
Altobello G. Ematomielia centrale
Stab. Tip. Giovanni Colitti e figlio, Campobasso, 1903, 1-16
Altobello G. Venereologia cittadina
Stab. Tip. Giovanni Colitti e figlio, Campobasso, 1905, 1-15
Altobello G. Calcolo della salpinge
Estratto dal Risveglio Medico d'Abruzzo e del Molise, 1906 (12). Tipog. Camillo Zazzetta, Pescara (1906), 1-7
De Fabritiis A. & Altobello G. Un caso di rottura dell'utero
Estratto dall'Archivio Italiano di Ginecologia, 2 (6). Tipografia Melfi & Joele, Napoli (1906): 1-9
Altobello G. La sifilide e la lebbra nella Provincia di Campobasso Estratto dal Risveglio Medico d'Abruzzo e del Molise, 1907 (69). Officine Grafiche Ortona a Mare (1909): 1-17
Altobello G. Rendiconto della Casa di Salute per Cure Chirurgiche Stab. Tip. Giovanni Colitti e figlio, Campobasso, 1907, 1-72
Altobello G. Ospedale di Campobasso. Secondo Rendiconto Operatorio
Stab. Tip. Cav. Giovanni Colitti e figlio, Campobasso, 1913, 1-32 + LII
Altobello G. Un caso di epatoptosi di alto grado
Estratto dalla Rivista Ospedaliera, 1915 (17). Tipografia Nazionale di G. Bertero & C., Roma (1915):1-19
Altobello G. Ospedale di Campobasso. Terzo Rendiconto Operatorio
Tipografia della Casa Editrice Cav. Giov. Colitti e Figlio, Campobasso, 1917, 1-31
Altobello G. Ospedale di Campobasso. Quarto Rendiconto Operatorio 1923
Altobello G. Le condizioni dell'Ospedale ed il riassunto dell'attività professionale 1925

nota 7
Pubblicazioni naturalistiche

Altobello G. Avifauna del Molise
Avicula, 1 (5): 125 (1897), 3 (23-24): 176-177 (1899), 5 (47-48): 170-171 (1901)
Altobello G. Le Penne e la loro struttura
Stab. Tip. Giov. Colitti e figlio, Campobasso, 1904, 1-29
Altobello G. I Luì in Abruzzo
Avicula, 8: 105-108 (1904)
Altobello G. Il Falco subbuteo nell'Abruzzo e nel Molise
Avicula, 9: 152-154 (1905)
Altobello G. I Rapaci notturni dell'Abruzzo e del Molise
Avicula, 10 : 96-100 (1906)
Altobello G. Avifauna dell'Abruzzo e del Molise.Rapaci diurni Avicula, 14 (154): 133-140 (1910)
Altobello G. Saggio di Ornitologia Italiana. I Rapaci
Stabilimento Tipografico Tirelli, Acqui, 1920, 1-85
Altobello G. Fauna dell'Abruzzo e del Molise. Vertebrati. Mammiferi. I. Gl'Insettivori (Insectivora)
Tip. e Cart. De Gaglia e Nebbia, Campobasso, 1920, V + 1-36
Altobello G. Fauna dell'Abruzzo e del Molise. Mammiferi. II. I Chirotteri (Chiroptera)
Casa Tipografico-Editrice Cav. Uff. Giov. Colitti e figlio, Campobasso, 1920, VII + 1-56
Altobello G. Fauna dell'Abruzzo e del Molise. Mammiferi. III. I Rosicanti (Rodentia: simplicidentata, duplicidentata)
Casa Tipografico-Editrice Cav. Uff. Giov. Colitti e figlio, Campobasso, 1920, VII + 1-80
Altobello G. Fauna dell'Abruzzo e del Molise. Mammiferi.IV. I Carnivori (Carnivora)
Casa Tipografico-Editrice Cav. Uff. Giov. Colitti e figlio, Campobasso, 1921, 1-61
Altobello G. Fauna dell'Abruzzo e del Molise. Nuove forme di Mammiferi Italiani, Molise
Rivista Regionale Illustrata, Giornale Foglietto Editore, Anonima Tipografica molisana, Campobasso, 1923, 1 (4): 25-31. (lo stesso articolo apparve (i) Monitore Zoologico Italiano, Firenze 35: 25-36 (ii) Estratto dal Rendiconto del XIV Convegno dell'Unione Zoologica Italiana, Genova 8-11 ottobre 1923: (25-36)
Altobello G. Vertebrati del Molise e dell'Abruzzo. Forme locali Annuario dell'Istituto Tecnico Provinciale "Leopoldo Pilla", Campobasso, 1925, 231-255
Altobello G. Un nuovo genere della famiglia Soricidae
Revue francaise de mammalogie, Aurillac Imprimerie du Cantal Républicain, Paris, 1927, (1): 6-9.

nota 8
Lettera inviata al Senatore Vittorio Cannavina (*) il 7 gennaio 1921:

Ill.mo Senatore,
Come Ella sa da oltre un ventennio mi occupo di raccolte zoologiche locali e, come ha potuto constatare, ho finora riunito quanto offre la nostra fauna regionale, formando una collezione dell'Abruzzo e del Molise di grandissima importanza scientifica.
Se V.S. Ill.ma con le sue aderenze potesse indurre Senatori, Deputati ed illustri personaggi suoi conoscenti dell'Abruzzo e del Molise ad offrire a questa raccolta qualche spoglia di animale eventualmente in loro possesso, farebbe opera benemerita nell'interesse della scienza e per incremento della collezione che è unica nella regione e che è mio intendimento di aprire al pubblico.
Molte specie zoologiche sono in via di scomparire come gli Orsi, i Camosci, i lupi, i Gatti selvatici, gli Scoiattoli ecc., e si gradirebbe volentieri detti animali sia freschi, in carne, adatti ad essere imbalsamati, sia pelli, crani, resti diversi che si è disposti anche a pagare.
I donatori verrebbero ad essere elencati su apposito albo, ricordati nel catalogo della collezione ed il loro dono, gelosamente custodito, rimarrebbe ad attestare la loro benevolenza per l'opera scientifica.
Sicuro del suo interessamento per l'iniziativa, che, voglio sperare, arrecherà lustro e decoro alla nostra terra, anticipatamente Le porgo i miei più vivi ringraziamenti.
Con ossequi distinti.
Giuseppe Altobello

Su una copia della lettera, consegnata ad Erminio Sipari (allora Presidente del Parco Nazionale d'Abruzzo), è riportata la seguente annotazione di pugno del Senatore Cannavina*:

8 febbraio 1921
Mio caro Sipari, ti invio la presente che mi è stata appunto consegnata per essere data a te per conto del mio amico cav. dottor Giuseppe Altobello da Campobasso. Copia identica ho dato all'on. Mansueto de Amicis. Ti sarò assai grato se tu vorrai seriamente occuparti della richiesta del dottor Altobello, interessandone anche persone tue amiche. Grazie
In attesa di tua risposta ti saluto cordialmente.

(*) Vittorino Cannavina, nasce in Campobasso nel 1861, ne diventa sindaco, poi consigliere provinciale dal 1898 e vice presidente della Provincia dal 1906. Deputato al Parlamento per tre legislature, fu sottosegretario di stato con il governo Giolitti. Nel 1919 eletto senatore, muore in Campobasso il primo marzo del 1926.

nota 9
D'Ovidio Francesco Filologo e letterato (Campobasso 5/12/1849 Napoli 24/11/1925), docente di lingue e letterature neolatine all'Università di Napoli, eletto senatore nel 1905 fu Presidente dell'Accademia dei Lincei (1916-1920).

nota 10
Due giovani femmine provenienti dall'Abruzzo e preparate da Cesare Ragionieri di Firenze (numero 1280 e 1281 di catalogo).

nota 11
Esemplari di orsi e camosci presenti nella Collezione

I brani in corsivo sono tratti da una lettera inviata a Sipari il 7 luglio del 1923. Gli altri dati provengono dall'esame del catalogo della Collezione.

Orsi

1) "N. 52 di catalogo Femmina vecchia uccisa il 16 dicembre 1921 in Valle Canneto (Villetta Barrea) da Benedetto Iannucci guardiano del Feudo Roccatramonti. Esemplare perfetto in abito invernale con pelo lanoso lungo undici centimetri, di colorito uniforme bruno con striscia centrale dorsale più scura e sfumature fulvo chiare sulla faccia, sulle orecchie, sul capo e sul collo"
L'esemplare, numero di catalogo 352, misurava dalla testa alla coda 123 centimetri e pesava 87 chilogrammi. Altobello sbaglia nell'attribuire la Valle Canneto al territorio di Villetta Barrea, trovandosi, invece, nel versante laziale.

2) "N. 53 Maschio giovane ucciso il 21 luglio 1920 in Valle Canale presso Luco dei Marsi dal contadino Ciccone Pomponio. Abito estivo, a pelo rado, ispido, ineguale, di colorito bruno rossiccio sulle zampe, e cannella pallido sulla testa e sul corpo, più chiaro sul capo"
L'esemplare, numero di catalogo 353, è stato abbattuto in Valle Canale, oltre il Monte Malopasso, tra Collelongo e Luco dei Marsi.

3) "N. 54 Femmina semi-adulta uccisa in Valle di Cerro presso Collelongo il 31 luglio 1920 dai cacciatori Di Scenna Manfredo e Di Loreto Antonio. Abito estivo, rado e ruvido: colorito bruno giallastro uniforme più scuro sulle zampe"
Numero 354 di catalogo.

4) Scheletro di orsacchiotto giovane, di sesso sconosciuto, rinvenuto nei pressi di Balzo Travagliuso durante l'escursione nel Parco d'Abruzzo della Commissione incaricata di stabilire le zone di rifugio. Nel femore era incastrato un proiettile. Altobello non lo cita nella lettera in quanto il rinvenimento è posteriore all'invio della stessa. Numero di catalogo 441.

Camosci

1) "N. 106 di catalogo Maschio adulto ucciso il 6 agosto 1912 in contrada Facciotta-Monte Obbaco (Villetta Barrea) da Benedetto Iannucci. Pelo corto, rasato; dorso e fianchi fulvo rossicci; addome e zampe brunastri: striscia mediana del dorso nera a pelo corto; striscie longitudinali sui lati del collo brune poco appariscenti"
L'esemplare, un adulto di circa 4 anni, pesava intero 34 chilogrammi. Numero di catalogo 406.

2) "N, 118 Maschio vecchio ucciso dal dottor Giuseppe Altobello il 9 aprile 1909 sul Monte Caprino (Civitella Alfedena). Pelo lungo, irto, di colorito brunastro con sfumatura fulvo chiara sulle spalle e nell'ultima parte del dorso. Nel mezzo della schiena una striscia di lunghi peli bruni irti. Ai lati del collo due striscie larghe e nere che spiccano sul chiaro dell'ampia macchia golare."
Numero di catalogo 418. Il Monte Caprino citato da Altobello è, con ogni probabilità, Monte Capraro.

3) "N. 123 Maschio adulto ucciso il 12 dicembre 1908 in contrada Coste Camosciare (Civitella Alfedena). Come il precedente (n.118 n.d.r.), ma con tinta uniforme brunastra e con pelo più corto nel mezzo della schiena"
L'esemplare, di circa 4 anni, fu acquistato dal sig. Giovanni Antonucci. Numero di catalogo 423.

4) "N. 132 Femmina giovane uccisa il 10 gennaio 1905 in Valle Jannangara (Civitella Alfedena). Pelo più lungo che negli adulti. Manca la striscia di peli irti sulla schiena. Colorito brunastro sul dorso e sui fianchi; di un bel fulvo chiaro sui lati del muso, sulla gola, sulla nuca, sulle spalle e sull'ultima parte del dorso. Striscie brune del collo ben distinte."
L'esemplare di circa due anni, numero 432 di catalogo, fu fornito da Giuseppe Virgilio.

5) "N. 133 Maschio giovanissimo di pochi mesi ucciso il 10 gennaio 1905 sulle coste di Valle Jannangara (Civitella Alfedena)”
Esemplare di circa otto mesi di età, numero di catalogo 433, fornito da Giuseppe Virgilio.

6) "N. 134 Maschio adulto ucciso il 20 ottobre 1911 in Valle Cacciagrande (Civitella Alfedena). Idem al N. 123"
L'esemplare, numero di catalogo 434, fu fornito da Salvatore Colantoni.

In Collezione era presente anche il seguente esemplare non indicato in corrispondenza:
7) Un maschio adulto proveniente da Civitella Alfedena in data 20 febbraio 1909. Numero di catalogo 607.

nota 12
Il professor Gestro del Museo Civico di Storia Naturale "Giacomo Doria" di Genova, valutò la Collezione intorno alle 44.000 lire, cioé meno di un quarto della stima di Altobello.

nota 13
Una lira del 1933 equivale, secondo gli indici ISTAT, a 960 lire/1987.

nota 14
Ex verbis Maurizio Bigazzi, tecnico preparatore al Museo di Zoologia dell'Università di Bologna.

nota 15
Oggi Istituto Nazionale della Fauna Selvatica, I.N.F.S., fondato da Alessandro Ghigi come Laboratorio di Zoologia applicata alla Caccia.

nota 16
Attuale collocazione della Collezione Altobello:

Presso l' Istituto Nazionale della Fauna Selvatica di Ozzano Emilia
 

MAMMIFERI PELLE E CRANIO SOLO
CRANIO

INSETTIVORI 86 9
CHIROTTERI 96 -
LAGOMORFI - 9
RODITORI 159 23
CARNIVORI 19 79
totale 360 120

UCCELLI IN PELLE MONTATI
GARIFORMI - 3
PODICIPEDIFORMI 6 14
PROCELLARIFORMI 8 -
PELECANIFORMI - 2
CICONIFORMI - 44
ANSERIFORMI 2 34
FALCONIFORMI 8 89
GALLIFORMI - 14
GRUIFORMI 8 41
CARADRIFORMI 52 125
COLUMBIFORMI 1 7
CUCULIFORMI 6 5
STRIGIFORMI 4 44
CAPRIMULGIFORMI - 2
APODIFORMI - 6
CORACIFORMI 12 8
PICIFORMI 16 18
PASSERIFORMI 446 514
totale 569 970

Presso il Museo di Zoologia dell'Università di Bologna

MAMMIFERI MONTATI
INSETTIVORI 23
CHIROTTERI 6
LAGOMORFI 42
RODITORI 79
CARNIVORI 11
totale 161

UCCELLI MONTATI
PODICIPEDIFORMI 1
CICONIFORMI 1
ANSERIFORMI 14
FALCONIFORMI 2
GALLIFORMI 1
CARADRIFORMI 11
COLUMBIFORMI 2
CAPRIMULGIFORMI 1
PICIFORMI 2
PASSERIFORMI 3
totale 38

I dati suesposti sono stati cortesemente forniti dall'Istituto Nazionale di Biologia della Selvaggina e dal Museo di Zoologia dell'Università di Bologna. Essendo in corso, in questi due Istituti, una revisione dei reperti appartenenti alle varie collezioni con conseguente informatizzazione dei dati, è probabile che emergano delle difformità, rispetto a quanto sopra indicato, in merito alla collocazione ed al numero degli esemplari.

nota 17
V. VIGLIARDI, Trent'anni sotto il Monforte (Cronachette di costume ed altro ancora dal 1920 al 1950), Editrice Lampo, Campobasso, 1982.


Questo contributo alla conoscenza della vita e delle opere di Giuseppe Altobello è stato pubblicato nel 1990 e nel 1995 da:

Cosmo Marinelli Editore
Via Dante Alighieri, 42
86170 ISERNIA